POLYERI, CONGLURA delle. - Cospirazione per far saltare in aria, il 5 nov. 1605 , il Parlamento inglese e con i membri di esso anche il re Giacomo I. Motivo: le lunghe e insopportabili angherie e persecuzioni subito dai cattolici da Enrico VIII in poi, che avevano ripreso sotto Giacomo I, contrariamente alla promessa fatta, salendo al trono, di farle cessare.
Vi parteciparono vari nobili inglesi sotto la guida di Roberto Catesby, in unione, prima, con Giovanni Wright, e Roberto Winter, a cui si aggiunsero in seguito Guy Fawkes, Tommaso Winter, Francesco Tresham, Tommaso Percy, Everardo Digby, Ambrogio Rookword, Roberto Keyes e Giovanni Grant. L'11 dic. 1604, presa prima a pigione una casa vicina al Palazzo di Westminster, si cominciò a costruire una galleria fino ad una muraglia maestra del Parlamento, perforandola per metà; poi, interrotti questi lavori per approfittare di una cantina proprio sotto un'aula del Palazzo, vi si introdussero 36 barili di polvere, nascondendoli sotto un mucchio di legna e di carbone. Compiuta l'opera, i congiurati si separarono in attesa dell'apertura del Parlamento, che fu protratta fino al 5 nov. 1605.
Il 28 ott. Lord Montesglè è avvertito da uno dei congiurati, certo il Tresham, suo parente, di non recarsi al 5 nov. in Parlamento per evitare seri pericoli. Probabilmente il Tresham voleva, con questo, evitare la condanna per sé e dar tempo ai congiurati di salvarsi fuggendo. Il governo, messo al corrente, non si mosse, né ordinò la perquisizione fino al 4 nov. Nella notte sul 5 il Fawkes fu arrestato vicino alla cantina con in tasca la miccia; i complici fecero in tempo a fuggire a Halberine, dove però vennero inseguiti; l'8 nov. caddero uccisi sul campo Catesby, Percy e Wright; gli altri, presi, condotti a Londra e giudicati, furono giustiziati parte il 30 e parte il 31 genn. 1606.
Della scoperta congiura non si ebbero le prime notizie ufficiali che il 7 nov., da una relazione di Robert Cecil, che riveduta e accresciuta, ricomparve due giorni dopo con il titolo : A True and Perfect Relation of Whole Proceedings against the late and Barbarous Trattors. Questa, con l'aggiunta del discorso del re al Parlamento, di alcune testimonianze dei congiurati e alcune nuove modificazioni, uscì in 3² ed. il marzo seguente con il titolo di King's Book. La "veridica e perfetta relazione" governativa contiene però stridenti contraddizioni e falsità, e, a giudizio anche di colti protestanti fuori di ogni sospetto (cf. Enc. Britannica, XII, 11 ed., 1910, p. 729) è piena di inverosimiglianze (p. ex., il trasporto del materiale proveniente dallo scavo e dei 36 barili di polvere senza che nessuno si accorgesse; la mancanza di ogni traccia della
mina condotta sotto terra, ecc.). Ormai può considerarsi dimostrato che il governo fosse da parecchio tempo a giorno della congiura e fingesse di non accorgersene, lasciando procedere le cose fino al punto da rendere più sensazionale la scoperta e renderne più facile lo sfruttamento per le sue mire persecutrici. La relazione, infatti, con la sua tendenziosità, con le abili falsificazioni di particolari e di firme, con aggiunte e modificazioni arbitrarie, finisce con far apparire responsabile della congiura il Papato, dichiarato «mysterium iniquitatis» e le sue «maledette dottrine». Esecutori dei desideri di Roma e istigatori della congiura sarebbero stati, secondo il documento di accusa del 26 gen. 1606, i tre gesuiti: Enrico Garnet, provinciale, Osvaldo Greenway, Giovanni Garnet, 1 nomi erano stati fatti nel corso del giudizio del solo Tommaso Bates, che però non aveva esposto nessun fatto che avesse parvenza di un'accusa; tuttavia il governo parlò poi sempre di partecipazione di preti e del Papa come di cosa da lungo tempo meditata. L'ordine di arresto dei tre gesuiti si ebbe il 15 gen. 1606; ma non si riuscì a prendere che il Garnet il 30 gen.: gli altri due avevano potuto fuggire in continente. L'accusa contro di essi è contraria ad ogni verità storica. Il Gerard, infatti, aveva semplicemente celebrata la Messa e distrutta la comunione ai congiurati, che prima, in altra stanza, da soli, avevano giurato di mantenere il segreto; il p. Greenway aveva, a un certo punto del procedimento della congiura, saputo chiaramente le intenzioni dei coi spiraitori dal Catesby, ma in confessione, ed era ricorso per spiegazioni al p. Garnet, con il permesso del pentente, ma sempre sotto il sigillo sacramentale. Il Garnet, poi, inquieto, fin da molto prima, sull'andamento delle cose riguardo alla pazienza di sopportazione dei cattolici, aveva più volte avvisato Roma, domandando schiarimenti, aveva cercato sempre di mettere pace e provocato di Roma una lettera a lui e all'arciprete Blackwell, in cui il Papa li scongiurava di impedire con ogni mezzo una rivolta dei cattolici. Il Catesby, avvertito di questo, mostrò da prima contrariato, osservando che se il Papa avesse saputo le cose come stavano avrebbe parlato altrimenti; si arrese però a promettere di non far nulla fino a che il Papa, informato da un messo di fiducia, non avesse deciso sulla via da tenere per far cessare la persecuzione. Ma il messo, un certo Baimhan, tardò ad arrivare e nel frattempo le cose precipitarono. L'unica mancanza che si può rimproverare al p. Garnet è che egli avrebbe potuto, e, nonostante le promesse del Catesby, dovuto avvertire, sulla base di quanto egli e altri pur sapevano ed era completamente all'infuori di ogni segreto sacramental, il governo in linea generale e metterlo in guardia di fronte al pericolo di un'impresa violenta. Il Garnet stesso, infatti, pochi giorni innanzi alla sua morte (fu impiccato come reo di alto tradimento al Tyburn di Londra il 3 maggio 1606) capì che avrebbe dovuto mostrarsi più deciso e in questo senso scrisse una lettera al re, nella quale gli domanda perdono di questa sua unica mancanza.
Ma l'esposizione fatta dal governo non badò a nulla pur di arrivare alla meta di opprimere i cattolici e sopprimere la Chiesa romana; quindi la persecuzione si fece più violenta e la legislazione più draconiana; aumentando così il numero dei martiri.
In conclusione si deve ritenere che i tratti essenziali della «veridica relazione» sono certi (cf. O. Pfülf, Die Controverse über die Pulververschwörung, in Stimmen aus Maria Laach, 56 [1899], pp. 41-57, 142-57, 286-99) che quindi il pensiero da parte di alcuni cattolici di far saltare in aria il Parlamento ci fu e che si cercò anche di attuarlo; fino a quel punto, però, della loro impresa i congiurati siano arrivati, rimarrà forse per sempre un mistero.