NATINEI (EBR. *NĒTHĪNĒN*; SETTANTA *VĀVĀYĀ*, RARO *VĀVĀYĀ* E *VĀVĀYĀLO*; VOLG. *NATHINÆI*)

NATINEI (ebr. *nēthīnēn*; Settanta *vāvāyā*, raro *vāvāyā* e *vāvāyālo*; Volg. *nathinæi*). - Ministri addetti ai servizi più umili (*Esd.* 8,20) del Tempio di Gerusalemme, menzionati dopo sacerdoti e leviti (*I Par.* 9, 2; *Esd.* 2, 43.70; *Neh.* 7,46) come una classe distinta, benché non provenienti da una tribù o stirpe determinata. Sono accostati, per somiglianza d'impiego, ai «servi di Salomone» (*Esd.* 2, 58; *Neh.* 7, 60), discendenti dei Cananei, da quel Re assoggettati a lavori servili (*I Reg.* 9, 20-21).

Si pensa che in massa i n. fossero prigionieri di guerra (cf. *Jos.* 9, 21-23) e loro discendenti. Il nome si collega con la radice *nāthān* «dare» (formazione nominale di senso passivo, *qātil*), onde oggi si suol tradurlo «oblat»; «offerti» al servizio sacro, come già gli stessi leviti (chiamati *nēthīnēn* «dati», participio passivo, in *Num.* 3, 9; 8, 16, 19). Non se ne hanno notizie in tempo anteriore all'esilio; si sa invece che esistevano a Babilonia, donde un gruppo tornò con Esdra a Gerusalemme (*Esd.* 7, 7; 8, 17, 20), ove le memorie di Neemia li ricordano come abitanti un quartiere proprio (*Neh.* 3, 26, 31; 7, 73; 11, 3, 21) e partecipi delle riforme di quell'epoca (*Neh.* 10, 29).

Giovanni Rinaldi