MĒGHILLÔTH, HĀMĒŠ (« cinque rotoli »). - Denominazione sorta ca. i tempi di s. Girolamo, derivata dalla liturgia sinagogale, per indicare i « cinque volumi » del Vecchio Testamento, che si leggono interi ciascuno nelle singole grandi feste giudaiche: il Cantico, nell'ottavo giorno di Pasqua; Rut nella Pentecoste; le Lamentazioni, il 9 di 'ābh per la distruzione di Gerusalemme ad opera di Nabuchodonosor (cf. Zach. 7, 3) e poi di Tito; l'Ecclésiaste nella festa dei Tabernacoli; Ester in quella dei Pūrīm (14 di 'adhār). Il raggruppamento è proprio della Bibbia ebraica, fra i Kāthābhīm, e risale alla fine del sec. IV; manca nei Settanta e nella Volgata.
L'ordine varia nei manoscritti. Quello oggi in uso segue la serie cronologica delle 5 feste cui i H. M. si riferiscono; esso è dato dalle prime tre edizioni della Bibbia intera (Socino 1488; Napoli 1491-93; Brescia 1494), le quali per altro mettono i H. M. immediatamente dopo il Pentateuco.