SULLY PRUDHOMME, REMÉ-FRANÇOIS-ARMAND PRUDHOMME, detto. - Pocta francese, n. a Parigi il 16 maggio 1839, m. a Chatenay il 7 sett. 1907.
Verso la fine dell'Ottocento fu in Francia uno dei poeti più in voga. Dagli studi scientifici, e attraverso vari impieghi, passò a un'attività esclusivamente letteraria dopo il successo del suo primo volume, Stances et poèmes (1865), tipicamente parnassiano. Da questo genere di poesia tenue e delicata, piena di sensibilità, di cui il componimento più tipico e più famoso è Le vase brisé, S. P. si orientò verso la poesia filosofica, dapprima con la traduzione del primo libro di Lucrezio (1866) e con le Épreuves e le Solitudes (1866 e 1872; queste, ancora di sapore parnassiano); poi con varie liriche, Les destins, La France, Les usines tendresses, La justice, Le bonheur, tutte pubblicate fra il 1872 e il 1888. Per S. P. la poesia dev'essere intima e filosofica e il « mondo esterno » è solo interessante in quanto « enigma sublime ». Nelle sue ultime poesie, didattiche e retoriche, descrisse ingegnosamente il barometro, la tavola pitagorica, la dottrina positivista, la morale stoica. Pubblicò anche uno studio su Pascal e riunì nel suo Testament poétique (1901) alcuni saggi critici, fra cui una discussione con i simbolisti sulla necessità di un verso ritmico. Accademico di Francia nel 1881. Premio Nobel 1901.