GAUTIER, THÉOPHILE

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GAUTIER, Théophile. - Poeta e romanziere, n. a. Tarbes il 30 ag. 1811, m. a Parigi il 23 ott. 1872. Allievo nel Collegio parigino di Louis-le-Grand, frequentò poi lo studio del pittore Rioult e, benché di quell'epoca la letteratura, la notazione descritta viva rimarrà sempre la sua migliore caratteristica.

Presentato a V. Hugo nel 1830, aderì al movimento romantico e fu tra gli accesi sostenitori dell'Hermani. Nel luglio dello stesso anno pubblicò una piccola raccolta di versi, ristampata nel 1833 con il titolo Albertus ou l'âme tel le péché, légende théologique, il cui romanticismo trovò espressione in un verso che già tende alla purezza stilistica. Con Les Jeunes France, romans goguenardes, sempre del 1833, critica la deformazione per eccesso dei principi romantici di V. BALL, HUGO, portando la sua arte sul tono comico e grottesco. La pubblicazione del romanzo Indisociable de Maupin (1836) dava i termini esatti della sua biografia spirituale, testimoniando la sua mancata capacità di giudizio etico, l'anticristianesimo di natura intellettuale, l'amore per l'impossibile e per una bellezza che, essendo vuota forma, si perde nella banalità. Diffusa nel romanzo è anche la mancanza di sensibilità umana, derivante da eccesso di analisi e da difetto di buon senso. Da quell'ecstasisismo, che G. rifiutava per un pagane-simo voluttato esteticamente, vennero pur sempre a lui le domande angosciose intorno al senso della vita e della morte, alle quali i suoi personaggi di La comédie de la mort (1838) non sanno rispondere. Dalla materia dei suoi viaggi in Spagna, Costantinopoli, Russia, Italia, nacquero le sue pagine più vive, appunto perché la descrizione del mondo esterno trovava in lui il colorista a cui non era necessario un patrimonio di idee. Per lo stesso motivo in Le capitaine Fracasse (1863) le pagine migliori

sono date dalle acqueforti e dagli schizzi, piuttosto che dalla vicenda che descrive la vita di una compagnia di commedianti girovaghi all'epoca di Luigi XIII. Nel 1832 usciva la raccolta di poesie col titolo *Emanu et améte*, in cui la tecnica del verso raggiungeva la perfezione, e l'arte, facendosi impersonale, staccata da ogni altro inter-resse che non quello formale, preludeva al movimento par-naissance. Baudelaire ritenne G. suo maestro e nella dedica di *Les fleurs du mal* il riavvolto lo chiamò «poète impeccable».

Bibl.: H. Talvart e J. Place. *Bibliographie des auteurs modernes de langue française*, VI. Parigi 1937, pp. 312-67. Cfr. inoltre: C. Baudelaire, *Th. G.*, 2 voll., Milano 1945. Un'edizione italiana di *Emanu et améte* è stata curata da C. Cordié, ivi 1945.
Mari Luisa Rondini.