ZAMBIANCH
I. CALLIMACO
Agitatore e guerrigliero, n. 13o die. 1811 a Forlì, m. nel 1860 in vista di Buenos Aires.Di carattere violento ed impetuoso, nutrito di ideologie ultra-giacobine, si gettò ben presto alle congiure, e, a seguito dei moti del 1831 Cesena (v.), nel 1832 dovette emigrare in Francia e quindi nell'America meridionale (1843), ove combatté agli ordini di Garibaldi. Lo seguì in Italia, sui campi lombardi nel 1848, e quindi a Roma comandando l'indisciplinato corpo dei Finanzieri mobili. Tutti gli storici del Risorgimento sono concordi nel riconoscerli, più che discutibili meriti militari, la sanguinaria brutalità del carattere, che lo rese inviso perfino a molti dei commilitoni specialmente quando, fra l'altro, si ebbe notizia della infame strage da lui perpetrata, senza neppure la minima parvenza di formalità legale e con l'ausilio e la complicità dei suoi finanzieri, di numerosi e più sacerdoti secolari e regolari romani nell'orto adiacente al Palazzo di S. Callisto in Trastevere. Crimine contro il quale nulla fece il governo della Repubblica romana, accontentandosi il Garibaldi di affermare essere lo Z. «incapace di eccessi fuorché contro i preti».
Difatti, ferito nel corso della difesa di Roma assediata dai Francesi, dopo nuova emigrazione rispose ancora alla chiamata di Garibaldi nel 1860, e, posto a capo della diversione che si tentò a danno del governo pontificio durante la spedizione dei Mille, da Talamone si spinse con una colonna a Grotte di Castro (19 maggio), ove fu con i suoi sbaragliato e volto in fuga dai pontifici condotti dal De Pimodan (v.). Cavour lo fece allora arrestare e, dietro versamento di cospicua somma, lo convinse ad imbarcarsi per l'Argentina.