NISIBI (NUSAYBIN), SCUOLA di. - Città siriaca nella pianura mosopotamica, fu sede verso la metà del sec. IV di una scuola cui insegnò anche s. Efrem. La scuola si trasferì in seguito in Edessa (v.), con il titolo di « scuola dei Persiani », quando questi nel 363 si impadronirono di N. Nella scuola di Edessa, dopo il Concilio di Efeso (431) e sotto la direzione di Hibā, poi vescovo locale, si fece sentire una spiccata tendenza verso il nestorianesimo. Narsaj fu preposto alla scuola di Edessa nel 437 e vi restò per 20 anni. Ma espulso a causa del suo nestorianesimo rientrò in Persia. Senonché nel passare per N. fu invitato dal locale vescovo Barṣawmā a ristabilirvi l'antica scuola. Dopo poco tempo affluirono a N. quasi tutti gli antichi discepoli edesseni di Narsaj. La s. di N. ha avuto grandissima importanza perché è stata il focolare più valido del nestorianesimo, che di qui si è diffuso in tutta la Persia. Fra i discepoli della scuola si ricordano Mār Ābā, Abramo di Kaškar, 'Īšō-jahb I e Sabrīšō'. Nel tempo di Mār Ābā v'erano 800 discepoli nella scuola.
Sono stati conservati gli Statuti della scuola nishena (ed. I. Guidi, in Giorn. della Soc. asiat. italiana,
4 [1890], pp. 165-95; cf. J.-B. Chabot in Journal de la Soc. asiatique, 8 [1896], p. 43). Da essi si vede che la scuola rassomiglia molto ai moderni « seminari ». Vita comune sotto il preside (rabbān) e il maggiordomo. Due maestri, uno interprete e l'altro « maestro di lezioni ». L'interprete seguiva le opere di Teodoro di Mopsuestia. Gli studi duravano 3 anni. La scuola aveva una certa esenzione dal vescovo per la disciplina interna.
Bibliografia2 opere
Schulen der morgenländischen Kirchen, Bonn 1916, pp. 77-110; A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, ivi 1922, pp. 113-15.
Ignazio Ortiz de Urbina