FILASTRIO DI BRESCIA

FILASTRIO di BRESCIA. - Scrittore ecclesiastico del IV sec., m. fra il 1911 e 397. Dal discorso che tenne in onore di lui il suo successore s. Gaudenzio, nel 150 anni universitario della morte (PL 20, 997-1002, CSEL 68, pp. 135-39), apprendiamo che F., la sciata la sua patria (che non è nominata), fu ordinato presbitero e peregrino per quasi tutto il mondo romano a predicare la parola del Signore, combattendo contro i gentili, giudei ed eretici, sopratutto contro l'arianesimo, e affrontando per questo anche pene corporali. A Milano si oppose ad Alessandro, il predecessore ariano di Ambrogio; faticò pure lungo tempo a Roma; venuto poi a Brescia, ne fu eletto vescovo, settimo nella serie dei pastori della Chiesa bresciana: questo non dopo il 381, nel quale anno egli sottoscrisse, come vescovo di Brescia, gli atti del Concilio di Aquileia. Anche da vescovo fu qualche volta a Milano, presso s. Ambro-gio, con il quale lo vide s. Agostino (Ep. 222, 2), fra il 384 e il 387.

Compose un Liber de haeresibus, fra il 383 e il 391, in cui enumerò 156 eresie, 28 giudaiche e 128 cristiane. L'elenco di queste ultime è diviso in due parti, di 64 capitoli ciascuna: la prima, più concisa, dà la biografia di eretici ed eresiarchi, la seconda, modellandosi sulle raccolte dossografiche, si diffonde nell'esposizione delle dottrine. Il grande numero di eresie - quasi il doppio di quelle enumerate da s. Epifanio, che nel suo Heureses ne aveva elencato 80 - raggruppate in uno schematismo numerico evidentemente artificioso, è raggiunto mediante ripetizioni e sdoppiamento viziosi, conduce fra le eresie, sia giudiche che cristiane, anche interpretazioni di passi biblici ritenute erronee dall'autore; il quale, come rilevava già s. Agostino (epist. cit.), non aveva chiaro il concetto di eresia. Agostino, che rimprovera il medesimo difetto anche a Epifanio, ritiene tuttavia quest'ultimo superiore a F. Questi, invero, non dimostra né senso storico né attitudini speculative. La parte interessante della sua opera è quella che comprende le ultime 64 eresie (opp. 93-156), ov'egli sembra parlare con conoscenza diretta. Per il resto, non sono ancora state studiate a sufficienza le fonti. Si pensò dapprima che F. avesse attinto alla menzionata opera di Epifanio; ora prevale l'opinione che i due si siano serviti d'una medesima fonte, il Syntagma di Ippolito. Sebbene di scarso valore, l'opera di F. ebbe una fortuna non disprezzabile, essendone serviti s. Gaudenzio, s. Agostino nel trattato omonimo e il cosiddetto Predestinato.

Bibl.: Edizioni: PL 12, 1111-1130, che riproduce l'ed. di P. Galandri, Brescia 1738; CSEL 38, a cura di F. Marx. Studi: oltre l'introduzione del Marx alla cit. ed., P. C. Juret, Etude grammaticale sur le latin de St. F., Erlangen 1904; J. Wittig, Filastrius, Gaudentius und Ambrosiaster, in Kirchhegeschicht. Abhandlungen, I (1909), pp. 1-56; Schanz, IV, pp. 394-97; P. Nantin, Hippolyte contre les Hérixies, Parigi 1949, p. 61-98; p. 67; Bardenhwer, III, pp. 481-85, Moricea, II, 1, pp. 579-85.