CVRSVS THEOLOGIAE MORALIS
COMPLECTENS SEPTEM TRACTAVS,
FRANCESCO DE MEYRONNES - FRANCESCO DA OSUNA
spetto fosse giustificato dalle necessarie prove. Nel 1822 fece condannare a morte il sacerdote G. Andreoli, come più colpevole degli altri accusati, "per la sua qualità di sacerdote e di professore, delle quali usò per sedurre la gioventù ed attirarla nella società dei carbonari a cui egli apparteneva".
Fermamente convinto di poter annullare l'efficacia delle idee rivoluzionarie con riforme di carattere paternalistico, si preoccupò di eliminare con provvidenze economiche (nasce distribuite con equità, vendita di granaglie a giusto prezzo in tempo di carestia, maggiore impulso alle attività agricole, industriali e commerciali) le cause che potevano provocare il malcontento dei sudditi e renderli proclivi ad innovazioni. Si volle che non rimanesse insensibile alla prospettiva di veder estesa la propria sovranità su un territorio più vasto di quello ereditato ed abbia accordato il suo appoggio ad Enrico Nisley ed a Ciro Menotti, che gli avrebbero prospettato una tale eventualità; ma in ogni caso è certo che non fu pienamente informato dai congiunti sulle loro reali intenzioni politiche ed ideologiche. La condanna a morte del Menotti venne quindi erroneamente giudicata e valutata alla stregua di un vendicativo risentimento, dettato anche dalla equivoca posizione in cui il duca si sarebbe venuto a trovare dinanzi all'Austria ed agli altri Stati italiani. Considerò l'alleganza tra trono e altare una delle condizioni fondamentali per la conservazione dell'ordine costituito e favorì sempre la Chiesa, ma affermò in qualche occasione la premessa del potere civile su quello ecclesiastico. Gli si deve, fra l'altro, un interessante e sintomatico studio sulla Sardegna, da lui attentamente percorsa ed acutamente descritta.