HEIDENSTAM, KARL GUSTAF VERNER von. - Poeta e scrittore svedese, n. ad Olshammar il 6 luglio 1859, m. a Stoccolma il 20 maggio 1940. A lui è in gran parte dovuto il sorgere in Svezia di un nuovo romanticismo. Nel 1916 ebbe il premio Nobel. Interessato alle arti figurative (fu anche mediocre pittore), trovò nell'Oriente da lui visitato nella prima gioventù il campo più adatto alla sua gioia di osservazione ed alla sua fantasia che non voleva freni: solo in un secondo tempo ai colori e al fasto orientale contrapporrà la scarsa e nuda bellezza del nord nativo.
Aristocratico per nascita e per sentimento, nazionalista per istinto e per vissuta esperienza di altri paesi, da cantore della bellezza e dei sensi assurge con gli anni alla posizione di vate della patria, temperata da una sua religiosa, quasi umanistica concezione della vita. Di lui si ricordano la raccolta di poesie Vallfart och vandringsår («Anni di pellegrinaggio e di viaggio», 1880) ed i romanzi Endymion (1889) e Hans Alienus (1892). Con la satira Pepitas bröllop («Le nozze di Pepita»), scritta nel 1890 insieme a O. Levertin, egli vince praticamente la sua battaglia contro il naturalismo. Ben matura è l'arte nelle Dikter («Poesie», 1885): il poeta sa ormai che l'unica salvezza possibile è nella terra natale; nella breve raccolta Ett folk («Un popolo») egli prende parte attiva ai problemi politici del momento. La più viva e reale fonte di ispirazione sono d'ora in poi per lui la storia del suo popolo e la natura della sua terra: Carlo XII è al centro del romanzo Karolinerna («I soldati di Carlo», 1897-98); s. Brigida è seguita nel suo pellegrinaggio a Roma (Heliga Birgittas pilgrimfärd, «Il pellegrinaggio di s. Brigida», 1901) ed il primo medioevo svedese risorge nel vasto romanzo Folkungaträdet («L'albero dei Folkunghi», 1905-1907). In Nya dikter («Nuove poesie», 1915) il poeta ha raggiunto una sua interna armonia, sicuro che «ha fede colui per il quale molte cose sono sacre».
La sua bella autobiografia (När kastanjerna blommade, «Quando fiorivano i castagni») e le Sista dikter («Ultime poesie») sono state pubblicate postume (1941).