SIGNORELLI, Luca. - Pittore, n. a Cortona ca. la metà del sec. XV, ivi m. il 16 ott. 1523. Ricordato fin dal 1470, si forma presso Piero della Francesca, come dimostrano i resti di affresco della Torre detta del Vescovo a Città di Castello, ai quali sono stili- sticamente affini alcune Madonne (tavola del Fine Arts Museum di Boston; della Christ Church Library di Oxford; della collezione Villamarina di Roma), già ascritte a Piero della Francesca.
Naturalmente incline verso forme di plasticismo dinamico, evidenti sin dalla giovane Annunciazione, già in casa Da Monte a Gragnone, il S. non tarda ad abbandonare la solenne stasi pierfrancescana per una sintesi figurativa, che prelude a Michelangelo, nella quale la grandiosità formale e compositiva si avvalora di un modello energetico e scattante di ascendenza fiorentina e in particolare pellolacosa, attinto durante un suo probabile soggiorno a Firenze (1470 ca.). Tali sono i caratteri della Madonna del latte e della Flagellazione (1470-75 ca.); pinacoteca di Brera, Milano). Il repertorio delle suggestioni fiorentine del S. appare arricchito quando egli (1479-81), con la collaborazione del Perugino (che gli fu condiscopolo alla scuola di Piero della Francesca) e di Bartolomeo della Gatta, attende alla decorazione ad affresco della sagrestia della Cura della basilica di Loreto (Angeli musici, gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa negli spicchi della volta; gli Apostoli, l'Incredulità di s. Tommaso e la Conversione di Paolo negli scomparsi delle pareti) dove gli angeli alla tipologia verrochiesca uniscono un fluire serpentino delle vesti desunto dal Botticelli. La personalità del S. si manifesta peraltro nella grandiosità plastica della costruzione formale e nel luminismo della Conversione di s. Paolo che, se non si può spiegare senza il precedente del Sogno di Costantino di Piero, se ne distacca per il suo valore di folgorante apparizione congeniale allo spirito del dinamismo signorelliano. Chiamato a Roma per la decorazione della Cappella Sistina (1480-1481), il S. vi eseguì l'affresco con il Testamento e la morte di Mosè, aiutato probabilmente ancora da Bartolomeo della Gatta e dal Perugino. Più significativi sono i dipinti di cavalletto eseguiti nel periodo immediatamente successivo, nei quali il S. appare intento alla creazione di un'umanità d'eccezione, fortemente definita attraverso contorni incisivi e luci dure e sbalzanti: la
pala di Perugia (1484, Museo dell'Opera del Duomo), monumentale architettura di corpi, quasi sbalzati nel bronzo, contro il fondo di dorata luminosità; l'Educazione di Pan (post 1488) del Museo di Berlino, dove l'esaltazione del nudo in corpi compatti, modellati dalla luce, non va disgiunta da una romantica interpretazione del mito classico; la monumentale Circoncisione di Londra (National Gallery, 1492-94 ca.); lo Stendardo di Urbino (Pinacoteca, 1494); la Madonna con i due Profeti degli Uffizi, il cui fondo, con ignudi maschili in un paesaggio roccioso (che ispirò probabilmente quello della S. Famiglia di Michelangelo nel tondo Doni), ritorna nel vigoroso ed incisivo Ritratto di uomo del Museo di Berlino; la Madonna di Monaco (Alte Pinakothek); la S. Famiglia (1495 ca.) degli Uffizi e quella della Galleria Rospigliosi di Roma. Una più intensa drammaticità e un esasperato realismo nella definizione dei tipi caratterizzate, anche attraverso gli squilibri dovuti all'intervento di collaboratori, gli affreschi con le Storie di s. Benedetto eseguiti dal S. nel 1497 nel convento di Monte Oliveto Maggiore presso Siena; drammaticità che, avvalorata dalla vibrazione della luce, anima anche le predelle con la Natività del Battista del Louvre e le Storie della Passione e di s. Caterina appartenenti allo scambrato politico del 1498 già in S. Agostino di Siena (i cui laterali sono al Museo di Berlino) e congiunta al suo idealizzato compatto senso del nudo e ad accenti di spietato realismo, culmina nel grandioso ciclo a fresco della cappella di s. Brizio nel duomo di Orvieto, che offrì spunti a Michelangelo per il Giudizio della Sistina. Iniziata dal Beato Angelico nel 1447 in due vele del soffitto, la decorazione della cappella di S. Brizio fu completata dal S. tra il 1499 e il 1504, non senza l'aiuto di collaboratori. Nelle rimanenti sei vele della volta il S. rappresentò le Falangi Angeliche, gli Apostoli, i Dottori della Chiesa, i Patriarchi, i Martiri e le Vergini, raggruppati in cor

Signorelli, luca - La Vergine con Figlio e Santi - Firenze, Uffizi.
i solenni; nella parte superiore delle pareti dipinse la Predica dell'Anticristo (i due personaggi a sinistra sono i ritratti del S. e del beato Angelico), il Finimondo, la Risurrezione dei morti, le Pene dei dannati, il Paradiso e l'Inferno, l'Incoronazione degli Eletti; nello zoccolo, infine, la decorazione si completa con una fascia a grottesche adorna di Filosofi e Poeti dell'antichità e di tondi a nonocromo illustranti episodi tolti dall'Averno classico e dai primi 11 canti del Purgatorio dantesco. Allo stesso momento stilistico e cronologico appartengono la Desposizione di Cortona (1502, affine per la composizione a quelle della Collegiata di Castiglion Fiorentino e della stessa cappella di S. Brizio ad Orvieto), la Crocifissione con la Maddalena degli Uffizi, nonché gli affreschi di S. Crescentino a Morra (Storie della Passione), già ritenuti opera giovanile. Nelle ultime opere, per influsso del Perugino, di Raffaello e di Timoteo della Vite, il S. si volge verso colori più chiari e forme più aggraziate (Pala di Brera, 1508; Comunione degli Apostoli nel duomo di Cortona, 1512). La S. Famiglia degli Uffizi è riprodotta a colori alla
V. SACRA FAMIGLIA
Vedi tav. XXXVIII.Condusse a termine l'opera del Sanseverino Philoso-phia christiana cum antiqua et nova comparata, pubblicandone il III vol. e ne fece un compendio in due volumi pregevoli per la sicurezza della dottrina, la densità del contenuto e la chiarezza dell'esposizione. Ma il suo nome è soprattutto legato al Lexicon peripateticum philosophico-theologicum (Napoli 1854), composto con grande diligenza e sicura informazione, che ebbe numerose edizioni anche recenti (Roma 1931).
