IAMNIA (EBR. JABHNEH; GR. ΑΣΒΝΆΣ, ΙΑΣΒΝΆΣ)

IAMNIA (ebr. Jabhneh; gr. Ασβνάς, Ιασβνάς). - Città confini nord della Giudea (Jos. 15, 5), da identificarsi con Iabnia, città filistea smantellata da Ozia (I Par. 26, 6) e conosciuta in tempi posteriori come I. quando fu la base dei generali siriani contro Giuda (Mach. 5, 58; 10, 69; 15, 40); fu sottomessa da Alessandro Ianneo (Antiq. Iud., XIII, 6, 6; XV, 4). Nel 63 a. c. Pompeo la rese indipendente, ma nel 30 fu donata da Augusto ed Erode il Grande.

Fu molto popolata e in gran parte dagli Ebrei, i quali ebbero una fiorente scuola rabbinica, che s'ingrandì in trasferimento a I. del Sinedrio (70-132). Il cristianesimo ebbe dei martiri già sotto Diocleziano; il vescovo compare a Nicea nel 325. I. ebbe il suo porto dove Eudocia costruì una chiesa in onore di s. Stefano e di s. Tommaso con ospizio, benché il porto fosse abitato in gran parte da samaritani. Nel medioevo I. fu detta Yebelin, storpiamento di Jabhneh, da cui prese nome la famiglia che la governava. Fino ai nostri giorni. I. è rappresentata da un villaggio musulmano Jebneh, che nel 1948 passò a far parte dello Stato ebraico.

Bibl.: A. Legendre, s. V. in DB. III, coll. 1115-119; G. Beyer, J. in Zeitschrift des deutschen Palästina-Vereins, 56 (1933), pp. 246-248; F. M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Paris 1938, pp. 147, 172, 200; Jons, Palestine of the Crusades, Londra 1938, p. 41.