EUDOSSIA, imperatrice di BISANZIO. - Figlia del generale franco Bautone, andò sposa ad Arcadio il 27 apr. 395. Donna intrigante ed autoritaria, esercitò un grande influsso sul debole marito specialmente dopo la caduta del potente eunuco Eutropio, alla quale E. non fu estranea. Si mostrò dapprincipio molto favorevole verso i cattolici appoggiandoli nella lotta contro gli ariani, onorando i vescovi e facendo larghe donazioni alle chiese.
Ma le sue ingiustizie e specialmente la sua rilassatezza di costumi trovarono un fiero oppositore in s. Giovanni Crisostomo. Il dissidio scoppiò nel 401 ed ebbe un primo epilogo nel 403 quando, nel Sinodo detto della Quercia, il Crisostomo fu deposto e cacciato in esilio. Ma il popolo si sollevò contro l'ingiusta condanna e la superstiziosa E. fece richiamare l'esiliato. La pace durò due mesi appena. Nell'autunno del 403 fu dedicata ad E. una statua con grandi giuochi e feste che disturbavano le funzioni religiose; il Crisostomo si adoperò energicamente a far cessare quello sconcio. L'ira di E. scoppiò tremenda; fu convocato un nuovo sinodo ed il vescovo dovette riprendere la via dell'esilio dove morì. E. lo seguiva poco dopo nella tomba, il 6 ott. 404.
EUDOSSIA (EUDOCIA), imperatrice di BISANZIO. - Moglie di Teodosio II, n. ad Atene verso la fine del sec. IV, m. a Gerusalemme nel 460. Fu chiamata Atenaide dal nome della città nativa e, figlia del filosofo sofista Leonzio, ebbe un'ottima educazione letteraria e scientifica. Essendo stata diseredata a causa di vertenze familiari, si recò a Costantinopoli per chiedere protezione e aiuto a Pulcheria, sorella di Teodosio II, reggente dell'Impero durante la minore
età del fratello. Fu molto apprezzata alla corte bizantina sia per la sua cultura che per la sua bellezza e, dopo essere stata battezzata da Attica, patriarca di Costantinopoli che le impose il nuovo nome di Elia E., sposò Teodosio II il 7 giugno 421 e nel 423 ebbe il titolo di Augusta. Ebbe una figlia, Licinia Eudossia, che fu poi la moglie di Valentiniano III.
Si interessò molto alle varie lotte religiose e prese le parti di Nestorio contro Cirillo Alessandrino, persistendo nell'errore fino alla più tarda età. Compì un pellegrinaggio a Gerusalemme nel 438, ma, qualche anno dopo, accusata di infedeltà, fu costretta ad allontanarsi da Costantinopoli e ad andare a Gerusalemme in esilio. Fu poetessa e scrisse molto: i suoi versi, benché molto apprezzati da Fazio, non hanno un grande valore letterario. Sono ricordati particolarmente un poemetto in onore di Teodosio II, una pacifarsi dei libri di Daniele e Zaccaria, un'esposizione poetica dei primi otto libri del Vecchio Testamento e i tre libri sui martiri Cipriano e Giustina, di cui rimangono frammenti pubblicati in PG 85, 827-64.