PIO DA CARPI, FAMIGLIA

PIO da Carpi, Famiglia. - Se ne può considerare capostipite un Pio, che nel 1177 fu podestà di Modena. Un suo discendente, Egidio, fu nel 1264 espulso da Modena insieme con altri capi ghibellini. Nel 1331 Guido, figlio di Egidio, e suo cugino Manfredo furono vicari di Modena per Giovanni di Boemia e ne divennero signori, ma la lega formatasi contro Giovanni li costrinse a cedere la città agli Estensi, ricevendo in cambio Carpi per Manfredo S. Felice per Guido. Per quasi due secoli i P. si trovarono in contrasto con gli Estensi che aspiravano al dominio di Carpi e offrivano in compenso altri feudi nel modenese. Nel 1450 Alberto P., capitano al servizio di Francesco Sforza, lo abbandonò per i Savoia i quali gli concessero di aggiungere al suo nome quello di Savoia.

BIBL.: P. Litta, Famiglie nobili italiane, II, 18.

Roberto Palmarocchi

La famiglia fu resa illustre nel sec. XVI da Alberto, n. a. il 1475 da Lionello I e Caterina Pico, sorella del celebre Giovanni; ebbe maestri Aldo Manuzio, che egli sempre protesse, e Gregorio di Spoleto; raccolse libri latini, greci ed ebraici, fu amico dell'Ariosto ed acquistò fama di "distinto teologo". Sposò Cecilia Gonzaga di Mantova e fu coinvolto in discordie familiari, fomentate dagli Estensi di Ferrara che miravano al suo feudo di Carpi. Si portò presso Massimiliano re di Germania nel 1500 e lo rappresentò in Curia in occasione della lega contro Venezia del 1508-10. Nel 1512 era ambasciatore imperiale a Roma e fu molto in favore presso Leone X. Durante il Conclave del 1523 stette con i Medici e con la parte francese, della quale fu grande fautore, insieme con Gian Matteo Giberti e Lodovico di Canossa vescovo di Bayeux. Con loro si adoperò per mantenere Clemente VII nella politica anti-imperiale, per cui l'inviato di Carlo V poteva riferire "Carpi è un diavolo: sa tutto e si mescola in tutto, l'Imperatore dovrebbe guadagnarselo od annientarlo". Fu con Clemente VII in Castel S. Angelo durante il sacco del 1527 e fu da lui inviato presso il re Francesco I. Carlo V gli tolse allora Carpi che l'8 apr. 1530 infedò ad Alfonso d'Este. Morì a Parigi nel genn. 1531 lasciando due figlie. Diplomatico ed umanista inviò nel 1526, manoscritta, ad Erasmo da Rotterdam una Responsio accurata et parentica ad una lettera di lui, stampata a Parigi nel 1529 con la risposta di Erasmo. Alberto gli replicò con i suoi XXIII Libri in locos lucubrationum variarum Erasmi Roterdami (Parigi e Venezia 1531); egli intendeva combattere Lutero con la critica contro Erasmo. Contro di lui, già morto, Erasmo scrisse allora un'Apologia (Basilea 1531).

BIBL.: G. Tiraboschi, Biblioteca modenese, IV, Modena 1783, pp. 156-201; F. Lauchert, Die italienischen literarischen Gegner Luthers, Friburgo 1912, pp. 279-311; P. Tacchi-Venturi, Storia della Compagnia di Gesù, Roma 1950, I, p. 123 sgg.

RODOLFO, cardinale, figlio di Lionello II (fratello di Alberto) e di Maria Martinengo, n. il 2 maggio 1500,

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(Inh. Anderson)
Pinturicchio, Bernabdino Betti detto it - S. Lodovico, vescovo di Tolosa. Particolare degli affreschi in S. Maria in Aracosti. Roma.

dottore in filosofia a Padova, cavaliere gerosolimitano, fu cameriere segreto di Clemente VII (1523-34) da cui fu adoperato in maneggi diplomatici. Nominato vescovo di Faenza il 13 nov. 1528 la governò per mezzo di vicari, preoccupato di liberarla dalla penetrazione del protestantesimo e di togliere gli abusi, vi fece celebrare nell'ag. 1533 un sinodo di riforma. Rinunciò a questa diocesi in favore del fratello Teodoro (10 ott. 1544) ed ebbe per favore di Carlo V quella di Agrigento, dove pure non risiedette. Nunzio in Francia il 26 luglio 1530, passò in Savoia il 29 maggio 1533 in occasione del Convegno di Nizza fra il Papa ed il Re e ritornò a Roma con il Papa il 21 nov. 1533. Fu nominato di nuovo nunzio in Francia da Paolo III il 9 genn. 1535 con il compito di annunciare il Concilio, difendere la neutralità del Papa, eliminare l'influsso politico dell'Inghilterra e cercare l'appoggio contro le incursioni corsare. Creato cardinale il 12 dic. 1536 insieme con Pole, Carafa, Sadoleto, del Monte, Aleandro, lasciò la Francia nell'apr. 1537. Fu inviato di nuovo colà il 19 dic. 1537 con il compito di condurre i negoziati per la pace fra Carlo V e Francesco I che furono continuati dal Papa nel secondo Convegno di Nizza del maggio-giugno 1538. Paolo III lo lasciò suo legato in Roma il 12 ag. 1541, quando si recò al Convegno di Lucca e nel febbr. 1543, quando si recò a Bologna e poi a Busseto. Rodolfo fu di nuovo legato in Francia sotto Giulio III nel sett. 1551; apparteneva al partito imperiale e oltre alcune lettere si ha di lui manoscritto un Discorso a Carlo V Cesare del modo di dominare redatto nel 1543. Con tale tendenza partecipò al Conclave del 1550; in quello del 1559, il 6 sett. si tentò di eleggerlo papa per via di omaggio; tentativo ripetuto inutilmente i giorni seguenti.

Appartene all'Inquisizione romana già sotto Paolo III e ne fu durante i seguenti pontificati autorevole membro e zelante promotore della Riforma cattolica. Quale protettore dei Cappuccini convocò i loro Superiori a Roma nel 1542 in occasione dell'apostasia dell'Ohio per farsi garante della loro fede. Fu anche l'unico protettore che avessero i Gesuiti e primo membro della Compagnia della Grazia istituita da s. Ignazio. Fu benemerito del santuario di Loreto. Figlio del suo secolo, costruì una vigna sul Quirinale e nel suo palazzo a Campo Marzio radunò una biblioteca (che lasciò all'erudito Latino La-tini) e inoltre statue, bronzi, antichità diverse, pitture. Vescovo di Ostia, e decano il 18 maggio 1562, morì in Curia il 2 maggio 1564 lasciando fama di «uomo di grande virtù, dottrina e prudenza negli affari, d'esperienza e di giudizio». Sul suo sepolcro a S. Trinità dei Monti, Pio V, che gli era stato amicissimo, fece erigere un monumento. Anche Felice Peretti (Sisto V) aveva goduto del suo appoggio.

Bibl.: Ciaconius - Oldoinus, Vitae et res gestae pontificum ecc., III, Roma 1677, col. 619 sgg.; G. Tiraboschi, Biblioteca moderna, IV, Modena 1783, p. 212; Pastor IV, V, VI V. INDIA. C. Capasso, Paolo III, Messina 1924, passim; F. Lanzoni, La controriforma nella città e diocesi di Faenza, Faenza 1925, pp. 20-48, passim; Eubel, III, passim; H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, Brescia 1949, passim.

Dal ramo dei P. di Savoia trapiantato a Ferrara sul CARLO EMANUELE, n. nel 1578, creato cardinale diacono da Clemente VIII il 9 giugno 1604. Visse sempre in Curia, e fu largo di favore all'abate F. Ughelli per la sua Italia sacra; morì vescovo di Ostia il 19 luglio 1641. Suo nipote, figlio di Asancio e Porzia Mattei, CARLO Iunione, n. il 9 apr. 1622, dopo una giovinezza passata sotto le armi fu chierico di Camera e tesoriere finché da Innocenzo X fu creato cardinale diacono il 2 marzo 1654. Il 2 ag. 1655 fu nominato vescovo di Ferrara e morì vescovo di Sabina il 13 febbr. 1689.

Bibl.: Ciaconius-Oldoinus, Vitae..., IV, Roma 1677, pp. 364 sgg., 700.