FRANCESCO II, RE DELLE DUE SICILIE

FRANCESCO II, re delle Due Sicilie. - N. a Napoli il 16 genn. 1836, m. ad Arco (Trento) il 27 dic. 1894, era figlio di Ferdinando II e della ven. Maria Cristina di Savoia. Non mai ben visto dalla matrigna Maria Teresa d'Austria, crebbe titolo, schivo e malinconico. Sebbene non privo di intelligenza e di cultura, diligenze e pronti a dovere, venne deliberatamente tenuto lontano dalla sconoscenza dalla pratica degli affari del Regno, pur essendo principe ereditario. Né comprensione e conforto poté trovare nel matrimonio con Maria Sofia di Baviera (1858), troppo da lui disocata per temperamento e inclinazioni.

Perduto prematuramente il padre (a maggio 1859), poco più che ventenne ed inesperto, dovette assumere il governo proprio alla vigilia di radicali rivolgimenti nella Penisola, mentre il Regno forte e rispettato in apparenza, era privo di alleanze, chiuso in una politica miconveniente conservatrice e retriva, rosso nella compagine sociale, amministrativa e militare dall'opera pertinace ed avveduta di correnti tutte volte agli ideali di unità e di libertà. Costretto allora d'improvviso a scegliere fra Austria e Francia, cioè fra tradizionale indirizzo conservatore ormai al tramonto e tendenze novatrici, abilmente timoneggiate dal Piemonte, F. non riuscì a rendersi pieno conto della sua vera situazione, e, volosi dapprima all'Austria che nulla più poteva dargli, dovette poi tardivamente, sotto il peso di Villafranca e sotto la pressione garibaldina dilagante in Sicilia, far concessioni liberali che a nulla più potevano giovargli. Malgrado i ripetuti inaccessi e le molteplici sventure che si abbatterono sulle sue bandiere, F., pur fra il generale abbandono, nobilmente coadiuvato dalla consorte, seppe dar prova, come anche dimostrano i recenti studi del Battaglini, di intuito militare, di impavida fierezza, di spirito combativo, dividendo con la regina con le truppe fedeli i disagi di una causa ormai disperata, imponendosi alla rispettosa ammirazione degli stessi avversari. Sicché va oggi serenamente riconosciuto, che le operazioni sul Volturno, e le strenue, prolungate resistenze di S. Benedetto del Tronto, di Messina e specialmente di Gaeta segnarono pagine davvero degne della fine d'un secolare glorioso reame.

Accolto profugo a Roma da Pio IX (febbr. 1861), che ne apprezzava le non comuni virtù di cristiano esemplare, vi rimase in rassegnato e silente raccogliamento, perdendovi per fulminea malattia l'unica figlioletra, ed estraniandosi dalle maldette mene restauratrici di congiunti e di accoliti, fino agli eventi del 1870. Vago poi fra Trieste, Ginevra e Parigi, menando vita ritirata e dedita ad opere di pietà e di carità, sempre memore ed attaccatissimo alla patria lontana. Sepolto nel Duomo di Arco, fu poi il 9 dic. 1938, anche per merito dell'allora principe ereditario Umberto di Savoia, definitivamente tutelato, secondo i suoi desideri, insieme alla regina Maria Sofia in Roma nella chiesa di S. Spirito dei Napoleani, accanto alla tomba della tanto pianta principessina Maria Cristina Pia.

Bibl.: N. Nisco, F. II re, Napoli 1877; A. Insogna, F. II re di Napoli, 1888; R. De Cesare, La fine di un Regno, 3a ed., 3 voll., Città di Castello 1909; B. Croce, Gli ultimi borboni, in Atti della R. Acc. di Scienze morali e politiche, Napoli 1925; P. Calì Ulloa, Un re in esilio, Bari 1928; C. Montù, Storia della artiglieria italiana, III, parte 2, Roma 1937, pp. 917-30; T. Battaglini, L'organizzazione militare del Regno delle Due Sicilie, Modena 1940; id., Il crollo militare del Regno delle Due Sicilie, 2 voll., 1938, come il precedente con ampia bibl. ed indici.