IBAS (Hibā). - Vescovo di Edessa, m. il 28 ott. 457. Edessa (v.) sotto il vescovo Rabbūlā insieme al quale assisté al Concilio di Efeso, ma dalla parte degli antiocheni. Quando Rabbūlā condannò le opere di Teodoro di Mopsuestia, I. ne rimase scontento. Una volta fatta la pace fra gli antiocheni e s. Cirillo d'Alessandria (433), I. fu espulso da Edessa dal suo vescovo e fu allora probabilmente che scrisse la sua lettera a Mārī, vescovo di Rēwardašīr in Persia.
Fecce anche propagare le opere di Teodoro Mopsuesteno mediante versioni armene, il che obbligò Rabbūlā e poi Proclo di Costantinopoli a mettere in guardia gli Armeni contro le dottrine nestoriane. Nel 435 I. fu eletto vescovo di Edessa. Già nel 445 fu accusato di nestorianesimo dinanzi al patriarca di Antiochia, ma egli non comparve. Accusato di nuovo nel 448 e dietro ordine di Teodosio II, I. si presentò dinanzi ai tribunali di Tiro e Berito, dove negò di essere nestoriano, ma gli accusatori presentarono la sua lettera. I. poté tornare a Edessa; senonché nel 449 Teodosio II lo fece comparire di nuovo nel «Latrocinio di Efeso», ispirato dai monofisiti, dove fu deposto. Ma nel Concilio di Calcedonia (451), a cui era presente, fu riabilitato dopo la lettura della sua lettera, però dietro condanna di Nestorio. Tuttavia nel Concilio di Costantinopoli del 553 uno dei Tre Capitoli condannati fu appunto la lettera di I.
Questa lettera, scritta senza dubbio in siriano, è conservata soltanto in greco (E. Schwartz, Acta Conc., II, Berlino, 1, 3, p. xxiii sgg.). Essa ha un certo sapore nestorianizzante, accusa la dottrina di s. Cirillo di apollinarismo, distingue fra il Verbo e il suo tempio nato da Maria e sembra ignorare la comunicazione degli idiomi in Cristo.