WALTHER VON DER VOGELWEIDE. - Poeta e cavaliere, n. ca. il 1170, forse originario del Tirolo, m. dopo il 1228.
I suoi inizi poetici avvennero alla Corte di Vienna e in seguito peregrinò e fu ospitato presso le altre corti tedesche (nei libri delle spese del vescovo Wolfger di Passau figura quella di cinque «soldos longos» per donare un mantello a W.). Nella lotta tra Chiesa e Impero si schierò dalla parte dell'autorità imperiale sostenendola con fiere poesie esortative o Sprüche. Si oppose decisamente al potere temporale dei papi e in genere si nota nei suoi Sprüche quasi una volontà di riforma e di ostilità nei riguardi del clero latino. W. caldeggiò anche l'invio di crociate. Però non tutta la sua poesia è polemica e forte sostenitrice della sua gente tedesca. Per spiriti e per forma si riallaccia principalmente a quella dei Minnestinger (cantori d'amore), ed ebbe toni delicati e gentili. Alcune di queste sue poesie - bello un suo inno alla Vergine e alla Trinità - lo collocano tra le voci più alte di tutta la lirica medievale tedesca. Giunto alla sua piena maturità, W. si concentra su se stesso, pensosamente analizzando la caducità e il vano affannarsi dei desideri umani. Notevole il carme che inizia: Owe war sist verswunden alliu miniu jar? («Ahimé, dove sono svaniti tutti i miei anni?»).
1900; F. Vogt - M. Koch, St. della lett. tedesca, I, trad. it., Torino 1912, pp. 214-28; A. Linacher, W. von d. V., Firenze 1927; A. Farinelli, W. von d. V., nel vol. Poesia germanica, Milano 1937, pp. 15-35; F. Wagemann, Die Religiosität W. I., Heidelberg 1938; F. Martini, Dent. Literaturgesch., 4ª ed., Stoccarda 1952, p. 66 sg. Lanfranco Fiore