EBIONITI (Εβιωναίοι). - Con questo nome furono designati i rappresentanti del cristianesimo giudaizzante o, particolarmente, qualche specifica corrente di essi. Il nome deriva dall'ebraico 'ebbjōnōm = poveri (gr. πτωχός), ed è probabile che il titolo indicasse la pratica della povertà degli adepti alla setta. Gli e. non vanno confusi con i cristiani (πτωχός) della comunità di Gerusalemme, a favore dei quali s. Paolo fece la colletta fra le comunità della Macedonia e dell'Acaia. La grande povertà dei «santi» di Gerusalemme spinge Paolo a raccogliere le elemosine, senza che s'avverte nessuna traccia di un gruppo di cristiani che abbia questo nome.
Gli eretici giudaizzanti appaiono sotto il loro nome speciale presso s. Ireneo, alla fine del sec. II. Essi si diviserono sin dal principio in due scuole, secondoché la legge mosaica è osservata dai giudeo-cristiani oppure essa è imposta anche ai pagani convertiti. Questa, la più rigorosa, diventò subito eretica. Dopo essere stata biasimata dal Concilio degli Apostoli in Gerusalemme, oppose, come narra Egealppo, un certo Tehuti a s. Simone di Gerusalemme, e perciò si separò dalla Chiesa dopo la morte dell'apostolo s. Giacomo (63 d. C.). Nemmeno la parte più moderata poté continuare a lungo l'unità con la comunità cristiana, perché, quantunque non cercasse di imporre a tutti le sue dottrine, si lasciò inquinare da elementi impuri. Già al tempo di s. Giustino parecchi uscirono dal seno della Chiesa, quando questo scrittore non disperava ancora della loro salute. Dopo s. Giustino essi non furono più considerati come membri della comunità
cristiana. I giudeo-cristiani rigorosi stimavano che Cristo fosse un semplice uomo; i moderati riconosceranno che egli era nato dalla Vergine e dallo Spirito Santo. S. Epifanio chiama i rappresentanti della setta moderata nazarei. S. Girolamo conosce questo nome, ma non distingue i nazarei dagli e. La differenza di denominazione è abbastanza imprecisa e i due nomi vengono adoperati promiscuamente. È plausibile pensare che come e. siano stati principalmente designati i rappresentanti delle correnti estreme giudeo-cristiane nella comunità gerosolimitana sparsasi, a partire dal 70, nelle regioni della Giudea e della Samaria, a oriente del Giordano, in Siria e, a sud, in Egitto. S. Girolamo ce ne attesta l'esistenza ancora sulla fine del sec. IV. La loro sede principale fu Pella della Perea, dove la comunità cristiana emigrò da Gerusalemme, al principio della guerra giudaica sotto Vespasiano. La setta rifiutava le lettere di s. Paolo (da essa ritenuto apostato) e adoperava un Vangelo affine al Matteo canonico da alcuni identificato col Vangelo dei nazarei, da altri con quello «secondo gli Ebrei».
Si tratta propriamente del Vangelo in uso presso gli e., ricordato da s. Epifanio (m. nel 403) e che «identifica nella sostanza col Vangelo secondo i dodici Apostoli, che Origene e altri considerarono come eretico, e il cui infuso fu poi vivo negli scritti pseudo-clementini. Si tratterebbe forse non d'un Vangelo diverso, ma d'una recensione greca gnostico-ebionita (fine del sec. II) del Vangelo dei nazarei, con falsificazioni e mutilazioni del Matteo canonico.