GIACOMO da POIRINO.- Al secolo Luigi Marocco. Minore osservante, n. a Poirino il 10 marzo 1808, m. alla Madonna degli Angeli (Torino) il 30 sett. 1885, fu vicecurato di S. Maria degli Angeli di Torino, alla cui circoscrizione parrocchiale apparteneva la famiglia Cavour. Strinse familiarità con essa e si guadagnò l'amicizia del grande statista. Nel 1854 il conte di Cavour, infierendo il colera e in previsione che si potesse verificare per lui il caso che si verificò nel 1850 per il ministro conte di Sant'Ansa, fece chiamare il p. G. e gli prescrisse (narra il Massari) «in qual modo le cose dovessero procedere qualora venisse in punto di morte». Allorché il Cavour fu colpito dall'inesorabile morbo che lo trasse al sepolcro il 6 giugno 1861, il p. G. venne di fatto chiamato al suo capezzale, e un comunicato ufficiale annunziò che il conte era morto munito di tutti i Sacramenti. Ciò fece supporre che tutto fosse avvenuto conforme alle prescrizioni canoniche; vennero quindi celebrati in molti luoghi funerali religiosi solenni. Ma una smentita del marchese Gustavo Cavour apparsa sui giornali, che negava qualsiasi ritrattazione, destò grande scalpore in tutto il mondo cattolico, e molti vescovi e vari nunzi apostolici chiesero a Roma istruzioni.
Pio IX diede ordine all'incaricato della S. Sede e al vicario generale di Torino d'informarlo esattamente di come erano andate le cose: ma il p. G., interpellato, si chiese in un misterioso e ostinato silenzio. Pensando che facesse così per timore di rappresaglie, fu chiamato a Roma, dove giunse munito d'istruzioni dal governo, che sostenne le spese del viaggio e lo affidò alla tutela del consolle sardo conte Teccio di Bajo. Né ai propri superiori, né a Pio IX che personalmente lo interrogò il p. G. manifestò il vero, limitandosi a generiche dichiarazioni, d'aver fatto il dover suo e d'esser tranquillo in coscienza: non poteva dire di più perché era vincolato dal segreto sacramental. Si cercò invano di persuadere che il fatto della ritrattazione non era di per se stesso soggetto al vincolo sacramental: egli non ripiegò dalle posizioni prese. Il Papa quindi lo privò della facoltà di udire confessioni, nella quale non fu reintegrato se non venti anni dopo da Leone XIII. Il p. G. venne rimunerato dal Governo con le insegne dell'Ordine mauriziano e con una tenue pensione, per insigni servizi resi alla patria. Finì miseramente i suoi giorni e morì, dice il Masera, «nel più desolante abbandono». Lasciò alcune memorie, edite dal Mazzitotti, dove l'episodio è ricoperto del solito riserbo.