GEULINCX, ARNOLD

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GEULINCX, ARNOLD. - Filosofo, n. in Anversa il 31 genn. 1624, m. di peste a Leida nel nov. 1669. Studiò e fu professore a Lovanio; quindi, passato al calvinismo, nell'Università di Leida. La sua opera più importante è Vööö özavtöö sive Ethica; pubblicata in parte a Leida nel 1665 (De virtute... Tractatus ethicus primus), essa uscì completa, con questo titolo, postuma (Leida 1675). La dottrina occasionalista, che, unita a un rigoroso razionalismo e vivo mi-

sticismo, costituisce la caratteristica della filosofia di G., già presente come sfondo nell'Ethica, è esposta diffusamente nella Metaphysica vera (postuma, Amsterdam 1695).

Come Descartes, G. cerca l'attributo essenziale della sostanza corporea nell'estensione. Lo spazio non è una somma, ma un'unità; fonda la possibilità della divisione e del movimento, ma non è esso stesso diviso e mosso. Come il punto sta alla linea, la linea alla superficie, la superficie al solido, così il corpo sta allo spazio; e cioè lo spazio è il singolo corpo sono posti nel rapporto di un prius e di un posterius logico. Il concetto di corpo è contenuto nel concetto di spazio, la fisica è deducibile dalla geometria. Il mondo corporeo, l'oggetto passivo del movimento che si propaga con urto e pressione, non può essere in sé causa, esige come causa Dio. Ma anche il suo movimento, che fa dello spazio uno la pluralità dei corpi, non è, nella sua realtà, deducibile dall'essenza del mondo corporeo; riconduce quindi a una causa fuori di esso, a Dio.

La percezione sensibile dà solo un'immagine confusa; essa è in fondo una modificazione della nostra coscienza, condizionata dal mondo esterno. Ufficio della conoscenza è il sostituire le percezioni sensibili con un concetto chiaro e distinto dell'intelletto; di qui l'idea notevole in G. che anche la conoscenza intellettuale di un oggetto, contenga dei fattori soggettivi, delle aggiunte, che la scienza debba eliminare, per conoscere l'oggetto com'è in sé. L'avvicinamento a Kant diventa maggiore, quando egli dichiara impossibile liberarci dalle forme dell'intelletto: «solare homines illos modos suarum cogitationum in res obiectas transfundere» (Opera, II, p. 204).

L'anima non opera sul corpo, né il corpo sull'anima, e l'apparente nesso causale deriva dal fatto che Dio ha posto le manifestazioni dell'anima e del corpo in tale accordo, che in occasione delle sue presentano necessariamente le altre (cf. Ethica, I, sect. 2, § 2). Un'azione reciproca tra l'anima e il corpo non è possibile, perché corpo e anima sono due sostanze totalmente diverse, né noi sappiamo di produrre tale attività («Quod nescis quomodo fiat, id non facis»).

L'attribuzione di ogni efficienza e causalità a Dio implica logicamente il panteismo. Accenni di esso non sono infrequenti in G. e ricordano Malebranche e Spinoza: ora il rapporto di Dio con lo spirito umano è paragonato a quello dello spazio con i singoli corpi («Sumus modi mentis, non mentes, ut corpora particulari sunt modi corporis. Si auferes modum, remanet ipse Deus»); ora i concetti matematici sono spiegati come qualche cosa nello spirito divino, che noi intuiamo in Dio («Tu et tria sunt quinque sunt in mente divina, non in nostra, cum itaque nos consideramus ideas istas, consideramus eas in Deo et sic ipsum Deum»).

Con l'occasionalismo si connette il pensiero, che siccome non è in nostro potere operare nel mondo esterno, non dobbiamo proporci fini di tale natura: «ubi nihil vales, ibi nihil velis», quindi la rassegnazione: «ita est, ergo ita sit». La disposizione interiore è «despectio sui» fondata sull'«inspectio sui». Dobbiamo abbandonarci alla ragione divina, senza alcun egoismo.

Fra le rimanenti opere di G. vanno ricordate: Quaestiones quodlibeticae (Anversa 1653); Logica... (Leida 1662); Annotata praecurrentia ad R. Cartesii principia (Dordrecht 1690); Annotata maiora ad principia philosophiae R. Cartesii (ivi 1691).

Bibl.: Opere: Opera philosophica, 3 voll., ed. J. P. N. Land, L'Aia 1891-93. Studi: E. Pfeiderer, A. G. als Hauptvertreter okkasionalistischer Metaphysik und Ethik, Tubinga 1882; G. Samtleben, G. ein Vorgänger Spinozas, Halle 1885; V. van der Haeghen, G. étude sur sa vie, sa philosophie et ses ouvrages, Gand 1886; F. Grimm, G.'s Erkenntnistheorie und Occasionalismus, Jena 1895; E. Terraillon, La morale de G. dans ses rapports avec la philosophie, Paris 1912; G. Hoffmann, Das Gottesproblem bei G. und Malebranche, Bonn 1931; P. Hausmann, Das Freiheitsproblem in d. Metaphysik und Ethik bei A. G., 1934. Altre indicazioni in W. Ziegenfuss, Philosophien-Lexikon, Berlin 1949, p. 384-86. Andrea Ferro

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G. - Enciclopedia Cattolica. - VI. 184 P. E. Smpati, Tempera dell'antica Basilica di G., in Rivista di Arehent. Crist., II (1858), p. 155, 89; H Gethsemani - Testa di Angelo, Tempera dell'antica Basilica di G. (inizi del sec. vi).
. - ENCICLOPEDIA CATTOLICA. - VI.