HAYDN, JOSEPH. - Musicista, n. a Rohrau (Bassa Austria), il 31 marzo 1732, m. a Vienna il 31 maggio 1809. Entrato nel 1745 come fanciullo cantore nel coro di S. Stefano a Vienna, lo dovette lasciare nel 1749 per il cambiamento della voce; seguitò non anni di povertà in cui il giovine H. seppe proseguire gli studi, mentre per guadagnarsi da vivere sonava in orchestre e per le serenate notturne.
Presentato dal Metastasio a Niccolò Porpora, da questi ricevette alcuni consigli per la composizione; fu in seguito al servizio del cavaliere von Fürnberg, poi del conte Morzin. La sua condizione migliorò quando nel 1766 fu assunto dal principe Esterházy in qualità di vice-direttore e dopo alcuni anni come unico direttore della cappella musicale; in tale ufficio rimase per un venticinquantino. Nel 1790-92 fu in Inghilterra per una serie di concerti che ebbero grande successo, come è anche testimoniato dal conferimento del titolo di dottore in musica all'Università di Oxford; dopo un secondo soggiorno in Inghilterra (1794) gli fu assicurata l'indipendenza economica, che gli consentì di trascorrere in serenità gli ultimi anni della sua opera esistenza.
La gloria dello H. è principalmente affidata alla sua
musica strumentale che, nelle varie forme, venne presto riconosciuta come modello di classico equilibrio. Oltre a numerose composizioni per vari strumenti, l'opera sua più originale è da ravvisare nelle sinfonie e nei quartetti, in cui lo sviluppo tematico si afferma come l'elemento più caratteristico del nuovo stile strumentale. Mentre si può considerare secondaria la produzione teatrale, occa- sionalmente composta per le feste di casa Esterházy, assai notevole è invece quella religiosa; sono pervenute 12 messe (le sei ultime, più significative, scritte dal 1796 al 1802), due Te Deum, uno Stabat Mater ed un Requiem, numerose cantate. Nel 1775 compose l'oratorio Il ritorno di Tobia, nel 1785 Le sette parole di Cristo sulla Croce (composizione strumentale poi rielaborata con aggiunta di parti vocali nel 1801); ma gli ultimi due oratori La creazione (1798) e Le stagioni (1801) nella loro ampia concezione sinfonico-corale riassumono le migliori qualità dell'espressione spirituale del maestro.
1932. Luigi Roma HAYEZ, FRANCESCO
Pittore, n. a Venezia 1911 febbr. 1791, m. a Milano 1811 febbr. 1882. Scolaro di Lattanzio Quarena e, all'Accademia, di Teodoro Matteini, vinse nel 1809 il concorso per il pensionato a Roma, quivi incontrò il Canova, che molto lo ricon- raggiò e lo protesse; vinto nel 1812 il gran premio dell'Accademia di Brera con il suo neoclassico Laoo- coonte, lo H. rimase per oltre cinque anni a Roma formandosi, oltre che alle opere antiche, alle pitture dell'Ingres e del Camuccini.Rientrato a Venezia nel 1821, si recava a Milano, at- tratto dallo straordinariamente vivo ambiente artistico. A Milano dapprima dipinse in Palazzo reale alcuni quadri storici, ma presto fu chiamato all'insegnamento nell'Acca- demia di Brera. Orientatosi nell'ambiente romano dappri- ma verso il neoclassicismo, che a lui giovò soprattutto sulle discipline tecnica, si dedicò successivamente a quadri di soggetto storico, dipinti con intenti e sensibilità di roman- tico (Vespri siciliani, Galleria d'arte moderna di Roma; Ultimo addio di Giulietta a Romeo, Galleria d'arte moderna di Milano), e soprattutto a ritratti, nel quale campo vera- mente eccelse per sensibilità acutissima d'interpretare, per magistero tecnico e squisitissima cromatica. Il ritratto di Rossini, quello di Alessandro Manzoni e quello della si- gnora Luva, tutti a Milano, distribuiti fra le Gallerie di Brera e quella d'arte moderna, come l'altro della princi- pessa di S. Antimo nel Museo di S. Martino a Napoli, sono indubbiamente tra le pitture più belle dell'Ottocento.