ESICASMO

ESICASMO. - Sistema caratteristico dell'ascetica orientale, il quale dalla metà del sec. XIV si fa sempre più sinonimo di palambino, essendo stati i primitivi palamiti strenui sostenitori del metodo d'orazione vigente ai loro tempi fra gli esicasti del Monte Athos; anzi, difendendone essi stessi la natura e legittimità contro Barlaamo di Seminara, presero dall'e. le prime mosse per un nuovo sistema insospettato di dottrina teologica, diventato ufficiale nella Chiesa bizantina. Eppure l'e. da essi propugnato non era che una deturpazione di quello antico. Dalla minuta descrizione che ne fa il monaco Niceforo (PG 147, 963-64) si apprende come essenziale un doppio elemento dell'e. athonita: l'onfaloscopia e l'invocazione ininterrotta della cosiddetta « preghiera di Gesù »: « Signor Gesù Cristo, abbinte pietà di me ».

L'esicasta, seduto nella sua cella, guardava fissamente il suo umbelico, mentre invocava Gesù fino all'introspezione del cuore, finché cioè Iddio gli faceva vedere nell'interno delle proprie viscere la sua luce meravigliosa portatrice di gioia celeste, ed anch'egli veniva fatto invulnerabile agli assalti del nemico.

Gli errori di questo strano metodo, dal quale derivano le controversie palamitiche sulla natura della luce comunicata da Dio all'anima contemplativa e identificata con quella « taborica », increata ed eterna, benché diversa in realtà dall'essenza divina, non furono mai insegnati, come molti pretendono, dal celebre Simeone il Nuovo Teologo (secc. XI-XII). Tuttavia nelle sue opere autentiche, ad es. nell'Opus Divinorum Amorum (PG 120, 507-602), si riscontrano spesso affermazioni sull'ispezione interna del cuore e sull'illuminazione divina, che poi furono male intese dai monaci del Monte Athos. Non è Simeone nemmeno l'autore dell'anonimo scritto Μέθοδος τῆς ἱερᾶς προσευχῆς καὶ προσέχῆς, il quale del resto, pur deformato in alcuni tratti così da favorire gli ἀποκλάψυχοι, mostra chiaramente l'eco della spiritualità sinaitica, dove è da ricercarsi il vero e. della Chiesa orientale.

Questo stato legittimo di vita solitaria entro il cenobitismo, adatto per vacare alla quiete della contemplazione (ἡσυχάσαι, donde ἡσυχασμός, di ἡσυχία = « tranquillità di mente e di corpo »), fu già intraviduto dal grande legislatore monastico dell'Oriente, s. Basilio (Reg. justus tractatus, VI-VIII: PG 31, 925-41), ma sempre con molte limitazioni e per un numero assai ristretto di anime superiori; appare poi descritto dal sec. V nelle sue linee esteriori nella Vita di s. Giovanni l'Esicasta, monaco della laura di S. Sabba (Acta SS. Maii, III, Anversa 1680, pp. 232-38); a in quelli interni, un secolo dopo, nel grado 27° della Scala di s. Giovanni Climaco, rappresentante anch'egli della spiritualità sinaitica (PG 88, 1096-1101).

Secondo il modello quivi descritto, l'esicasta deve prima osservare con fedeltà per alcuni anni la vita comune; poi, benché recluso nella cella (κελλιώτης), resta sotto la dipendenza del superiore monastico, e da questo può essere richiamato alla vita del chiostro. Dovere suo nella solitudine sarà quello di tendere alla perfetta ἠσυχία, quella cioè corporale, regolando tutti i suoi movimenti secondo la virtù, e quella dello spirito, cercando di introdurre nel mondo dei suoi pensieri la tranquillità e le pace necessaria alla contemplazione. Non deve intraprendere tale vita se non premunito contro i pericoli delle tentazioni e anzitutto della ἀκρεία, vale a dire dell'ignavia, e sempre sentendo in sé i segni di una speciale vocazione, come il ratto verso Iddio (ἐρπανή) e il dono delle lacrime.

Da questi documenti antichi sgorge un lodevole e., considerato come un grado superiore della vita monastica, e va detto da sé che un tale ascetismo dovrebbe essere stato per pochi soltanto. Storicamente però si trovano dappertutto moltissimi seguaci dell'e., i quali purtroppo diventano spesso dei veri girovaghi. Perciò diverse leggi cercarono di restringerne il numero: così Giustiniano (Nov., V, 3; CXXIII, 36), così il Concilio Trullano (Miami, XI, 964: can. 41), e lo stesso fondatore del monastero di Laura sull'Athos, a. Atanasio, le cui costituzioni non permettevano l'e. che a 5 dei più perfetti su 120 monaci. Tali prescrizioni fallirono di fronte al desiderio d'indipendenza nelle populaitissime laure; l'ignoranza poi del vero ascetismo fuì per macchiarlo con gli errori suddetti.

Nell'e. degenerato molti vogliono scoprire le cime di antiche sette spiritualistiche condannate dalla Chiesa in Oriente, come quelle dei messaliani nella Cappadocia, dei pauliciani nella Tracia e dei bogomili nella Bulgaria.

BIBL.: Testi: Vita di Giec. l'Escusta (Acta SS. Maii, III, Anversa 1680, append. pp. 19-21); s. Giovanni Climaco (PG 88, 1096-1129, cum scholisi: Περὶ γέφων καὶ φυλακῆς καρδίας del monaco Niceforo, nella Φιλόκχλα, Vienio 1782, pp. 867-76 (PG 147, 945-66); Μέθοδος τῆς ἱερᾶς προσευχῆς καὶ προσέχῆς, ed. I. Hautherr in Orientalia Cristiana, 9 (1921), pp. 190-72; Diverses de Simeone II Nuovo Teologo, ed. I. Hautherr, ibid., pp. 173-209. Studi: J. Bois, Les hésychastes ayant le XIVe siècle, in Echos d'Orient, 5 (1901), pp. 1-11; I. Hautherr, La méthode d'oraison hésychaste, in Orientalia Cristiana, 9 (1927), pp. 87-209; M. Jugie, Les origines de la méthode d'oraison des hésychastes, in Echos d'Orient, 30 (1931), pp. 170-85. Si consultino pure E. Marin, Les moines de Constantinople, Parigi 1807, indice; K. Holl, Enthusiasmus und Bussgehalt beim griechischen Mönchstam, Lipsia 1808, passim; G. Wunderle, Zur Psychologie des hesychastischen Gebets, Würzburg 1949. Emmanuele Candal
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“ESICASMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 364. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/esicasmo.