ILARIO DI POITIERS

ILARIO di Poitiers. - N. fra il 310 e il 320 a Poitiers da nobile famiglia pagana.
ILARIO di Poitiers. - N. fra il 310 e il 320 a Poitiers da nobile famiglia pagana.

Dopo un'inquieta peregrinazione tra le filosofie pagane nella ricerca di Dio, trovò nella lettura del Vecchio Testamento la prima luce; l'Evangelo lo rinsaldò più tardi nella fede di Cristo. Poco dopo aver ricevuto il Battesimo fu eletto vescovo, verso il 350, per unanime volontà di popolo e del clero, e, per quanto avesse moglie e una figlia, si dedicò completamente alla Chiesa, intervenendo con una attività ininterrotta nella lotta contro l'arianesimo, affrontando con spirito forte i non lievi rischi. Nel 356 fu infatti esiliato dall'imperatore Costanzo in Frigia; nell'esilio I. ebbe modo di aver contatti con i teologi orientali e di conoscerne le dottrine trinitarie e cristologiche, ma anche dalla Frigia egli venne allontanato, perché giudicato, per la sua tenace fedeltà al

l'ortodossia e per la sua insofferenza ai maneggi degli eretici, perturbatore dell'Oriente. Fu inviato in Gallia, donde venne a Milano, dove contrastò con Aussenzio, che godeva la protezione dell'Imperatore.

Ritiratosi infine nella sua diocesi poté dedicarci ai suoi studi prediletti e al commento dei Salmi, finché lo colse la morte il 10 nov. del 367; nel 1851 è stato proclamato dottore della Chiesa.

I. è una tra le figure più notevoli del cristianesimo occidentale per aver diffuso in esso le dottrine teologiche dell'Oriente, e per aver esplicitato nel mondo occidentale lo stesso ruolo che Atanasio esplicò in Oriente nella disciplina contro l'arianesimo. Degno di rilievo è il modo con cui egli vide, prima di Agostino, i rapporti tra ratio e fides, affermando la necessità di un equilibrio uso della ratio e della fides che, essendo l'una e l'altra provenienti da Dio, non si escludono a vicenda ma piuttosto si integrano. Il De Trinitate, una delle opere più complete fra quanto siano scaturite dalla lotta contro l'arianesimo, rivela la prudenza, l'amore, con cui appunto I. sali fino alle più eccelse cime della cristologia, ora fidando nella ratio abbandonandosi alla fides. I dodici libri del De Trinitate sono condotti con rigoroso ordine logico e sono riscaldati nello stesso tempo dalla trepida preghiera del teologo, che cerca in Dio la luce e i mezzi per esprimere i gravi misteri della Trinità. I. riesce a volte più gradito dello stesso Agogistino, perché rifugge quanto più può dagli ardui artifici accademici della metafisica agostiniana. È da doleristi tavia per le difficoltà che incontra il lettore nell'interesse le opere di I., che ha dovuto piegare la lingua latina ad esprimere sottili disquisizioni teologiche, ardui problemi cristologici, che avevano avuto profondo sviluppo nella lingua greca, ben più adatta del latino alle più delicate sfumature di pensiero. Né I. aveva potuto trovare alcun aiuto nelle scuole galliche, che allora si dibattevano tra il peso della tradizione e la ricerca di nuove vie: lo scrittore, consapevole delle sue difficoltà, chiede infatti spesso aiuto a Dio perché gli fornisca i mezzi per esprimere le nuove idee (De Trin., I, 38; Tractatus super Psalmos, 13, 1).

Il giudizio che Girolamo dà di I. quale scrittore si può ancor oggi sottoscrivere: «Hilarius Gallicano co-thurmo additulitur et, cum Graeciae floribus adornetur, longis interdum periodis involvitur» (Ep. 58, 10).

L'oscurità, la contorsione, che sono infatti i più gravi difetti di I., risaltano ancora di più nelle sue poesie: i tre inni rimasti, oscuri, contorti, fastidiosi, hanno il solo merito di aver aperto la serie dell'innografia cristiana nel proposito di contrapporsi all'attività poetica degli eretici.

La sua molteplice attività comprende: opere eseguithe: 1) In Matthaeum commentarius (scritto prima del 355): I. per le concezioni trinitarie segue le idee di Tertulliano e Novaziano. 2) Tractatus super Psalmos (356): I. segue con moderazione il metodo allegorico di Origene. 3) Tractatus in Iob: si hanno solo due frammenti, osservati da Agostino. 4) Liber mysteriorum (365): I. dimostra che in ogni avvenimento del Vecchio Testamento si annuncia la venuta di Cristo.

Opere dogmatiche: 1) De Trinitate (356), in 12 II.: I. dimostra la consustanzialità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo contro le affermazioni degli eretici in generale e degli ariani e sabelliani in particolare. 2) De synodis seu de fide orientalium (358) suddivisa in due parti: nella prima I. si occupa dei decreti di alcuni concili orientali, nella seconda affronta la questione sui termini «homousios» ed «homoiouios» aderendo al primo termine, accolto dal Concilio niceno, ma non del tutto rigetta il secondo (per questo I. venne aspramente critico). 3) Apologetica ad reprehensores libri de synodis seu de fide (dopo il 358): è una difesa contro coloro che attaccarono I. per la precedente opera; se ne hanno solo frammenti.

Opere storiche e polemiche (Fragmenta historica, Collecanae antiariana Parisina): 1) Opus historicum adversum Valentem et Ursacium (356-67), scritta a varie riprese in sua difesa per le accuse mossegli in vari concili; contenue il Liber primus ad Constantinum Augustum. 2) Liber secundus ad Constantinum Augustum (359): I. chiede di essere ascoltato dall'Imperatore. 3) Liber contra Constantinum imperatorem (360): I. inviesce contro l'Imperatore, che gli ha negato il colloquio richiesto. 4) Contra Auxentium (364), scritta dopo il Concilio di Milano contro il vescovo ariano; se ne hanno solo frammenti. 5) Libellus contra Dioscorum medicum ad Sallustium praefectum (360), di cui non resta nulla.

Inni: di autentici ne restano solo tre: uno sull'unità del Padre e del Figliuolo (metro: gliconeo, asclepiadeo minore); un secondo sulla redenzione dell'uomo (metro: senari giambici); un terzo sull'Incarnazione di Cristo (metro: settenari troccici).

Lettere: sono perdute; quelle riportate sotto il suo nome devono considerarsi spurie.

Bibl.: edizioni: PL 9, 10. Tractatus super Psalmos, ed. A. Zingerle (CSEL, 22), Vienna 1910; Tractatus Mysteriorum: Collectanea antiariana Parisina (Fragmenta historica) cum ap-pendice (Liber I, II ad Constantinum); Hymni, Spuria, ed. A. Feder (CSEL, 65), Vienna 1916; Hymni, ed. W. N. Myers, Filadelfia 1928.-Studi: P. F. Gamurrini, Hilarii Tractatus de mysteriis et hymni, Roma 1887; A. Largent. St. Hilarie, Parigi 1902; X. La Bachellet, St. Hilarie, évêque de Poitiers, père et docteur de l'église, in D'ThC, VI, II, coll. 238-246; E. W. Watson, The Life and Writings of St Hilary of Poitiers, Nuova York 1902; H. Lindmann, Des hl. Hilarius von Poitiers Liber mysteriorum. Eine patristisch-kritische Studie, Münster in V. 1904; C. Bertani, Vita di s. I. vescovo di Poitiers, Monza 1905; G. Girard, St Hilarie, Angers 1905; G. Rauschen, Die Lehre des hl. Hilarius von Poitiers über die Leidenschaftigkeit Christi, in Theol. Quartalschr. 87 (1905), pp. 424-39; A. Beck, Die Lehre des hl. Hilarius von Poitiers über die Leidenschaftigkeit Christi, in Zeitschrift f. kathol. Theol., 30 (1906), pp. 108-22; A. Feder, Studien zu Hilarius von Poitiers, Die sogenannten Fragmente Historia und der sogenannte Liber I ad Constantinum imperatorem, in Sitzungsbericht der kais. Akad. der Wissenschaften, in Wien, 162 (1910); M. F. Buttel, The rhetoric of st. Hilary of Poitiers, Washington 1922; R. Favre, La communication des idiomes dans les oeuvres de st. Hilarie de Poitiers, in Gregorianum, 17 (1936), pp. 481-514; ibid., 18 (1937), pp. 318-336; B. Lorscheid, Das Verhältnis der Freiheit der Menschen zur Barmhersigkeit Gottes nach der Lehre des hl. Hilarius von Poitiers, Roma 1940; G. Bardy, Un humaniste chrétien: st. Hilarie de Poitiers, in Rev. d'hist. de l'Eglise de France, 27 (1941), pp. 5-26; O. Casel, Gnosis und Mysterium, in Jahrbuch für Literaturwissenschaft, 21 (1941), pp. 155-305; L. Coulange, Métamorphose du consubstantiel. Athanase et Hilarie, in Revue d'histoire et de littérature religieuses, 1922, pp. 169-214; E. Emmenegger, The functions of faith and reason in the theology of St Hilary of Poitiers, Washington 1947. Emanuele Rapisarda.