ESICHIO di GERUSALEMME. - Monaco e prete, che della sua attività di predicatore e di scrittore empi la prima metà del sec. V; incerte le date della nascita e della morte, si sa che sopravvisse al Concilio di Calcedonia (451). I suoi atti ed i suoi scritti non sono ancora tutti usciti dal crogiuolo della critica.
A noi giunsero di lui: 1) intero, ma solo in un'antica traduzione latina, un voluminoso Commentario al Levítico (PG 93, 787-1180), d'ispirazione ascetico-merale, ma non privo di spunti filologici; 2) incompleto e solo in versione armata (pubbl. dei Mechitaristi, Venezia 1913) un simile Commento a Giobbe (capp. 1-20) in 24 omelie; 3) nel testo greco brevi Glosse ai profeti minori e ad Iunii, in maggior parte ancora inedito; 4) sui Salmi pare abbia scritto almeno due opere; un grosso commentato giunto incompleto e solo in parte pubblicato (PG 93, 1179-1340 e 55, 712-84) e brevi glosse, simili a quelle dei profeti, pubblicate prima sotto il nome di s. Atanasio (quindi ibid., 27, 649-1344), rivendicate poi contemporaneamente (1901) da M. Faulhaber e G. Mercati (futuri cardinali) ad E., ed ora dal medesimo card. Mercati rimesse in dubbio a nome di un Ephraim (Sull'autore del De titulis psalmorum, in Orientalia christiana periodica, 10 [1944], pp. 1-22); la questione dell'autore sarebbe da riprendere da capo sui manoscritti; che sia di E. un terzo commento, di umplozza intermedia fra i due precedenti, come vogliono alcuni (R. Devreese, Chaines exégétiques grecques, in DBs, I, col. 1135) non pare probabile. Oltre questi, E. commentò altri libri della Bibbia (ad una sua esposizione di Ezechiele rimanda egli stesso: PG 93, 998); ma non ne rimasero che tenuissime tracce. L'affermazione d'un menologio greco (ibid., 117, 373) che E. interpretò e dichiarò tutta la S. Scrittura, non può essere presa alla lettera se non s'intenda a viva voce dal pulpito. Oratore facile ed apprezzato, E. compose anche molte prediche, a noi giunte in poca parte; di più una storia ecclesiastica del suo tempo in quattro libri, della quale ci resta solo un breve frammento.
Come espositore della Bibbia E. è un convinto allegorista, d'indirizzo in prevalenza pratico ma con battute teologiche non rare. In dogma è deciso campione della verità cattolica contro gli ariani e gli apollinatisti; ma anche nel rimanente la sua cristologia non si scosta dalla pura ortodossia. Da due parti contrarie, un monofisitu (Giovanni di Maiuma), e un cattolico (Pelagio diacono, poi papa), E. viene descritto come amico di Eutiche ed avverso al Concilio Calcedonese. Se i fatti sono esattamente riferiti, deve trattarsi di qualche mal passo a fallo passeggero di poi emendato; altrimenti non si spiega come E. sia stato onorato da cattolici quali santo; i sinassari
greci ne fanno memoria il giorno 28 marzo, e l'anonimo pellegrino di Piacenza ca. il 570 attesta l'esistenza d'una chiesa o cappella in suo onore alla porta maggiore di Gerusalemme (Itinerarium Antonini, cap. 27).