TALLEYRAND PÉRIGORD, CHARLES-MAURICE, PRINCIPE DI

TALLEYRAND PÉRIGORD, CHARLES-MAURICE, principe di. - Vescovo di Autun, diplomatico ed uomo di Stato, n. il 2 febbr. 1754 a Parigi, m. ivi il 17 maggio 1838. Entrò nel 1770 nel Seminario di St-Sulpice, ebbe nel 1775 l'abbaia di St-Denis di Reims e fu deputato di tale provincia (1775).

Fu ordinato prete nel 1779, consacrato vescovo di Autun nel 1789 ed eletto deputato agli Stati Generali. Ebbe parte notevole negli avvenimenti della Rivoluzione, propone che il patrimonio ecclesiastico fosse impiegato per far fronte al debito pubblico (1789), sostenne la costituzione civile del clero (1790). Partecipò in vario modo all'attività del governo repubblicano. Ormai era ribelle alla Chiesa perché nel 1790 aveva giurato la Costituzione civile del clero e poco dopo ricevette il breve della scomunica, che gli sarebbe stata inflitta se non avesse ritratto il giuramento entro quaranta giorni. Intanto gli erano rimaste solo le funzioni puramente amministrative di membro del Direttore della Scuola, per cui fu ben lieto di accettare una missione diplomatica a Londra (1792), allo scopo di ottenere la neutralità del governo inglese in caso di guerra. Pur non nutrendo eccessiva fiducia sulle possibilità di riuscita, tuttavia ebbe successo e l'Inghilterra promise di osservare la neutralità in caso di guerra tra Francia ed Austria. Tornò ancora in missione a Londra dopo gli avvenimenti del 10 ag. Lo scopo del viaggio era apparentemente di far accettare agli Inglesi l'unificazione del sistema di pesi e misure e mantenerli nella neutralità. In realtà T. si recava a Londra perché la residenza in Francia diventava pericolosa per lui. Nel dic. 1792 venne accusato dalla Convenzione di attività antirepubblicana e si salvò da funeste conseguenze solo perché si trovava all'estero, ma fu compreso nelle liste degli emigrati politici (1793). L'anno appresso passò negli Stati Uniti, ove si trattenne sino al 1796, anno in cui gli fu concesso di rientrare in Francia. Nel 1797 fu nominato da Barras ministro degli Esteri e fu fautore della spedizione di Bonaparte in Egitto, formulando un programma per cui il Mediterraneo doveva diventare un mare francese. Attaccato dai suoi avversari politici dopo il fallimento della campagna d'Egitto, si dimise e tentò di giustificarsi con lo scritto *Eclaircissements*. Venne nominato nuovamente ministro degli Esteri nel 1799 da Bonaparte e lasciò il ministero nel 1807. Fu in politica un fautore dei principi di legittimità e d'equilibrio e nella sua opera di uomo di Stato ebbe parte notevole nei rapporti tra Napoleone ed il Papa. Convinto, insieme a Napoleone, dell'opportunità di una concessione al sentimento religioso dei cattolici francesi, favorì quelle lunghe conversazioni in cui si ebbe l'aria di fare un'invietabile concessione alla tolleranza ed alla libertà di coscienza, per finì di politica interna, mentre l'entusiasmo ed il fervore religioso che l'avvenimento suscitò nelle popolazioni conferirono di fatto al medesimo un carattere diametralmente opposto, dimostrando che si trattava veramente del sospirato ritorno della Chiesa fra i fedeli. Molti furono i progetti elaborati e solo il settimo venne giudicato soddisfacente da ambe le parti e si dovettero fare al card. Consalvi altre concessioni oltre quelle previste. Le trattative per la stipulazione del Concordato si conclusero nel 1801. L'anno seguente venivano sistemati i rapporti personali del T. con la Chiesa e nel giugno 1802, per intercessione di Napoleone, un breve pontificio lo rendeva allo stato laicale. Poteva così sposare civilmente Caterina Noël Worlé, ma malgrado ciò nel 1804, venendo in Francia, Pio VII rifiutò di conoscere colei che per la Chiesa era pur sempre una concubina.

Nel giugno 1806 T. ebbe da Napoleone, in premio della sua attività, il principato di Benevento, che rivendette al Papa nel 1815.

Previde la rovinata di Napoleone durante la campagna di Spagna ed intavolò rapporti con lo zar Alessandro per prepararsi il terreno favorevole presso coloro in cui vedeva i futuri vincitori. Venne presto in disgrazia dell’Imperatore per alcuni suoi commenti sulle operazioni in Spagna e fu anche revocato dalla carica di gran ciambellano (1809). Ebbe ancora due volte, nel 1812 e 1813, l’offerta dall’Imperatore del Mini

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(da Lettres inédites de T. à Napoléon, Parigi 1881. Talleyrand Périgord, Charles Maunice, principe di - Ritratto. Incisione di Blanchard.
Ministero degli affari esteri; ma Napoleone aveva già subito la sconfitta in Russia ed il T., vedendo in ciò la conferma delle sue previsioni, non volle aderire

stero degli affari esteri; ma Napoleone aveva già subito la sconfitta in Russia ed il T., vedendo in ciò la conferma delle sue previsioni, non volle aderire all’invito. Ormai aveva dato il suo appoggio alla causa dei Borboni e lavorava a tale scopo. La sua abilità si rivelò al Congresso di Vienna, ove, pur rappresentando una nazione sconfitta, riuscì a far sì che la Francia fosse accolta tra le grandi potenze europee. Dopo la fuga dall’Elba, Napoleone gli inviava un emisario, cui aveva promesso 200.000 franchi di rendita se fosse riuscito ad ottenere l’adesione di T. al suo governo, ma invano, giacché questi prevedeva troppo chiaramente la prossima catastrofe. Dopo la restaurazione fu presidente del Consiglio, ma l’opposizione interna, sostenuta dall’ostilità di Luigi XVIII verso di lui, fece sì che dopo pochi mesi si dimettesse e passasse all’opposizione liberale. Tornò alla diplomazia nel 1830 ed ebbe notevoli successi, come il riconoscimento di Luigi Filippo da parte dell’Inghilterra e la conclusione di un Trattato tra Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo, stipulato nel 1834. Nello stesso anno si dimetteva, ritirandosi a vita privata. Poche ore prima di morire rientrò in seno alla Chiesa e ritrattò la sua opera del periodo rivoluzionario ed i suoi trascorsi.

BIBL.: C. M. de Talleyrand-Périgord, Mémoires, ed. Broglie, Parigi 1891; G. De Maria, Benevento sotto il principato di T., Benevento 1901; A.-M.-P. Ingold, Benevento sous la domination de T. et le gouvernements de Louis de Beer, Parigi 1916; Ch. Dupuis, Le ministère de T. en 1814, 1819-20; G. Lacour-Gayet, T. 4 voll., 1819-20; F. Blei, T. homme d’Etat, 1819-20; T. 4 voll., 1819-20; F. Blei, T. homme d’Etat, 1819-20. N. 1835 (trad. franc. di R. Lobstein); E. Dard, Napoléon et T., 1835; A. Zazo, Un incidente diplomatico tra T. e la corte di Napoli, in Sammium, 16-18 (1843-45), pp. 162-67; A. Latreille, L’Église cathol. et la Révolution franc., t. II; L’ère napoléonienne et la crise européenne (1800-1835), Parigi 1935.