GIOVANNI E PAOLO, SANTI, MARTIRI

GIOVANNI e PAOLO, santi, martiri. - Intricate, oscure e controverse sono le notizie che li riguardano. Sono commemorati nel Martirologio geronimiano il 26 giugno; gli antichi Sacramentari hanno parecchie Messe in loro onore; sono ricordati dagli Itinerari del sec. VII e verso la metà del sec. VI i loro nomi furono inseriti nel Canone della Messa.

Esiste una Passio abbastanza leggendaria, composta tra la fine del sec. V e l'inizio del VI, e della quale si conoscono tre redazioni sostanzialmente identiche, ma divergenti nella conclusione. In quella più antica si narra che G. e P. erano due fratelli ufficiali dell'esercito di Costantino Magno ed addetti alla persona della figlia di questi, Costanza. Dopo aver accompagnato in una spedizione in Oriente il generale Gallicano ritornarono a Roma, e alla morte di Costanza ebbero in dono parte dei suoi beni. Salito al trono Giuliano l'Apostata furono chiamati dallo stesso Imperatore a render conto della loro fede, e poiché si rifiutarono di obbedire furono giustiziati e seppelliti nascostamente nella loro stessa casa sul Celio dal campidoctor Terenziano. All'avvento dell'imperatore Gioviano, alcuni indemoniati rivelarono la loro sepoltura; Terenziano si convertì e scrisse la loro Passio. In un'altra recensione invece è detto che Gioviano incaricò il senatore Bizante di ricercare i corpi dei martiri e costruire in loro onore una basilica. Finalmente in un

Article illustration
GIOVANNI E PAOLO - GIOVANNI PIETRO DELLA MADRE DI DIO
(per cortesia di mons. A. P. Frutaz) GIOVANNI M. BATTISTA VIANNEY, santo - Ritratto pubblicato in occasione della canonizzazione (31 maggio 1925).
ulteriore rimaneggiamento della Passio si aggiunse l'episodio dei ss. Crispo, Crispiniano e Benedetta amici dei martiri e come loro fatti uccidere da Giuliano e sepolti nella stessa casa, dove Bizante con il figlio Pammachio edificò la Basilica.

Con molta probabilità la Passio fu scritta per spiegare e giustificare il cambiamento della denominazione della basilica del Celio da titulus Pammachii o Bizantii, come è chiamata nei documenti e monumenti fino a tutto il sec. v, in quello di titulus SS. Johannis et Pauli, come è chiamata dal sec. vi in poi. La Basilica infatti, costruita all'inizio del sec. v dal senatore Pammachio, fu ottenuta dalla trasformazione di una vecchia casa romana del II o III sec., della quale rimangono tuttora ben visibili i muri perimetrali e parte della decorazione pittorica. Prima della trasformazione però esisteva nella stessa casa un piccolo oratorio domestico, ornato di pitture e con una specie di confessio, il quale fu completamente interrato quando fu edificata la Basilica stessa.

L'esistenza storica dei martiri, universalmente creduta sull'autorità della Passio e che sembrò confermata dalla scoperta del vecchio oratorio e di alcune fosse sottostanti, ritenute come il primitivo sepolcro di essi, ebbe una forte scossa quando fu chiaramente provato che la Passio stessa è un plagio dell'episodio storicamente certo ed accaduto ai due ufficiali l'uventino e Massimino, periti in Oriente sotto Giuliano l'Apostata. Si pensò allora, anche per la invorosiniglianza di una sepoltura dentro le mura della città nel sec. IV, che si trattasse non di due martiri romani, ma orientali, le reliquie dei quali, portate dall'Oriente, furono prima deposte nell'oratorio domestico nel sec. IV e poi trasferite nella Basilica che da essi prese il nome. Altri invece pensarono che si trattasse degli apostoli G. e P. in onore dei quali fu dedicata la basilica del Celio e che poi furono creduti martiri locali per l'esistenza delle reliquie. Altri infine pensarono che si trattasse dell'apostolo Paolo e di s. Giovanni Battista le cui reliquie proprio all'inizio del sec. v furono distribuite a molte chiese; e ciò sia per le relazioni esistenti tra G. e P. e Gallicano fondatore della Basilica Oatiense dedicata appunto a quei due Santi, relazioni chiaramente attestate dalla Passio, sia per la festa liturgica, cadendo la commemorazione di G. e P. il 26 giugno, data ignorata però dalla Passio, quasi in mezzo a quella dei sue Santi titolari, il 24 ed il 29 giugno.

Comunque dalle testimonianze scritte e figurate che risalgono al sec. v non si può non pensare all'esistenza reale dei due martiri, forse provenienti dall'Oriente.

BIBL.: P. Germano di S. Stanislao, La casa celimontana dei SS. Martiri G. e P., Roma 1894; A. Dufourco, Etude sur les Gesta Martyrum romani, I, Parigi 1900, pp. 145-52; P. Franchi de' Cavalieri, Di una probabile fonte della leggenda dei ss. G. e P., in Nuove note agiografiche (Studi e testi), 9, Roma 1902, pp. 53-65; id., Del testo della Passio ss. Johannis et Pauli, in Note agiografiche (Studi e testi), 27, ivi 1915, pp. 41-62; F. Lanzoni, I titoli presbiterali di Roma antica nella storia e nella leggenda, in Rivista di archeologia cristiana, 2 (1925), pp. 208-10, 239-41; S. Ortolani, SS. G. e P. (Le chiese di Roma illustrate), 29, Roma

s. a.; H. Delchaye, Etude sur le Légendier romain, Bruxelles 1936, pp. 25-30; E. V. Gandia, La casa pagano-cristiana del Celio, Roma 1937; V. L. Kennedy, The Salars of the Canon of the Mass, ivi 1938, pp. 131-37; R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, ivi 1941, p. 72 ss.; A. M. Colini, Storia e topografia del Celio nell'antichità, in Atti della Pont. Accad. rom. di arch. Memorie, 7 (1941), pp. 164-95.

Agostino Amore
ARCHEOLOGIA. - Le più antiche immagini dei due martiri sono nella lunga teoria musiva di santi, indicati coi loro nomi, nella navata centrale della basilica di S. Martino « in caelo aureo », oggi S. Apollinare Nuovo in Ravenna (sec. vi). Pure nel sec. vi è ricordata una chiesa in loro onore nella stessa città, da Fortunato nella vita di s. Martino (IV, 689).

In Roma, i due martiri furono rappresentati nell'antica diaconia di S. Maria in Via Lata, in un affresco della seconda metà del sec. IX, nel quale essi sono rappresentati con i loro nomi a fianco (Wilpert, Mosaiken, tav. 218, 2-3).

Nel sotterraneo della basilica del Celio dedicata ai due martiri, questi erano rappresentati in un affresco della fine del sec. XI o dell'inizio del XII; il Redentore sta tra gli arcangeli Michele e Gabriele; a sinistra l'immagine di s. G. è distrutta; a destra, a s. P., indicato dal nome, mancano la testa e i piedi; è vestito in abito di corte tempestato di gemme (Wilpert, Mosaiken, p. 651, tav. 243).

Dal punto di vista liturgico è da segnalare una « praefatio » riportata in una « Missa » inserita in onore dei due martiri nel Sacramentario detto leoniano, in cui è esplicitamente indicato il loro sepolcro « in ipsis visceribus civitatis ».

I due martiri dettero il titolo al primo monastero presso la Basilica Vaticana, fondato da Leone Magno (1440-51), ricordato più volte in seguito nel Liber pontificalis (I, 239, 422, 484); la chiesa del monastero appare nei cataloghi delle chiese fino al tempo di Martino V (1417-31). Il Grimaldi e il Piazza ritennero che fosse a nord dell'antica Basilica, il Duchesne invece ad ovest (L. Duchesne, Notes sur la topographie de Rome au moyen âge, XII, Vaticana, in Mélanges d'arch. et d'histoire, 34 [1915], pp. 314-24). L'elogio non damasiano dei ss. G. e P., da alcuni attribuito al Celio, appartenne invece alla detta chiesa in Vaticano (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 229-30). Enrico Josi

Cite this article

“GIOVANNI E PAOLO, SANTI, MARTIRI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 392. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/giovanni-e-paolo-santi-martiri.