MACINGHI STROZZI, ALESSANDRA. - Gentildonna, n. a Firenze nel 1407, ivi m. l'11 marzo 1471. Sposò a 16 anni Matteo Strozzi, che, bandito dai Medici nel 1434, morì a Pesaro l'anno seguente, lasciandole 5 figli dei quali i 3 maschi, appena adolescenti, dovettero esulare come il padre.
Le 74 lettere scritte da A. a Filippo e Lorenzo, fra il '47 e il '70, tramandano la sua figura maternamente tenera, cristianamente forte, capace di affrontare avversità e dolori « non con animo di donna ma di uomo » e rispecchiano i costumi dell'età sua. Intorno a questa vedova, che difende il focolare ai figli esuli e non si dà pace finché non riesce a liberarli dal bando, s'intravede il mondo quattrocentesco: faccende domestiche e intrighi politici; « cambi » europei e interessi privati; cronaca fiorentina e cose di Fiandra e di Catalogna, di Venezia e di Napoli, ed anche quanto ha di più sano l'Umanesimo. Vivaci e pittoriche sono le lettere che descrivono le figlie, i generi, le fanciulle disponibili per le nozze di Lorenzo e Filippo; liriche quelle riguardanti il distacco da Matteino (il minore dei figli) e la sua morte in esilio; argute quelle allusive ai Medici, ai Pazzi, ai Pitti. La prosa di A. ha sapore di pane casalingo: « Non guatate al mio bello scrivere; s'io fossi presso di voi, non fare' queste letteracce, che dire' a bocca i fatti mia e voi e' vostri ». Però nell'immediatezza del discorso familiare, A. imprime la nobiltà dell'animo e l'alta fede in Dio.