**VALENTE (F. Valens Augustus), IMPERATORE ROMANO** d'Orient. — N. il 12 anno a Cibala in Pannonia
dal tribuno militare Graziano, che da umile condizione assurse alle alte cariche della gerarchia imperiale.
Compì il suo tirocinio militare dapprima nelle armate di Giuliano l'Apostata e poi fu designato dal fratello Valentiniano I a reggere le sorti dell'Impero d'Orient. Agli inizi del suo regno ebbe a lottare contro Procopio, un usurpatore che si diceva parente di Costantino e che aveva ottenuto l'appoggio dei Goti. La rivolta venne domata ma V. infierì crudelmente con un seguito di vendette e di stragi, cui seguì una guerra contro l'insurrezione dei Goti che avevano aiutato Procopio, durata tre anni. Una congiura di palazzo capeggiata da un tal Teodoro, unitamente a pratiche di magia, gli diede modo di emanare varie condanne capitali e tra i personaggi indiziati perì anche il filosofo Massimo d'Efeso. Stava combattendo i Persiani e il loro re Sapore II quando i Goti, che per l'addietro, premuti dagli Unni, si erano riversati nei confini dell'Impero, vessati in tutti i modi dai funzionari romani, si ribellarono. Sotto la guida del loro capo Fritigerno invasero la Tracia con un seguito di lutto e rovine e si spingerono sin sotto Adriano poli. V. si affrettò a concludere la tregua con i Persiani (Ammano, XXXI, 7) e volle affrontare i Goti senza attendere i rinforzi che veniva approntando il nipote Graziano, nuovo imperatore romano d'Occidente. Ma fu sconfitto proprio ad Adriano poli (cf. F. Runkel, *Die Schlacht bei Adrianopel*, Berlino 1903) e operi in quella battaglia il 9 ag. 378. V. fu un buon amministratore (Ammano, XXXI, 14, 2), ma di rozza indole (*ibid.*, 6). Seguace della corrente moderata dell'arianesimo, volle intervenire nelle polemiche e controversie religiose del tempo ma fu affrontato coraggiosamente da s. Basilio. Tuttavia perseguito anche i cristiani Gregorio Naz., Or., XX, 49-52; V. Fliche-Martin-Frutaz, III, pp. 266-69). In Antiochia ne fece annegare diversi nell'Oronte, colpendo con l'esilio vari vescovi del luogo; a Nicomedia permise che si lasciassero bruciare in una barca ottanta sacerdoti (Gregorio Naz., Or., XLIII, 46). Se fu alquanto tollerante con i culti in genere (Cassiodoro, *Hist. trip.*, VIII, 3), proibì i sacrifici sanguinosi e le pratiche magiche della superstite religione pagana.
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