GIOVANNI XII, PAPA

GIOVANNI XII, PAPA. - Romano, eletto il 16 dic. 955, m. il 14 maggio 964. Ottaviano, figlio di Alberico, era stato, giovanissimo, designato per volere del padre dal clero e dal popolo di Roma a succedere ad Agapito II, ancora vivente. Morto Alberico (954), ne ereditò il potere civile; morto il Papa, mutando con nuovo esempio il nome, raccolse nelle sue mani anche il potere religioso. Ma apparve un grande signore mondano piuttosto che un pontefice. Né mostrò senno politico. Tentò, alleato con il duca di Spoleto, una infelice spedizione contro Benevento e Capua. Insospettito per le ingerenze

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(da G. B. Ladner, I ritratti nell'antichità e nel medioevo, Città del Vaticano III, sor. 23)
dei re d'Italia Berengario II e Adalberto nel ducato di Spoleto e in Romagna, o forse costretto da un partito favorevole ad Ottone re di Germania, ne invocò l'aiuto, e, dopo averne avuto la promessa di rispettare i diritti e promuovere gli interessi della Chiesa e del suo capo, lo coronò imperatore (2 febbr. 962), iniziandosi così quello che fu detto poi Sacro Romano Impero della nazione germanica. Gli accordi tra il Papa e l'Imperatore furono consacrati nel Privilegium Othonis (13 febbr. 962).

Secondo il testo che ora si possiede, probabilmente alterato, l'Imperatore confermava, almeno formalmente, le donazioni di Pipino e di Carlomagno, comprendenti gran parte d'Italia; ma i Romani dovevano giurare di non permettere che il pontefice fosse consacrato, prima che avesse prestato giuramento di fedeltà all'imperatore: Liutprando anzi afferma che il Papa e i Romani promisero che nemmeno l'elezione sarebbe stata fatta senza il consenso imperiale.

Ritornato l'Imperatore nell'Italia settentrionale, G. annodò trattative con Adalberto e, si disse, con l'Imperatore bizantino e gli Ungari. Allora Ottone ritornò a Roma, donde era fuggito il Pontefice, e raccolse (6 nov. 963) un sinodo, cui presiedette: G., caricato d'incredibili accuse e citato a scolparsi, minacciò la scomunica, ma fu deposto (4 dic.) e sostituito da un laico, Leone VIII, il quale confermò la promessa fatta dai Romani di non eleggere papa senza consenso, o forse senza designazione imperiale. Ma, partito l'Imperatore, G. uscì dal suo ritiro della Campania, rientrò in Roma, si vendicò aspramente degli avversari, fece annullare da un nuovo sinodo gli atti del sinodo imperiale (febbr. 964). Morì improvvisamente, mentre Ottone stava per marciare su Roma.

È da rilevare, anche in questo triste pontificato, una vigorosa affermazione dell'autorità e dell'ufficio pontificale: in una bolla dei primi mesi di G. XII, è detto che il Papa «totius christianitatis post Dominum caput» desidera «ut Ecclesia omnibus et cuncto christiano populo pax et honor unicuique proprius maneat».

BIBL.: Epistolae, PL. 133, 1013 sgg.; Jaffé-Wattenbach, I, p. 463 sgg.; Lib. Pont., II, p. 246 sgg.; Liutprandi liber de rebus gestis Othonis magni imperatoris, in MGH, Scriptores, III, pp. 340-346; Benedetto del Soratto (v. VIZI), pp. 171-82; I. M. Watterich (v. GIOVE. VIII), pp. 41, 62, 672-79; Th. Sickel, Das Privilegium Ottos I, Innsbruck 1883; L. Duchesne (v. GIOVE. VIII), pp. 335-51; G. Bossi, I Crescenzi, Roma 1915, p. 10 sg.; A. Hauck, Kirchengeschichte Deutschlands, III, 3° e 4° ed., Lipsia 1920, pp. 118-22, 220 sgg.; F. Gregorovius (v. GIOVE. VIII), II, 1, pp. 40-53 e 63-65; G. Fasoli (v. GIOVE. IX), p. 192 sgg.; E. Amann, Jean XII, in DThC, VIII, 1, coll. 619-26. G. Battista Picotti
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“GIOVANNI XII, PAPA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 367. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/giovanni-xii-papa.