EUTIMIO il GRANDE, santo. - Asceta insigne, n. a Melitene d'Armenia nel 377, m. in Palestina nel 473. Deve il suo nome al fatto che i suoi genitori, chiedendo un figlio a Dio, furono esortati da una voce divina ad essere di buon animo (εὐθυμία). Fu educato a Melitene dai vescovi Ottreio e Acacio, fu ordinato sacerdote ed ebbe la cura dei monasteri. Presto però passò a Gerusalemme (406) e, cercando la solitudine, abitò 5 anni nella laura di Faran, poi in una spelonea e in più luoghi inospitali dove la fama dei suoi miracoli lo costringeva a ritirarsi. Ma intorno a lui sempre fiorivano nuove laure, ed è per ciò che viene considerato come l'istitutore di questo genere di monachesimo in Palestina. Il tempio della principale di esse, che poi ebbe il nome di E., fu consacrato dal patriarca Giovenale nel 420. Ivi fu in rapporti d'amicizia con s. Giovanni Silenziario, s. Ciriaco e s. Saba. Morì quasi centenario sotto Leone I il Tracio.
Ne scrisse la vita nel sec. vi, il monaco Cirillo, particolarmente stimato dal Baronio. La sua festa sì nell'Oriente che nell'Occidente ricorre il 20 gen.
Converti molti «agareni» alla vera fede, appresa con esultanza la condanna di Nestorio nel Concilio di Efeso I (431), ma singolarmente lavorò per quello di Calcedonia (451), opponendosi a Teodosio, pseudo-vescovo eutiuliano di Gerusalemme, le cui calumne serpeggiovano fra i monaci. A lui pure si deve il ritorno alla fede dell'imperatrice Eudossia, che lo chiamò per consultarlo.