SAVIGNY, FRIEDRICH KARL von. - Giurista, n. a Francoforte sul Meno il 21 febbr. 1779, m. a Berlino il 25 ott. 1861. Studiò nell'Università di Marburgo e l'anno dopo la laurea, nella stessa Università,
1551. Fu appunto Paolo III che rese ereditario nei S. l'ufficio di maresciallo e di custode del conclave.
GIACOMO, figlio del precedente, protonotario, fu creato cardinale diacono da Paolo III il 19 dic. 1539 con fama di giovane virtuoso che attendeva alle lettere (Pastor, V, p. 804). Ebbe tosto in amministrazione i vescovati di Nicastro (5 nov. 1540-19 nov. 1554, e di nuovo 6 febbr. 1556-26 genn. 1560), di Teramo (15 apr. 1545-26 maggio 1546), più tardi quelli di Gubbio (29 maggio 1555-6 febbr. 1556) e di Benevento (26 genn. 1560-27 maggio
consegui la libera docenza. Dal 1808 insegnò all'Università di Berlino, che allora si fondava, e vi tenne la cattedra di Diritto romano fino al 1842. Dopo aver atteso per alcuni anni alla riforma legislativa affidatagli dal governo prussiano, dedicò il resto della sua vita all'attività scientifica.
Il S. fu il principale esponente della «scuola storica» sorta in opposizione all'indirizzo ed al metodo giusnaturalistico circa l'interpretazione del diritto. S. contrastò strenuamente la formulazione di un codice civile analogo a quello che Napoleone aveva dato alla Francia (v. la sua opera Vom Beruf unserer Zeit für Gesetzgebung und Rechtswissenschaft [Heidelberg 1814]), in polemica con il Thibaut che aveva sostenuto la necessità di un codice civile generale per la Germania). Il diritto, secondo il suo pensiero, non può essere frutto di arbitrio legislativo, né può venire dogmatizzato in una codificazione, in quanto nasce dal popolo, portando di questo le caratteristiche morali e intellettuali e continuamente evolvendosi e perfezionandosi; grande importanza assume dunque l'istituto consuetudinario, come maggiormente rispondente ad una regolazione di rapporti in continua evoluzione. L'analisi delle fonti antiche e medievali, di cui il S. fu un appassionato studioso, risente del suo metodo scarsamente critico, che deriva da una costante e reverenziale devozione per i testi giustiniani. La scienza moderna considera superata la concezione del S., ma guarda a lui come al fondatore della storia del diritto.
Opere principali: Das Recht des Besitzes, Marburgo 1803 (7ª ed., Vienna 1865); Gesch. des röm. Rechts im Mittelalter, 6 voll., Heidelberg 1815-31 (2ª ed., 1834-51; trad. II. di E. Bollati, Torino 1854-57); System des heutigen röm. Rechts, Berlino 1840-49 (trad. II. di V. Scialoja: Sistema del dir. romano attuale, Torino 1886-88); Vermischte Schriften, Lipsia 1850; Das Obligationenrecht als Theil des heutigen römischen Rechts, 2 voll., Berlino 1851-53 (trad. II. di G. Pacchioni, Le obbligazioni, Torino 1912-15); Juristische Methodenlehre (postuma, Stoccarda 1951).
M. Teresa de Simone-Niquesa