Di famiglia nobile visse nelle campagne paterne, sino al termine degli studi. Fu nell'America del nord, visitò la Francia e l'Italia, pubblicando frattanto novelle, romanzi, corrispondenze giornalistiche. Alternò poi i soggiorni a Varsavia con viaggi in Turchia, Africa, Grecia Spagna, Italia. Allo scoppio della prima guerra mondiale costituì in Svizzera, insieme con il Paderewski, il Comitato di soccorso per polacchi, adorandosi con tutti i mezzi per la liberazione della patria.
L'opera letteraria del S. è vasta e multiforme e suscitò consensi in tutto il mondo. Ai suoi inizi, nell'epoca della maggiore fioritura del positivismo, il S. ne subì l'influsso (Na marne [Invano] e varie novelle). Ma ben presto la tradizione romantica lo attraversò; la nostalgia per la vita del passato pervade la delicata novella Hania; quella della patria lontana nel cuore dell'esule gli dettò Latarnik (11 guardiano del faro), giustamente ritenuto un capolavoro. La prima grande opera è la Trilogia, i tre romanzi cioè in cui rivive la Polonia del periodo fra il Seicento e il Settecento, nell'epoca più movimentata della sua storia, che comprende la guerra cosacca (Ogniem i mieczem [Col ferro e col fuoco]), l'invasione svedese (Potop [Il diluvio]) e la guerra tartara (Pan Michal Wołodyjowski): la grandiosità dell'azione, in cui si muovono popolo e guerrieri, le figure disegnate in piena luce, la vivacità del racconto sono mirabili. L'arte dello scrittore apparve un'unica cosa col suo patriotismo, di cui doveva dare tante prove, lottando contro la nazionalizzazione tentata in Posenia (Z pamiętnika poznańskiego nau czyciela [Dal diario di un maestro di Posnania]), contro l'espropriazione delle terre parimenti sottoposte ai Tedeschi, già combattuti dai Polacchi al tempo dei Cavalieri Teutonici: argomento questo che gli ispirerà più tardi il romanzo Krzyszacy (I Crociati).
Dopo due romanzi di soggetto moderno: Rodzina Polaniechich (La famiglia P.) e Bez dogmatu ([Senza dogma]), spietata analisi dello sfacelo portato dalla mancanza di principi morali) il S. pubblicava nel 1896 il Quo vadis? racconto dei tempi di Nerone. Nel contrasto fra le opposte forze, paganesimo e cristianesimo ai suoi albori, nella ricchezza di vita dei personaggi storici e di quelli creati dalla fantasia dell'autore, nella bellezza della narrazione e nello spirito altamente religioso pur nella semplice umanità dell'intreccio è la ragione del successo strepitoso ottenuto dal Quo vadis? che fu tradotto in tutte le lingue.
L'opera posteriore del S. ha minore importanza: Na polu chwaly (Sul campo della gloria) è l'unico romanzo di una seconda trilogia da lui progettata. Wiry (Turbini) ha per soggetto l'insurrezione polacca del 1863; Legjony fu lasciato incompiuto; un'opera sola è all'altezza delle migliori: W pustyni i puszczy (Per deserti e per foreste) che fa parte dei capolavori della letteratura per ragazzi. Del S. sono pure pubblicate le lettere di viaggio, fra cui alcune dall'Italiana che ammirò ed armò. Gli scritti del S., ammirevoli per chiarezza e nobiltà di stile, mostrano una particolare parafrananza della lingua: fluida e viva quando si tratta di argomenti moderni, ha sapore arcaico sulle labbra dei personaggi della Trilogia che parlano il polacco del '600, storicamente documentato, e assume classica bellezza nel Quo vadis?