GRÉGOIRE, HENRI

GRÉGOIRE, HENRI. - Vescovo costituzionale francese, n. il 4 dic. 1750 a Vého (Lorena), m. il 26 maggio 1831 a Parigi. Studiò teologia al Seminario di Metz e fu ordinato sacerdote nel 1775. Vicario di Merimont e curato ad Emberménil, fu eletto nel 1789 deputato agli Stati Generali. Dell'ordine del clero, si aggregò fra i primi al Terzo Stato e la notte del 4 ag. 1789 si fece fervente patrocinatore dell'abolizione dei privilegi ecclesiastici e sostenne soprattutto la soppressione delle annate.

Imbevuto di idee gallicane, fu tra i più strenui sostenitori della costituzione civile del clero, si illuse di poter conciliare la religione cattolica con l'estremismo delle nuove idee e prestò per primo il giuramento richiesto. Eletto vescovo costituzionale nei dipartimenti di Sarthe e di Loir-et-Cher, optò per la sede di Blois (1790). Troppo tardi G. si accorse dell'errore commesso: solo nella seduta del 17 brumaio dell'anno II, quando il vescovo di Parigi, Gobel, impaurito dalle minacce dei rivoluzionari, venne alla tribuna ad abiurare la propria fede ed a deporre le insegne episcopali, G. rifiutò sdegnosamente di seguirne l'esempio ed in nome della libertà dei culti proclamò il diritto di rimanere fedele alla religione.

Dopo la caduta di Robespierre parlò a favore della libertà religiosa e, sebbene le sue parole incontrassero l'opposizione dell'Assemblea, la Convenzione approvò tuttavia poco appresso una legge che garantiva il diritto di celebrare pubblicamente i culti. Questo lato positivo della condotta del G. viene però oscurato dalla lotta continua che egli condusse contro la S. Sede e contro i cattolici rimasti fedeli al Capo visibile della Chiesa. Rimase sostenitore risoluto della Chiesa costituzionale; formò un Comité des évêques réunis; fondò un apposito giornale, gli Annales de la religion; diede impulso all'elezione di vescovi secondo quanto prescriveva la legge sulla costituzione civile del clero; estese tale legge alle colonie francesi d'America e vi costituì nuove diocesi con titolari da lui nominati. Dopo il Concordato del 1801 G. dovette rinunciare all'amministrazione della diocesi di Blois. Lasciò la Francia insieme al giansenista Degola, suo amico, e compì un viaggio attraverso l'Inghilterra, l'Olanda e la Germania. Ritornato in patria, fu nominato senatore a vita da Napoleone, ma, memore del Concordato che aveva per sempre distrutto ogni sua speranza di staccare la Chiesa francese da Roma, si oppose sistematicamente alla politica imperiale. Dopo la restaurazione si presentò candidato alle elezioni della Camera nel 1819 e riuscì deputato, ma per il suo passato l'elezione stessa fu annullata. In punto di morte non volle ritrattare il giuramento prestato alla costituzione civile del clero e non ebbe quindi sepoltura religiosa. Scrisse moltissimo: l'Histoire des confesseurs, des empereurs, des rois et d'autres princes e l'Histoire des sectes religieuses si trovano all'Indice (decreti 11 giugno 1827 e 18 ag. 1828).

BIBL.: H. Carnot, Mémoires politiques, littéraires et biographiques de G., publiés sur le manuscrit original, Parigi 1840; A. Grazier, H. G., évêque constitutionnel de Loir-et-Cher (1791-1801), in Revue historique, 8 (1878), pp. 280-90; 9 (1879), pp. 34-122; id., G. et l'Eglise de France (1792-1802), ibid., 15 (1881), pp. 34-82; 283-332; P. Pisani, G., in DTHC, VI, coll. 1854-63 (con bibl.); E. Renard, La mort de l'abbé G., in Etudes, 207 (1931), pp. 175-93; P. Grunebaum-Ballin, H. G., l'ami des hommes de toutes les couleurs, Parigi 1948.

SILVIO Furlani