In latino si ha hosanna oppure osanna (greco ὡσσεννάς), riproduzione dell'ebraico hōfē'ah-nya' - salva, di grazia (cf. Ps. 118, 25). In pratica, come appare dall'uso lirugico, sia cristiano che ebraico, il significato originario si ha attenuato in una semplice esclamazione di gioia e di augurio, simile al nostro «viva!», come avverti già s. Agostino (In Ioannem tract., 51, 2: PL 35, 1764). S. Girolamo, dietro richiesta di papa Damaso, compose un trattatello sulla parola o. Recensiti alcuni significati impossibili, escogitati da gente digiuna di ebraico, esaminando le varie versioni greche e discutendo di filologia ebraica, diede la spiegazione esatta (Ep. 20, 1-6: CSEL, LIV, PP. 104-10).
Nella liturgia ebraica o. veniva ripetuto specialmente nella festa dei Tabernacoli, il cui settimo giorno era chiamato anche «il grande o.». In quella cristiana, oltre che nel «trisagio» della Messa, il termine ritorna in modo particolare nel giorno delle Palme. Già la Didachē (10, 6) testifica l'impiego liturgico di tale vocabolario. Si è perduta, invece, l'antica usanza di salutare i vescovi con tale acclamazione (cf. s. Girolamo, In Matthaeum, 21, 15: PL 26, 158).