HAGGADHÄH («NARRAZIONE»)

HAGGADHÄH («narrazione»). - Cerimoniale ebraico per la celebrazione della sera di Pasqua.

I testi sono antichi e si trovano, con varianti, nelle composizioni liturgiche del periodo gà'önico (v. GA'ON); le loro origini risalgono al periodo antecedente. Il cerimoniale si inizia con quattro domande poste da un bimbo sul perché di cose e ritiri insoliti. Segue l'evocazione storica dell'esodo dall'Egitto, il ricordo dei prodigi compiuti da Mosè per ordine di Dio, salmi di lode (131-18) hallèl (v.); la cena con consumazione di pane azzimo ed erbe amare, la benedizione per il cibo, la seconda parte dei salmi di lode (cf. Mt. 26, 30; Mc. 14, 26). I vari testi narrativi sono contenuti già nella letteratura talmudica. Vengono recitati in seguito i Ps. 134-36 (hallèl «grande») e il magnifico inno L'anima di ogni essere vivente, inno che nel medioevo veniva considerato composto dall'apostolo Pietro. Posteriormente si aggiunsero alla fine della h. vari componimenti poetici. Le edizioni illustrate della h. sono spesso di altissimo pregio artistico per le silografie.

H. designa, in senso generale, i detti e gli scritti omiletici destinati a edificare con esempi e racconti, hálakhah (v.); mentre la hálakhah forma l'essenza della Mišnáh, la h. MIDHRAËS (v.).

BIBL.: A. Spanier, s. V. ENOCH. Jud. VII, pp. 788-94; R. Wischmitzer-Bernstein, ibid., pp. 794-813; id., Symbole und Gestalten der jüdischen Kunst, Berlino 1935, p. 93-98.

Eugenio Zolli