OSANNA. - Acclamazione ebraica entrata nella liturgia in seguito al suo uso nel Nuovo Testamento (Mt. 21, 9. 15; Mc. 11, 9; Io. 12, 13).
In latino si ha hosanna oppure osanna (greco ὕσπνά), riproduzione dell'ebraico hḗfāh-ndā' «salva, di grazia» (cf. Ps. 118, 25). In pratica, come appare dall'uso liturgico, sia cristiano che ebraico, il significato originario si era attenuato in una semplice esclamazione di gioia e di augurio, simile al nostro «viva!», come avverti già s. Agostino (In Ioannem tract., 51, 2: PL 35, 1764). S. Girolamo, dietro richiesta di papa Damaso, compose un trattatello sulla parola o. Recensiti alcuni significati impossibili, escogitati da gente digiuna di ebraico, esaminando le varie versioni greche e discutendo di filologia ebraica, diede la spiegazione esatta (Ep. 20, 1-6: CSEL, LIV, pp. 104-10).
Nella liturgia ebraica o. veniva ripetuto specialmente nella festa dei Tabernacoli, il cui settimo giorno era chiamato anche «il grande o.»; in quella cristiana, oltre che nel «trisagio» della Messa, il termine ritorna in modo particolare nel giorno delle Palme. Già la Didaché (10, 6) testifica l'impiego liturgico di tale vocabolo. Si è perduta, invece, l'antica usanza di salutare i vescovi con tale acclamazione (cf. s. Girolamo, In Matthaeum, 21, 15: PL 26, 158).