GAMBACORTA, CHIARA, beata. - N. a Pisa nel 1936 da Pietro G., governatore della città. A sette anni fu fidanzata al giovane Simone di Massa; ma ella già s'era offerta a Dio, digiunando, pregando e dedicandosi al servizio dei malati più repugnanti. Aveva quindici anni appena quando Simone prematuramente morì: allora ella tagliò i suoi capelli, abbandonando le ricche vesti rifugiandosi in un convento di clarisse, dove lasciò il suo nome di Tora (diminutivo di Teodora), assumendo quello di Chiara. Ma i suoi fratelli, che mal vedevano l'ardente vocazione della giovane conversa, la trassero con violentazione del convento, tenendola prigioniera per cinque mesi. Però, di fronte alla eroica irremovibilità
della sorella, finirono per consentirle di entrare tra le Domenicane di Pisa.
La tragedia, che di lì a poco portò a rovina la sua nobile famiglia, la ridusse in uno stato di così acuta prostrazione da far disperare di salvarla. Ristabilitasi, volle, con evangelica carità e signorile nobiltà d'animo, soccorrere quegli stessi Appiani che tanto male avevano al recato ai suoi cari. Nel 1584 fondò il monastero pisano di S. Domenico, con una regola assai rigorosa, alla quale ella per prime si sottopose, malgrado la debole costituzione fisica, dando mirabile esempio di abnegazione, zelo e santità di vita. Al ancor giovine il 17 apr. 1419. Pio VIII nel 1830 ne approvò il culto. Della sua operosità di religiosa e della sua fede sincera fanno testimonianze alcune Lattere (cf. l'edizione a cura di C. G. Giusti, Livorno 1871), nelle quali una poetica ingenuità francescana si alterna ad atteggiamenti e cadenze catariniane.