EUTIMIO IL GRANDE, SANTO

EUTIMIO il GRANDE, santo. - Asceta insigne, n. a Melitene d'Armenia nel 377, m. in Palestina nel 473. Deve il suo nome al fatto che i suoi genitori, chiedendo un figlio a Dio, furono esortati da una voce divina ad essere di buon animo (ἐνθυμένος). Fu ceduto a Melitene dai vescovi Ottreia e Acacio, fu ordinato sacerdote ed ebbe la cura dei monasteri. Preso però passo il Gerusalemme (460) e, cercando la solitudine, abitò 5 anni nella laurea di Faran, poi in una spiclica e in più luoghi inospitali dove la fama dei suoi miracoli lo costringeva a ritirarsi. Ma intorno a lui sempre fiorivano nuove lauree, ed è per ciò che viene considerato come l'istitutore di questo genere di monachesimo in Palestina. Il tempio della principale di esse, che poi ebbe il nome di E., fu consacrato dal patriarca Giovenale nel 429. Ivi fu in rapporti d'amicizia con s. Giovanni Silenzario, s. Ciriaco e s. Saba. Morì quasi centenario sotto Leone I il Tracio.

Ne scrisse la vita nel sec. VI, il monaco Cirillo, particolarmente stimato dal Baronio. La sua festa si nell'Oriente che nell'Occidente ricorre il 20 genn.

Convertì molti argenti alla vera fede, apprese con esultanza la condanna di Néstorio nel Concilio di Efeso I (431), ma singolarmente lavorò per quello di Calcedonia (431), opponendosi a "Todosio, pseudo-vescovo eutichiano di Gerusalemme, le cui calunnie serpeggiavano fra i monaci. A lui pure si deve il ritorno alla fede dell'Imperatrice Eudossin, che lo chiamò per consultarlo.

BIBL.: Acta SS. Iuniani, II, Parigi 1863, pp. 662-672; BHG, pp. 8; E. Schwartz, Kyriillo von Skylithophis (Texte u. Untersuch., 40, II), Lipsia 1930, pp. 5-8; 358-366; Martyr. Romanum, p. 29, Emmanuele Candal