**MATTUTINO (Matutinum, Laudes matutinae, Officium nocturnum).** - I. Nel senso più antico (fino al sec. XI) è la preghiera o l’Ora canonica del mattino che aveva luogo allo spuntare del sole. Prima era una preghiera od orazione privata, benché «legit- tima» (Tertulliano, Ad uxorem, II, 5 «qua lucem ingredimur»; De oratione, 23, 25 «ingressu lucis»; Cipriano, De orat. domin., 34, 5 «mane... matutina oratione»; Ippolito, Trad. Apost., ed. Connolly, pp. 109-93; «circa galli cantum»); era pubblica invece alla domenica (Const. Apost., II, 59; VIII, 34-39); poi entra nell’uso liturgico e diviene la pre- ghiera della Chiesa (Ilario, In psalm. LXIV, 12; Ambrogio, De Elia, XV, 55; Agostino, Confess., V, 9; Eteria, cf. L. Duchesne, Origines du culte chrétien,
503
5a ed., Parigi 1925, p. 512) viene prescritta come Ora di aurora nelle Regole monastiche (Cassiano, Cesario, Colombano, specialmente s. Benedetto « Matutini qui incipiente luce agendi sunt », capp. 8. 11. 13; « Matutinorum solemniis », cap. 12, 13; « Agenda matutina », cap. 13); nell'Ufficio della Chiesa, il Decreto di Giustiniano del 529 (Cod. Inst., 1. 1. tit. 111, lex 41) enumera fra il gruppo notturno « matutina preces » (« omnes clerici... nocturnas et matutinas et vespertinas preces clamant »).
Il M. non sembra VIGILIO, PAPA (v.) in tre Ore canoniche. Essendo la veglia intera (pannychis) un grave disagio per i fedeli, si stabilirono alla sera i Vespri e all'aurora il M., riservando la veglia agli asceti ed alle vergini monastiche. Ma c'erano tre ore di preghiera ben distinte. Nuovamente J. Froger (Les origines de Prime, Roma 1946), identificando l'antica preghiera di mattina con la notturna, suppone due sole Ore, una serale, l'altra notturna-mattutina; l'introduzione di una nuova preghiera mattinale (Cassiano: PL 49, 126-156) è da riferirsi non all'Ora di Prima, ma alle Lodi. Questa nuova tesi trova molti contradditori (Masai, J. Jungmann, Chadwick). La disposizione delle preci mattinali così solenne e caratteristica indica piuttosto una priorità in confronto con quella dell'Ufficio notturno. I salmi matutini sono costituiti da Ps. 62 (Const. Apost., II, 59), dal cantico dei tre fanciulli (Cesario, Benedetto « Benedetto », e dal gruppo dei Salmi 148-50 (Cassiano, Cesario, Benedetto « Laudes »); il nome dell'ultimo gruppo « Laudes » fu esteso poi a tutto l'Ufficio di mattina: Laudes le lodi dell'aurora.
Il N. senso moderno (dal sec. XII) è l'Ufficio notturno. Si recitava prima alla mezzanotte, ma poco a poco si avvicinò alla mattina (Etera « ante pullorum cantum »; s. Benedetto « octava hora noctis, modice amplius de media nocte », cap. 8, alle ore due dopo mezzanotte). Nell'Ordo Romanus XI, 3. 9. 15 ecc. (ed. Mabillon) e nell'Ordo Off. Eccl. Lateran. Bernardi del 1145 (ed. Fischer, n. 27, 28. 31 sg.), il termine « Matutinum » o « De matutinis » vien già usato nel senso nuovo; le Lodi sono chiamate « matutinae laudes ». Al tempo di Amalario (m. nel 1850), ai giorni di un doppio Ufficio, cioè del feriale e di un santo che si sovrappone al feriale, l'Ufficio del santo si diceva prima della mezzanotte (« circa vespertinam horam »: Amalario, De ordine antiphonalum, cap. 17), e l'altro feriale « ad gallicinium, vel ad matutinas horas » (« in superiore parte noctis »: Amalario, loc. cit.). Così si prepara il doppio uso, da una parte di anticipare alla sera del giorno l'Ufficio notturno, dall'altra di dirlo « circa diei crepusculum », di mattina (G. Beleth, Explicatio divini Officii, cap. 20: PL 202, 32). L'orazione notturna spostata verso la mattina assunse il nome di M.
Dalla pratica privata degli antichi cristiani di alzarsi alla mezzanotte per pregare (Clemente Alessandrino, Tertulliano, Ippolito; Trad. Apost., ed. Connolly, pp. 192-193, 198-199; ed. Dix, pp. 65-67) venne una doppia interruzione della notte: « circa mediam noctem », « circa gallinum ». Ebbene inizio così questa preghiera comune nella Chiesa: ogni notte nei conventi degli asceti, nelle donne, nonché per gli altri cristiani. Si cantavano salmi, intercalati da una colletta del sacerdote (Etera), si leggevano le S. Scritture (Ippolito). Queste due forme della preghiera notturna, maggiore nella domenica e minore nella feria, ricorrono anche oggi: nelle domeniche alla prima preghiera notturna (già 12 salmi e 3 lezioni) se ne aggiungevano due altre (ciascuna con 3 salmi e 3 lezioni). Da questa preghiera notturna è da distinguere la veglia intera pasquale (di Pasqua e di Pentecoste, pannychis), la veglia negli anniversari dei martiri o delle Quattro Tempore; da queste veglie è ben distinta la preghiera notturna. Le veglie cominciavano prima di mezzanotte e finivano con la solennità dell'Eucaristia, mentre la preghiera notturna si faceva dopo mezzanotte e poi verso la mattina; ma c'erano somiglianze nella forma della recitazione dei salmi e delle lezioni.
Dalla riforma di Pio X, obbligatoria dal genn. 1913, la millenaria distribuzione salmodica nelle tre grandi Ore: Vespri, M., Lodi, fu sostituita da un nuovo ordinamento settimanale, assegnando invariabilmente 9 salmi al M. (invece dei 18 domenicali e 12 feriali) e, rispettando l'antico Ordo psallendi, disponendo per il M. i salmi 1-108.
Il M., nelle feste maggiori (eccettuate la Pasqua e la Pentecoste) e dopo la riforma di Pio X anche nelle domeniche, si compone di 3 Notturni, dei quali ciascuno ha il ritmo ordinato di 3 salmi, 3 lezioni e 3 responsori; nei giorni comuni o feriali di un Notturno di 9 salmi e 3 lezioni (e responsori). L'Ordo monastica ordinato da S. Benedetto è diverso da quest'ordine della Chiesa universale e conserva usanze vigenti allora sia a Roma sia presso i monasteri di Oriente e della Gallia (Cassiano).