OGNISSANTI (festum omnium Sanctorum). - La festa di O. (1° nov.) non è solamente destinata ad onorare i santi, propriamente detti, ma nell'intenzione della Chiesa essa comprende anche tutti i fedeli trapassati in grazia e giunti alla glorificazione definitiva del Paradiso. Questa idea si trova fondamentale espressa già nella S. Scrittura, soprattutto nell'Apocalisse, nelle molteplici descrizioni della
gloria dei santi, cioè dei Christifideles che hanno raggiunto la celeste Gerusalemme. Con questa festa si è voluto nel medioevo supplire in qualche modo a tutto ciò che avrebbe potuto mancare nelle feste particolari. Infatti Urbano IV, in un canone approvato dal Concilio di Vienne (1311-12) inserito poi nelle Clementine (can. Si Dominum: de reliquiis et venera- tione Sanctorum, III, 16 in Clem.) dice espressamente: «ut in hac ipsorum celebratione communi quoddum in propriis ipsorum festivitatibus omissum exsisteret, solveretur».
La festa di O. fu considerata sin dal medioevo di grado così elevato che nessun'altra, neppure la dedicazione della propria chiesa, la poteva sorpassare. Ha ottava comune, la quale però attualmente passa in secondo ordine a causa dell'ottavario dei morti.
I. Storia e varie date della festa
In origine con questa festa si è innanzi tutto voluto onorare tutti i martiri ed ogni Chiesa scelse all'uopo una data particolare. Le principali sono:1) 6 apr. Nel Martirologio giriaco (ed. H. Lietzmann, Die drei ältesten Martyrologien, 2a ed., Bonn 1911, p. 10) scritto nel 411-12 ad Edessa, appare, sotto la data 6 apr., e con la specificazione «venerdì dopo Pasqua», una memoria di tutti i martiri: la coincidenza fra queste date e il venerdì dopo Pasqua si ebbe nella seconda metà del sec. IV (data d'origine del Martirologio predetto) negli a. 367, 378, 389 e 400, il che fa supporre che la suddetta commemorazione abbia avuto origine in uno di quegli anni nella città di Nisibi indicata nel lemma.
2) 17 e 20 apr. In alcuni libri liturgici irlandesi e inglesi appare nei sec. IX-X la doppia data del 17 e 20 apr.; alla prima data la festa di tutti i santi martiri, alla seconda data di tutti i santi dell'Irlanda, della Britannia, e dell'Europa (Martyrologio di Oengus e di Tallaght, cf. Martyr. Romanum, p. 489). L'origine e la durata di queste celebrazioni restano completamente oscure.
3) 13 maggio. Mentre nella Siria orientale per la celebrazione di tutti i martiri invase il 6 apr., nella Siria occidentale invece si sa da s. Efrem (m. nel 378) che la festa «di tutti martiri della terra» aveva luogo il 13 maggio (cf. G. Bickell, Carmina Nisibena, Lipsia 1886, p. 23; id., in Theol. Quartalschr., 48 [1866], p. 467). In questo stesso giorno, nel 609, papa Bonifacio IV procedette alla consacrazione del Pantheon di Roma e dedicò l'imperatore Foca, trasformandolo in «ecclesiam b. Mariae semper virginis et omnium martyrum» (Lib. Pont., I, p. 313; R. Valentini, G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, pp. 251-50; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna 1941, pp. 292-94). La scelta di questo giorno, che nel 609 cadeva di martedì, per la predetta dedicazione è stata forse influenzata dalla festa siriaca, poiché «quell'epoca la dedicazione di una chiesa avveniva regolarmente di domenica.
Beda il Venerabile, nella Historia Anglorum (II, 4: PL 95, 88), fa un confronto fra il Pantheon come «numis lacrum omnium deorum» e come «chiesa di tutti i martiri», «ut excluda multitudine daemonum, multitudo ibi Sanctorum memoriam haberet», idea ripetuta poi da tutti gli autori medievali, da Paolo Diacono (Historia Langobardorum, IV, 37: PL 95, 570) a Durando, Beleth, Siccardo. Il Baronio nella sue note al Martirologio romano dice che il Papa fece trasportare in quella occasione al Pantheon 20 carri carichi di ossa di martiri; ma tale no- tizia è priva di fondamento.
Come d'uso, l'anniversario della dedicazione del Pantheon fu celebrata annualmente; e, se si deve prestare fede a notizie posteriori, questa celebrazione sarebbe diventata talmente famosa che il grande afflusso dei pellegrini avrebbe creato alle volte serie difficoltà di vetovaglio, come si dirà in seguito.
4) 17 maggio-20 giugno, ossia la 1a domenica dopo Pentecoste. Un'altra data importante nella storia complessa della festa di O. è quella di una solennità in onore dei martiri, da celebrarsi nella 1a domenica dopo Pentecoste che può oscillare fra le due date sopra indicate. La prima sicura notizia di una celebrazione liturgica di tutti i martiri in questa domenica la si trova in s. Giovanni Crisostomo, il quale vi tenne la Laudatio Sanctorum omnium qui martyrium toto terrarum orbe passi sunt (PG 50, 705-12) in cui collega il ricordo di tutti i martiri con la discesa dello Spirito Santo. La sua passaggio è avvenuto in via di via verso la festa, e peraltro nel Lezionario di Würzburg (sec. VI) e in quello di Murbach (sec. VIII) nei quali la domenica dopo Pentecoste è intitolata: Natale Sanctorum o In natali sanctorum (cf. G. Morin, Le plus ancien Comte de l'Eglise romaine, in Rev. bénéd., 27 [1910], p. 41 sgg.), ciò che indica, trattandosi di libri liturgici pervenute romani, che almeno per un certo tempo anche a Roma (o in qualche basilica romana) era invaso l'uso della celebrazione dei santi (martiri) nell'ottava di Pentecoste. D'altra parte le notizie di questi due lezionari rimasero senza seguito, e l'uso spari rapidamente.
5) 20 maggio. La celebrazione dei santi martiri nel- l'ottava di Pentecoste passò pure più tardi in Bisanzio ad una data fissa, cioè al 20 maggio, come risulta dal Sinasario della Chiesa costantinopolitana (Synax Ecc. Const., col. 608).
6) 1° nov. Dall'epoca carolingia in poi è diventata la data della festa d'O. per la Chiesa latina e anche per molte chiese orientali. A dir vero, è difficile stabilire con chiarezza l'origine e gli sviluppi di questa data festiva. Le varie celebrazioni, finora recensite, erano dedicate quasi tutte alla memoria dei martiri; mentre la festa del 1° nov. divenne subito la celebrazione di tutti i santi indistintamente. Il Martirologio geronimiano, i lezionari antichi romani fino al sec. VIII, i Sacramenti gregoriano, gelasiano e gelasiano antico del sec. VIII hanno tutti al 1° nov. la sola festa di s. Cesario di Terracina, festa introdotta a Roma fra gli anni 538 e 603 (cf. Martyr. Hieronymianum, p. 581; Th. Klauser, Das römische Capitulare Evange- liorum, Münster in V. 1935; E. Donckel, Ausserrömische Heilige in Rom, Lussemburgo 1938; P. de Puniet, Le Sacramentaire romain de Gellone, in Ephemerides liturgica, 52 [1938], pp. 158-59); gli Statuta quaedam s. Bonifacii, m. nel 754; V. Hefele-Leclercq, III, II, p. 923); il noto liturgista Amalario, ai tempi di Carlomagno e l'elenco delle feste pubblicate nel Concilio di Aquisgrana del 1809 (ibid., p. 1131) non fanno alcun accenno a questa festa. Però proprio nel sec. VIII si riscontrano le prime notizie della festa di O. alla data del 1° nov. Beda il venerabile (m. nel 753) nel suo Martirologio poetico (PL 94, 606) dedica alla festa un distico, e ne parla nel suo Martirologio storico (PL 94, 1087), ove aggiunge la storia della dedicazione del Pantheon (gli accenni a Gregorio IV e Ludovico II Pio sono aggiunte posteriori). In questo stesso tempo, cioè sotto papa Gregorio III (731-41), ebbe luogo un fatto di notevole importanza per la storia della festa di O.; il Papa eresse e dedicò nella Basilica Vaticana un Oratorio, «in quo recondit in honore Salvatoris Sanctae- que eius Genetricis reliquias Sanctorum apostolorum vel omnium sanctorum martyrum ac confessorum, perfecto- rum, iustorum toto in orbe terrarum requiescentium» istituendo anche speciali servizi liturgici da farsi dai monaci dei tre monasteri esistenti intorno alla Basilica (Lib. Pont., I, pp. 421-22; Valentini-Zucchetti, op. cit., II, pp. 263-64). Sfortunatamente non si conoscono l'anno e il giorno pre- ciso di questa dedicazione, che se fosse avvenuta il 1° nov. costituirebbe il fondamento della odierna solennità. Comunque l'arcivescovo Arnone di Salisburgo, nel celebre Sinodo di Riesbach, nell'ag. 798, prescrisse come di pre- detto la solennità di O. al 1° nov. per tutta la Germania sud orientale (Hefele - Leclercq, III, II, p. 1108). Alcuno (m. nel 804) nel suo Lezionario nota la festa di O. e la sua vigilia (cf. A. Wilmart, Le Lectionnaire d'Alcuin, in Ephem. liturg, 51 [1937], p. 161). Nei Martirologi storici di Adone, di Usuardo e nelle aggiunte a quello di Beda, si trova la strana notizia, ricordata anche da Sigiberto di Gembloux (m. nel 1112) nel suo Chronicon (PL 160, 159) che cioè Gregorio IV (827-44) chiese ed ottenne dal- l'imperatore Ludovico II Pio (814-40), e precisamente nel- l'anno 835, due anni dopo il memorabile incontro fra
le due autorità presso Colmar, l'introduzione universale della festa di O. e alla data, stabilita dallo stesso Gregorio IV, cioè al 1° nov. Il Beleth (m. nel 1165), riferisce un fatto che non è possibile controllare da altre fonti, cioè che lo stesso Gregorio IV, viste le difficoltà di vettovagliamento ai numerosi pellegrini, soliti convenire a Roma per la celebrazione del 13 maggio, avrebbe trasferito la festività di tutti i santi a dopo il raccolto, e precisamente al 1° nov. Ma tale data, come si è visto, era già conosciuta da più di un secolo. Comunque sia, dal sec. IX in poi la festa di O. al 1° nov. diventa comune, e penetra profondamente nella pietà cristiana.
II. VIGILIA, OTTAVA, PARTICOLARI LITURGICI
Il Lezionario di Alcuino è sinora il primo testo liturgico che recensisce la vigilia di O. (cf. A. Wilmart, art. cit., pp. 161, 173); essa si diffuse poi rapidamente con la generale accettazione della festa al 1° nov., come vigilia penitenziale con digiuno e astinenza, legge conservata ancora dopo il CIC (can. 1252 § 2).L'ottava della festa è anch'essa ricordata in testi molto antichi, ma divenne obbligatoria per tutta la Chiesa soltanto con Sisto IV, il quale la prescrisse dopo la caduta di Ottanto nelle mani dei Turchi (1480), per ottenere con l'intercessione di tutti i santi la protezione della Chiesa. Radolfo di Rivo, lo strenuo difensore della liturgia romana contro i vari influssi e tendenze rilassatrici, insiste molto sul fatto che la festa di O. è di istituzione pontificia romana, e che quindi, cadendo di domenica, secondo l'antica prassi romana, si dovrebbero celebrare due Messe, della festa e della domenica, e si dovrebbe recitare il Credo «secondo Damaso» (v. Radolfo, Liber de off. eccl., c. 16; De can. observ., prop. XXIII; ed. K. Mohlberg, II, Parigi 1915, pp. 28, 156). Da Durando e altri liturgisti si sa che fino a Pio V le antifone e le lezioni erano disposte in maniera che la prima si riferisse alla S.ma Trinità, la seconda alla Madonna, la terza agli angeli, la quarta ai profeti, la quinta agli Apostoli, la sesta ai martiri, la settima ai confessori, l'ottava alle vergini e l'ultima a tutti i santi. Le lezioni furono recitate, incominciando dalla prima, dal vescovo o dal prelato, dal decano, e via via, finalmente l'ottava dai pueri, in abiti bianchi, spesso da un coro di almeno cinque, davanti all'altare della Madonna, con candele accese e grande solennità. S. Pio V cambiò Ufficio e Messa eliminandone l'accenno alla S.ma Trinità, ma rimasero diversi cenni alla Madonna e agli Angeli. Sotto il b. Pio X furono rifatti i responsori per l'ottava. Il sermone di Beda (sermo 18 de Sanctis) non è suo: ma appare anche con i nomi di s. Agostino, di Rabano Mauro, di Walafrido Strabone, ed è probabilmente del-l'abete Elissacard di s. Massimino di Treviri. Anche il sermone di S. Giov. Crisostomo per il VII giorno dell'ottava non è suo, ma è opera di un ignoto latino (cf. G. Morin, Etudes, textes, découvertes, I, Maredsous 1913, pp. 498-99).
Da notare finalmente con i primi versi della festa di O. si cambiano le vesti corali, prendendo quelle invernali, con le cappe di pelliccia. Questo uso è attestato, per la Cappella pontificia e i cardinali, almeno sin dai tempi di Paris de Grassis e di Burcardo (intorno al 1500), ma anticamente è anche dopo il 1500, fuori della Cappella papale, questo cambiamento era una particolarità della festa di s. Martino (II nov.).
III. FESTE CUMULATIVE DEI SANTI
La stessa idea che portò all'introduzione di una festa collettiva, prima per tutti i martiri, successivamente per tutti i santi, ebbe applicazioni particolari anche nelle chiese e comunità, e ciò sin dal medioevo.Basta indicare alcune di queste feste. Molte diocesi, soprattutto quelle più antiche, con molti santi antichi e medievali, hanno una festa omnium sanctorum episcoporum, sacerdotum, ceterorumque ecclesiae N. sanctorum (o con simili titoli), fissata in varie date, p. es., nella domenica dell'ottava di O., nella 1° domenica di ag., o a date fisse. Altre diocesi hanno una festa di tutti i patroni celebrati in essa; nell'Irlanda esiste una festa di tutti i santi irlandesi (domenica dell'ottava di O.); l'Ordine benedettino celebra il 13 nov. la festa di tutti i santi del proprio Ordine, così pure i Gesuiti nella domenica dell'ottava di O., o i tre Ordini francescani il 29 nov. Dello stesso tipo è la festa, molto diffusa, di tutti i s. Apostoli, celebrata a modo di commemorazione nel giorno dei ss. Pietro e Paolo, o l'altra festa, assai divulgata, di tutti i sommi pontefici, spesso in data 4 luglio. In questa stessa linea sta la festa, molto diffusa, di tutte le sante reliquie di una chiesa o di una diocesi, generalmente entro l'ottava di O.
Recentemente, in occasione del Congresso internazionale dei Religiosi, tenutosi a Roma (1950), fu lanciata l'idea di una festa Omnium ss. Fundatorum, per i soli religiosi, per commemorare degnamente tutti questi santi che diedero alla Chiesa una nuova famiglia. Ma altri, non senza ragione, propongono, e per tutta la Chiesa, non solo una festa cumulativa di tutti i fondatori, ma anche, p. es., di tutti i ss. Dottori della Chiesa, visto e considerato che le condizioni del Santorale sono ormai assai precarie, sotto la continua e quasi irrefrenabile pressione di tanti santi che, secondo la prassi ordinaria, dovrebbero passare nel Calendario della Chiesa universale. Basta ricordare che i soli Dottori della Chiesa (n. 29) richiedono da soli quasi un intero mese dell'anno, mentre nei soli anni 1950 e 1951 sono stati inseriti nel catalogo dei santi 10 fondatori o fondatrici.
Comunque sia, l'istituzione di feste cumulative per gruppi di santi con identica fisionomia è da tempo in uso, potrebbe, forse, costituire un mezzo utile per rimediare al sovraccarico dei calendari ecclesiastici.