GRAZIANO (IMP. FLAVIUS GRATIANUS), IMPERATORE ROMANO

GRAZIANO (Imp. Flavius Gratianus), IMPERATORE ROMANO. - Figlio di Valentiniano I e della prima moglie Marina, n. a Sirmio il 23 maggio 359, m. presso Lione il 25 ag. 383. Eletto console per la prima volta nel 366, fu nominato Augusto nell'ag. 367. Ebbe un'accurata educazione sotto la guida del retore Ausonio; nel 374 sposò Costanza, figlia di Costanzo II. Nel nov. 375 successe al padre nel governo dell'Impero d'Occidente, ma dovette dividerlo con il fratellastro Valentiniano II, acclamato Augusto dall'esercito appena quattrenne, per istigazione di Giustina, seconda moglie di Valentiniano I. Giovane colto, mite, di buoni costumi, G. si mostrò generoso e clemente. Nel 378 si recò in Oriente per aiutare lo zio Valente nella lotta contro i Goti e, ucciso Valente nell'ag. dello stesso anno, rimase signore per alcuni mesi anche dell'Oriente. Nel genn. 379 si associò nell'Impero il prode generale spagnolo Teodosio, cui lasciò il governo dell'Oriente. Nel 383, mentre marciava contro gli Alamanni, il generale della Britannia, Magno Massimo, si ribellò; G. gli marciò contro, ma, abbandonato dall'esercito, fu fatto prigioniero e assassinato.

Sebbene fosse cristiano convinto, G. si mostrò nei primi anni di governo indifferente alle questioni religiose che travagliavano allora la Chiesa. A partire invece dal 378, sotto l'influsso e la direzione di s. Ambrogio, inaugurò una politica religiosa attiva tutta devota al cattolicesimo e contro il paganesimo e l'arianesimo. Il primo atto di questa nuova attività fu il Concilio tenuto a Sirmio (378) durante la spedizione in Oriente, in cui furono fatti dei tentativi di avvicinamento tra i vescovi orientali e gli occidentali per combattere insieme l'errore macedoniano, allora sorgente, e comporre lo scisma che funestava la Chiesa di Antiochia; furono anche depositi sei vescovi eretici dell'Illirico. Ritornato in Gallia, dove si era stabilito a Treviri, si mostrò sempre più aperto sostenitore dell'ortodossia nicena contro ogni sorta di eretici. Nell'ag. 379 e nell'ag. 380 emise due decreti di proscrizione contro l'arianesimo. Stabilitosi a Milano, nel 381 vi convocò, nel sett., per suggerimento di s. Ambrogio, un Concilio al quale intervennero 35 vescovi italo-illirici, per giudicare la posizione dei due vescovi ariani, Palladio di Retiaria e Secondiano di Singiduno. I due eretici furono depositi e G. ratificò la sentenza acciandoli in esilio. Dietro richiesta dello stesso Concilio vietò anche le adunanze religiose dei fotioniani a Sirmio e degli ursiniani a Roma. Nel 382, ancora per suo intervento, fu convocato il Concilio di Roma per definire le questioni delle Chiese di Antiochia e di Costantinopoli lacerate da lotte intestine, ma per l'assenza dei vescovi orientali non si approdò a nulla. Dello stesso anno è il decreto di esilio contro i priscillianisti.

Mentre G. si adoperava per la restaurazione del cattolicesimo e la soppressione dell'arianesimo, non trascurava di deprimere sempre più anche il paganesimo; si astenne dal perseguire le persone che ancora vi aderivano, ma fu radicale ed energico nei principi, prendendo decisivi provvedimenti, per separare completamente lo Stato dal paganesimo. Nel 382 infatti rifiutò il titolo di Pontifex maximus, ritenuto fino allora anche dagli imperatori cristiani; fece ritogliere dall'aula del Senato l'area della Vittoria; privò i collegi sacerdotali e la vestali delle sovvenzioni statali e delle immunità di cui godevano e ne attribuì i beni al fisco pubblico; interdisse agli apostati del cristianesimo di far testamento, proscrisse le superstizioni divinatorie e vietò il culto pubblico nei templi.

La politica religiosa di G. in Occidente, affiancata da quella di Teodosio in Oriente, accelerò certamente la fine del paganesimo ed il trionfo dell'ortodossia cattolica contro l'arianesimo.

Bibl.: O. Seck, Gratian, in Pauly-Wissowa, VIII. coll. 1831-1839; id., Geschichte des Untergangs der antiken Welt, V. Berlino 1913, pp. 37-158; G. Costa, Religione e politica nell'Impero romano, Torino 1923, p. 304 seq.; E. Stein, Geschichte des späternischen Reiches, I. Vienna 1928, pp. 282-311; J. R. Palanque, L'empereur Gratien et le grand pontificat païen, in Byzantion, 8 (1933), pp. 41-47; R. Paribeni, Da Diocleziano alla caduta dell'Impero d'Occidente, Bologna 1941, pp. 166-171, 195 sq. Agostino Amore.