INNOCENZO II, PAPA

INNOCENZO II, PAPA. - Gregorio, della famiglia romana, anzi trasferirà, dei Papareschi, fu forse monaco in gioventù, poi per lunghi anni cardinale diacono, del titolo di S. Angelo, eletto da Pasquale II attorno al 1116 (ma vi son fonti che lo dicono eletto sin dal tempo di Urbano II).

Accompagnò in Francia Gelasio II e presenziò, sembra, all'elezione, a Cluny, di Callisto II. Ma l'epi

sodio cui dovette il suo emergere, da allora, nel Collegio cardinalizio, fu la presenza, con Lamberto, vescovo d'Ostia e suo predecessore nel pontificato, agli accordi di Worms, nel sett. del 1122, in rappresentanza di Callisto II, cui, del raggiunto Concordato, riferì poi in Roma. Già, del resto, nel 1119, eletto appena Callisto, sotto l'influsso delle idee moderatrici della Chiesa borgognona - naturale tramite tra i due poteri, così come dal suo seno era uscita l'affermazione più alta della riforma interna della Chiesa -, gli stessi negoziatori si erano incontrati, a Verdun e a Metz, con Enrico V, pur senza alcun esito. Legato in Francia, con Pietro Pierleoni, poi suo competitor di al papato, Gregorio di S. Angelo compie attiva opera di governo delle chiese locali, tra il 1120 e il 1124, radunando anche alcuni Sinodi (a Chartres, a Beauvais, a Clermont e a Vienne). Precedendo forse il collegia di legazione, rientrato in Roma, poteva esser presente all'elezione di Onorio II, e al rinnovato episodio di violenza, dovuta ai Frangipane, risoluti a volere sulla cattedra papale un loro candidato. Quel Conclave fu così la preparazione immediata dello scisma che doveva, morto Onorio, scoppiare in Roma e nel seno stesso della Chiesa. Amico al nuovo Pontefice, e assai stimato nella di lui cerchia, ove predominava il cancelliere, card. Aimerico, Gregorio rimase in primo piano durante il non lungo pontificato. Quel che non fu del Pierleoni: questi, la sua famiglia e la sua fazione, ebbero - al dire dell'autore della Vita Honorii, Pandolfo - molto a dolersi della palesa avversione del Pontefice. Ciò spiega come, avvicinandosene la fine, i Pierleoni, ed i loro amici nel Collegio cardinalizio, non ristessero dal sommuovere gli animi perché il caso del dic. 1124 non avesse più a ripetersi. Ma del pari - solo con maggior segretezza e scaltrezza - s'agitava loro contro il card. Aimerico.

Preceduta da vere e proprie inconfessabili trattative, più allo scopo di fuorviar l'uno o l'altro partito, la morte di Onorio II, tratto alcuni giorni prima nel convento fortificato di S. Andrea in Clivo Scauri, fu immediatamente seguita, nella notte tra il 12 e il 13 febbr., nell'assenza della maggior parte dei cardinali, dall'elezione (in angulo, in abscondito, in tenebris, dirà Pietro, cardinale vescovo di Porto e decano del Collegio) di Gregorio di S. Angelo, di prima mattina intronizzato in Laterano con il nome di I. II.
Fidente nella sua maggioranza indiscussa, l'altra parte si riuniva (o che la riunione fosse già preparata o ch'essa fosse affrettata alle prime notizie, recate dall'altro Pietro, il piano cardinale di S. Susanna) nella tarda mattina del 13 in S. Marco. All'una elezione un'altra se ne contrappose: e la parola fu alla violenza. Presto, mentre dalle due cancellerie s'alimentava la polemica (basata anche su un errore d'interpretazione dello Statutum de electione Pontificis di Niccolò II), i Pierleoni, con il loro Anacleto II, prevalsero in Roma e I. fu costretto, lasciato il munito monastero del Palladio, a fuggire, verso la metà di maggio, dal porto tiberino per Pisa e Genova, verso la Francia. Doveva essere la sua fortuna: ancor prima che v'arrivasse, la fama del Pontefice esule e fuggitivo aveva inciso nella ancor recente tradizione di sventura e di esilio che, dai primi Papi riformatori a Gelasio II, aveva sempre dato nuova lena alla Chiesa e suscitato attorno nuovi entusiasmi, e le accoglienze delle rivali città marinarie furono un presagio che, perdendo Roma, I. II si acquistava il mondo. Indetto a Etampes, da Luigi VI il Grosso, re di Francia, un Concilio, in esso prevalse il parere di S. Bernardo di Cîteaux, di aperto favore per I. Egli l'aprese mentre, lentamente rimontato il Rodano, era giunto a Cluny. Anche se l'Aquitania - con il suo legato, il vescovo Gerardo - sarebbe rimasta ostile, il resto della Francia avrebbe seguito I. e, tramite Norberto di Magde

burgo, cappellano imperiale, sarebbero stati guadagnati alla causa Lotario III e la Germania; mentre, da un incontro di Enrico I d'Inghilterra con S. Bernardo, sarebbe venuta pure l'adesione della Chiesa inglese. Intensissima, l'attività cancelleresca d'I. dalla Francia, anche rivolta alle Chiese (specie a quelle che aveva visitate) d'Italia, dove, non solo a Roma, la situazione permaneva sfavorevole: infatti si erano dichiarate per Anacleto le Chiese milanesi e aquileies, e abilmente si era pure stretto al Papa di Roma il gran Ruggero, il costruttore della monarchia normanna dell'Italia meridionale, consacrata appunto da Anacleto.

Solo una spedizione imperiale poteva risolvere la situazione italiana, a favore di I. Ma, preparata per tutto il 1132, e decisa fin dall'incontro di Liegi, l'anno precedente, una spedizione non bastò. Lotario poté riportare in Laterano il suo Papa, ma non mantenere lo fosse stato o no sincero il tentativo di Anacleto, di giungere, attraverso un giudizio del tribunale imperiale, all'annullamento di entrambe le elezioni, appena Lotario fu costretto a ritornare verso il nord, abbandonando la conclamata crociata antinormanna, anche I. non poté più sostenersi in Roma. Non lasciava tuttavia, questa volta, l'Italia: da Pisa, con maggior speranza in un non lontano estinguersi dello scisma, avrebbe per tre anni datato i documenti della sua cancelleria. Nell'ag. 1136 Lotario poteva rinnovare, con forze maggiori, la spedizione in Italia. Obiettivo della marcia è il Mezzogiorno: solo la sconfitta di Ruggero II avrebbe portato alla eliminazione di Anacleto. E, dopo un'aspira vicenda, il piano imperiale parve riuscire: ma fu una vittoria solo apparente. Appena I. e Lotario ebbero presa la via di Roma (e grave, specie a proposito di Montecassino, fu il dover ancora una volta I. difendere la Chiesa dalle richieste di Lotario, desideroso di restituire alla corona alcune almeno delle concessioni di Worms), Ruggero, sbarcando a Salerno, riprendeva in mano la situazione. Tuttavia questa precipitava (nonostante la morte di Lotario, al passaggio delle Alpi, nell'autunno del 1137, e dopo un convegno a Salerno e la conversione la operata da S. Bernardo di Pietro da Pisa) con la fine improvvisa di Anacleto, avvenuta il 25 gen. 1138. I. reistallatosi in Roma dall'anno prima, dovette peraltro ancora attendere che si estinguessero (i superstiti anacletiani dettero al morto un successore con Vittore IV) le ultime fiamme dello scisma.

Il Concilio Lateranense del 1139, voluto come solenne chiusura, e condanna, dei torbidi dello scisma, con una durezza apparsa eccessiva ai contemporanei, e allo stesso S. Bernardo, terminava con la scommessa di Ruggero II. A piegarlo, I., con l'appoggio dei principi capuani, mosse verso il Napoleonto: ma, come Leone IX a Civitate, anch'egli, a S. Germano, imprigionato dal suo nemico, dovette riconoscergli la dignità contrastata e far ritorno a Roma sotto la sua scorta.

Da quel momento, il dramma del pontificato d'I. - turbato da uno scisma d'otto anni, gravido di conseguenze nella Chiesa in fermento - riprende, dopo la breve affermazione, e volge tristemente al tramonto: dinanzi allo spettacolo del sorgere delle communitates intorno, e d'una ben più potente, con il sollevarsi di Roma stessa, a séguito della guerra di Tivoli e della sua mancata distruzione. Tra i torbidi del violento insorgere del popolo romano - mentre il Senato si restaurava e si tende a distinguere il potere ecclesiastico dal potere civile, secondo quello che sarà il monito del grande agitatore, Arnaldo da Brescia - I. II moriva, il 24 sett. 1143.

BISL.: Fonti: Epistolae Innocentii II: PL 174 (e Jaffé-Wattenbach, I. pp. 91-119); Vita Innocentii II, scritta dal card. Bosone, in lib. Pont., II. pp. 379-85 e in J. B. Waterrich. Pontificum Romanorum Vitae, II. Lipsia 1862, pp. 174-275 (e ivi altre fonti coeve). Letteratura: tra le voci di enciclopedie, la più importante è quella di E. Amann, in DTHC, VII, 11 (1923), coll. 1950-1961. - Tra le vecchie monografie, cf. J. De Lannes, Histoire du pontificat de Innocent II, Parigi 1741, e quella migliore di J. C. Hartmann, Vita I. II Pont. Romani, Marburgo 1744. Di moderno non v'è che lo studio, assai particolare, di G. Wieczorek. Das Verhältnis des Papstes Innocenz II, zu den Klöstern, Greifswald 1915. - Per l'esposizione, e la critica, dei fatti, fonti e letteratura. V. P. F. Palumbo, Lo scisma del MCXXX. I precedenti. La vicenda romana e le ripercussioni europee della lotta tra Anacleto e I. II (col Regesto degli Atti di Anacleto II), Piem. 1942. Pier Fausto Palumbo