KOIMESIS

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KOIMESIS. - È una rappresentazione simultanea della dormizione di Maria Vergine e del suo trapasso nel Cielo, stabilitasi nell'arte bizantina. Essa raffigura la Madonna coricata ed addormentata su un basso letto con mani incrociate sul petto; dietro il letto sta il Cristo con l'anima di Maria tra le braccia, raffigurata quale una piccola bambina che sarà affidata agli angioli, che sono in cielo per accoglierla; gli Apostoli, divisi in due gruppi, stanno alle due estremità del capezzale della Vergine.

Un buon esempio bizantino della K. (forse del sec. XII) è pervenuto su una copertina di libro, scolpita in avorio, conservata nel Museo di Ravenna. Quale tipica raffigurazione bizantina della K. può anche valere un museo, del 1143 a. della chiesa della Martorana a Palermo dove sul fondo d'oro una scritta spicca la scena con il suo nome. L'arte dell'Occidente europeo usava raffigurare la K. già nel sec. XII, come prova una miniatura tedesca di un codice di proprietà della Biblioteca regia a Monaco di Baviera (riprodotta da A. Venturi, V. BIBLICA., p. 387). A Roma si hanno due rappresentazioni musei della K., pervenute dal tardo Duecento: una, di Pietro Cavallini del 1290, in S. Maria in Trastevere, segue da vicino il modello bizantino; la seconda, di Jacopo Torriti del 1296, in S. Maria Maggiore, pranunciata già l'individuate interpretazione del soggetto, che si sviluppa in seguito man mano nell'arte italiana trasformando la K. nella semplice raffigurazione della dormizione della morte di Maria. Per illustrare le consecutive fasi dello sviluppo iconografico della dormizione della Vergine nell'arte italiana possono servire, per il Trecento: un pannello del 1370 ca. attribuito ad Andrea da Bologna e conservato nella Pinacoteca di Ancona, ed un altro di Spinello Aretino della Pinacoteca di Siena. Le raffigurazioni della dormizione di Maria della prima metà del Quattrocento, anche se assai individualizzate, si allacciano non di meno ancora al concetto della K. come provano gli affreschi di Taddeo di Bartolo nel Palazzo comunale a Siena e di Ottaviano Nelli nella cappella Trinci a Foligno. Lo stesso si può dire per il dipinto del Beato Angelico che rappresenta la dormizione in una predella ora nel Museo di S. Marco a Firenze, dove si vede per l'ultima volta raffigurato il Cristo con l'anima di Maria tra le braccia. Le raffigurazioni della seconda metà del Quattrocento fanno vedere di solito, al di sopra della scena della morte di Maria circondata dagli Apostoli, la sua ascensione nel Cielo; un bell'esempio, nella sua semplice sincerità, di tale modello offre un pannello del Palazzo municipale a Fabriano del pittore locale Antonio; una rappresentazione grandiosa di tale genere è affrescata da Domenico Ghirlandaio nella cappella maggiore di S. Maria Novella a Firenze. La K., semplificata in una raffigurazione della morte di Maria, hanno gli affreschi di fra' Filippo Lippi del 1457-65 nella cattedrale di Spoleto; Cristo che porta l'anima della Madre al cielo, non si trova più. Per l'arte del primo barocco si nota la Morte di Maria del Museo del Louvre, dipinta da Michelangelo da Caravaggio nel 1606. - Vedi tav. XLVI.

BIBL.: A. Venturi, La Madonna nell'arte italiana, Milano 1900; K. Künstle, Ikonographie der christlichen Kunst, I. Friburger in Br. 1928, passim. Witold Wehr