MANFREDONIA, DIOCESI DI

MANFREDONIA, DIOCESI di. - Città e arcidiocesi nella provincia di Foggia (Italia).
MANFREDONIA, DIOCESI di. - Città e arcidiocesi nella provincia di Foggia (Italia).

Ha una popolazione di 112.040 ab. dei quali 111.903 cattolici, conta 16 parrocchie, 76 sacerdoti diocesani e 17 regolari, un seminario, 4 comunità religiose maschili, 14 femminili (Annuario Pont., 1951, p. 262).

1. STORIA

M. sorse ad opera di Manfredi nel 1256, dopo che l’antica Siponto giacque in rovina, distrutta dall’assalto saraceno e dal terremoto. Trasferita la diocesi, essa ne ereditò, insieme ai fasti, anche tutti i privilegi. L’origine della sede sipontina si perde nella leggenda. Il primo presule, storicamente accertato, è un Felice, presente al Concilio romano del 465. Il secondo, Lorenzo, ricorre in due Vite posteriori, una delle quali, scritta da un anonimo, contiene dati non sempre accettabili; e l’altra, molto manipolata nel sec. XI, confonde fatti ed episodi ingiustificati prima della dominazione bizantina. L’episcopato di Lorenzo è da porsi tra il v e il vi sec.; egli è in rapporto alla consacrazione del celebre santuario garganico dell’arcangelo s. Michele, che tanta fama raggiunge nel medioevo. Terzo vescovo è un Felice (uno e non due come vuole l’Ughelli), accertato tra il 591 e il 593 (Jaffé-Wattenbach, n. 1121, 1245, 1246, 1247, 1288). Seguono: Vitaliano (597-99; ibid., 1495, 1496, 1638 e 1791) e Ruffino che intervenne al Concilio Lateranense di Martino I (649). In questo tempo si apre per Siponto una parentesi tragica di devastazioni ad opera di Slavi, Saraceni e Longobardi, per cui la popolazione è dispersa e la sede vescovile affidata a Benevento. Solo nei prima anni dopo il 1000 Siponto riottenne l’indipendenza da papa Benedetto VIII, che elevò la sede a metropolitani con varie diocesi suffraganee. Il primo arcivescovo titolare, Leone (1034), stabilì la sua sede a Monte Gargano, ma fu anche l’unico. Divergenze di privilegi religiosi,

sorte tra Siponto e Monte Gargano, e quindi la soggezione ancora della sede sipontina a quella beneventana, voluta da Leone IX, provocarono uno stato di incertezza fino al 1066, quando Alessandro II disgiunse definitivamente le chiese, nominando arcivescovo di Siponto Gerardo I, dotto il suo monaco tedesco dell'Ordine benedettino. In seguito Siponto acquistò nuovi privilegi. Pasquale II assoggettò Viesti alla chiesa sipontina, Eugenio III quella di Monte Gargano e nel 1200 Innocenzo III confermò l'uno e l'altro privilegio.

Fu l'arcivescovo Ruggero che vide il tramonto di Siponto e la nascita di M.: entrando solennemente con il suo clero il 1258, egli confermava la continuità della chiesa sipontina ed apriva nello stesso tempo la serie dei presuli di M. La chiesa di questa città, agitata per lungo tempo dalle antiche controversie e turbata ripetutamente dal vento dello scisma, ha lasciato episodi dolorosi nella storia dell'episcopato. Eppure M. ha più volte legato il suo nome a nobilissime figure di principi della Chiesa.

Il Monumenti. — Siponto fu la città madre di M.; tra le sue vestigia si conservano ancora i monumenti più importanti. In una landa deserta sorge ancora la celebre chiesa di S. Maria Maggiore, in forme romanico-bizantine, a pianta quadrata, con cupola bassa ed absidi laterali. E' composta di due chiese sovrapposte, che sarebbero due costruzioni distinte, perché la superiore, consacrata da Pasquale II nel 1117, fu compiuta quando l'altra era ormai interrata e rovinata dai gusti del tempo e dai movimenti culturici. Comunque, il pregio maggiore è, oltre che nelle forme, nella ricca decorazione che attinge ai tipi bizantini, ripulsi di quel senso di classico equilibrio, che informa quasi dovunque i capolavori dell'arte medievale pugliese. A un miglio circa dalle rovine di Siponto s'ere tuttora la chiesa di S. Leonardo, che da vicino richiama le cattedrali pugliesi a più cupole. Quadrata, con forti archi ad ogiva spaventati su robusti polisti, serba ancora molto della sua struttura, nonostante l'abbandono e le amputazioni subite dagli edifici addossati. Di M. poco di notevole da segnalare, ad eccezione del Duomo del secc. XIII, che peraltro ha quasi tutto perduto nella ricostruzione in forme moderne.

Bibl.: Ugheli, VII, p. 814; G. Moroni, Dizion. crud. storico-celesti, XLII, Venezia 1846, p. 104