GOBINEAU, JOSEPH-ARTHUR, conte di. - N. a Ville d'Avray il 14 luglio 1816, m. a Torino il 13 ott. 1882. Diplomatico in molte capitali europee ed extra-europee, fu scrittore vario e fecondo. Scrisse poesie, novelle, romanzi, come *Les Pléiades* (1874); drammi, come *La Renaissance* (1877), brillante rievocazione del Cinquecento italiano nelle sue figure più significative, quali il Savo-narola, Cesare Borgia, Giulio II, Leone X, Michelangelo; libri di viaggi, di storia, di religione e di filosofia, come *Religions et philosophies dans l'Asie centrale* (1865) che gli diede fama di orientalista; e saggi politici, come *La troisième République et ce qu'elle vant e Ce qui arriva à la France en 1870*. L'opera principale è *Essai sur l'inégalité des races humaines*, uscito in quattro volumi tra il 1853 e il 1855, che contiene le sue idee antidemocratiche e razzistiche.
Partendo dal presupposto che i problemi della storia si possono e debbono spiegare alla luce di principi etnici, trova che il destino dei popoli è determinato dalla diversità delle razze e che quanto di grande è stato fatto nel mondo è dovuto alle razze forti, le quali dominano fino a quando si mantengono immuni dalla mescolanza con le razze deboli. Così gli Ari, che prevalsero dovunque si stabilirono, non decaddero se non quando si mescolarono con i vinti, dando origine a quelle razze ibride, di cui oggi è popolato il mondo. La razza ariana non è però del tutto scomparsa, ma restano ancora a rappresentarla alcuni individui puri sparsi per il mondo, «figli di re» e «calandri», come sono chiamati ne *Les Pléiades*.
Il popolo presso cui questi individui sono più numerosi è secondo il G. - il popolo germanico. Questo spiega il successo del *Saggio* in Germania, dove ha alimentato le moderne teorie razzistiche.