TRIGARICO, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Matera nell'Italia meridionale. Ha una superficie di oltre 1315 kmq. con una popolazione di 65.380 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 26 parrocchie, servite da 58 sacerdoti diocesani e 2 regolari; ha un seminario minore, i comunità religiosi maschile e 15 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 430). È suffragata di Acerenza e Matera; partono 5. Potito.
La prima notizia della Chiesa di T. si ha in relazione con gli sforzi degli imperatori bizantini nel sec. X, durante il periodo della dominazione in Puglia, per farvi prevalere la lingua, il rito e gli istituti bizantini e creare una gerarchia alle dipendenze del patriarca di Costantinopoli. Secondo lo storico Liutprando (Legatio ad Nicophero, in RIS, II, 1, p. 488 b) per ordine di Nicoforo Foca imperatore il patriarca Policeto diede all'arcivescovo d'Otranto cinque sedi suffragante fra le quali anche quella di T. Questa per conseguenza dovette allora avere vescovi greci, affiancati da un clero e da monaci greci che non mancarono di lasciare tracce nei riti e nelle costumanze. Però quando sui contrasti fra Longobardi e Bizantini s'impose, durante il sec. XI, la dominazione dei Normanni, la latinità riprese il sopravvento e T. passò nella provincia ecclesiastica di Acerenza. Ma un documento di Godano arcivescovo di Acerenza in cui si parla del passaggio di T. al rito latino ed una bolla di Alessandro II (1068) riguardante la costituzione della provincia ecclesiastica di Acerenza sono di assai dubbia autenticità.
Il nome del primo vescovo di T. occorre in due documenti del 1068 (Ughelli, VII, coll. 146-48), con i quali Roberto, signore di T. e conte di Montescalpio, dona al vescovo Arnoldo i due castelli di Armenti e Monte Murro con relative pertinenze. Seguono, secondo l'Ughelli, Librando o Locobrando (1099) e Roberto (1177) che fu presente al Concilio Lateranense del 1179; il Gams inserisce tra questi un Pietro (ca. 1090) e un Erberto (1132). La serie comunque non presenta lacune. Notevole in essa quel Lodovico di Canossa (IV. 1515) prediletto e onorato da tre Pontefici, incaricato di difficili missioni e trasferito poi a Bayeux.
In epoca più recente G. B. Santorio (1586); P. L. Carafa (1624), cardinale il 6 marzo 1645, a cui successe nel 1646 il fratello P. L. Carafa jr. teatino; F. Crivelli nel 1684; F. Pinti nel 1792; la sede rimase vacante dal 1801 al 1819, anno in cui si ebbe mons. P. P. Presicce (1819-39).
MONUMENTI. - L'aspetto della città, protetta dall'antico castello con l'alta torre cilindrica, è ancora oggi medievale. Ma i suoi monumenti maggiori conservano ben poco di antico. La Cattedrale, dedicata alla B. V. ASSENZA, che sorse, sembra, su un edificio anteriore ad opera di Roberto il Guiscardo, solo recentemente ha riacquistato le sue forme primitive, dopo le trasformazioni barocche del 1638 e del 1783. Genuino il campanile con bifora duecentesca e due bassorilievi del tempo; all'interno invece unico monumento interessante è il sepolcro del vescovo Diomede Carafa (1639) e un sarcofago pagano (sec. II d. C.) riadoperato ora nella sacrestia. Più interessante è la chiesa di S. Chiara (1322, successivamente rifatta nel 500) con buon soffitto e discrete tele di ignoti, una della quali sembra da attribuirsi al pittore locale P. A. Ferri (sec. XVII), che af
fresco con miglior risultato alcune scene del Vecchio e Nuovo Testamento nella chiesa del Carmine. Sempre in S. Chiara degni di nota sono inoltre la bella cappella del Crocifisso tutta ornata di affreschi, la cinquecentesca Porziuncola e l'attiguo monastero rinascimentale con qualche buona opera. Integro ancora nella sua struttura è l'edificio dove è ora il Seminario, eretto forse nel 1383 per la vacanza di Lodovico di Ungheria, con grande arco trionfale adorno di rilievi romani; genuine nel loro schema, pur sotto i rifacimenti moderni, le chiese di S. Francesco (sec. XIV) e S. Antonio da Padova (1479), quest'ultima con un portale del 1491 e il chiostro affrescato da Fr. Sciarra (1646) discepolo del Ferri.
Fuori dell'abitato, la chiesetta di S. Maria degli Ulivi conserva un'ottima Deposizione di ignoto seicentista.