DUYAUPS PITA. - L'idea del Cielo padre, d. p., che precorre quella del Padre celeste, risale all'unità indoeuropea, come dimostra la corrispondenza tra il vocativo sanscrito dyaups pitar e le forme di vocativo corrispondenti del greco (Ζεύρνάτρε) e del latino (dyúpiter).
Il nome dyaups deriva dalla radice devo, risplendere, quella stessa da cui provengono devo, dio e divus, divino; designa il cielo luminoso, diurno, padre di Usas, l'Aurora. Il Cielo padre e la Terra madre (pythivú mátar) sono invocati insieme in due inni del Rgveda: I, 159; IV, 56. Ma pure essendo celebrati come divinità largitrici di grazie, il Cielo e la Terra non acquistarono mai figura decisamente antropomorfa né importanza nel culto. Il Rgveda dedica alla Terra un solo inno, V, 84, a d. nessun inno particolare. Ben altra importanza fu attribuita ad esso nella mitologia classica. Nel «Brahmana dalle cento vie», la buona armonia tra il Cielo e la Terra è auspicata come causa della pioggia (I, 8, 3, 12), cibo della Terra la quale produce le sostanze che servono di cibo al Cielo, cioè agli dèi nel sacrificio. Da un altro passo apprendiamo che in occasione dell'offerta di primizie a tutte le divinità, in primavera e in autunno, gli dèi assegnano, a «Cielo e Terra» insieme, una delle loro focacce. Ferdinando Belloni Filippi