PANATENE (gr. Πανάθηνα), - Tra le feste ateniesi le P. furono le più antiche celebrate in onore di Atena Poliade, protettrice della città. La festa (che si diceva istituita dal mitico Erittonio) in origine era limitata alla sola città di Atene, ma, da quando Teseo riunì in un solo stato l'Attica, fu chiamata delle Panatene, ed infatti in occasione di questa unione si celebrava il 18 Ecatombene (luglio-agosto) la festa della Sinchia (*Συνοδία*) che serviva come di preparazione alle P.
La festa delle P. era annuale, ma dal tempo di Pisastro (566 a. C.), oltre alla celebrazione annuale ne fu istituita un'altra assai più solenne, le grandi panatene, le quali si ripetevano ogni 4 anni (festa penteterica) e cioè ogni terzo anno dell'Olimpiade. La durata era di 4 o 6 giorni, compresi tra il 23 ed il 28 Ecatombene, nel quale ultimo giorno ricorreva la nascita della dea.
Lo svolgimento esatto delle P. (eseguito sotto la guida di 10 atleti) è alquanto oscuro, anche perché nel corso del tempo la festa si andò arricchendo di sempre nuovi elementi. Nei primi giorni si compivano corse di carri, alle quali più tardi furono aggiunte corse a cavallo, gare ginnastiche e, in epoca più recente, una corsa con fiaccole (lampadedromia): all'imburriare (la festa cadeva prima della luna nuova) un gruppo scelto di giovani dall'altare di Eros nell'Accademia, sul quale si accendevano le torce, partiva in due scaglioni: il primo correva innanzi con le fiaccole accese; il secondo seguiva a distanza senza fiaccole. Chi era raggiunto doveva cedere la sua torcia, e vincitore era colui che arrivava primo alla meta con la fiaccola accesa.
Pisastro (o suo figlio Ipparco) stabilì che alle P. fossero recitati dai rapsodi i canti omerici, e Pericle introdusse agoni musicali, celebrati nell'Odeon. Oltre i cori di danzatori, nelle P. avevano luogo, l'ultimo giorno, gare di triremi (disputate dalle varie tribù dell'Attica). I premi consistevano in corone d'oro, in olio dei sacri ulivi della dea, in decorati vasi di creta o in tripodi di bronzo e, per i vincitori della regata, in una somma di denaro, di cui una parte era destinata ad un sacrificio in onore di Poseidone.
La chiusura della festa, nel giorno 28, comprendeva una solenne processione, che recava alla dea il ricchissimo peplo, tessuto da cittadine ateniesi (le ergastine) sul quale era, tra l'altro, rappresentata la lotta vittoriosa di Atena contro i Giganti. Tale peplo, dal Ceramico era condotto attraverso le vie della città sopra un carro a forma di nave fino al santuario della dea sull'arcopoli. Questa processione fu raffigurata da Fidia nel fregio del Partenone.
Cesare D'Onofrio