volume-05

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 Gay-L. Cousin, Comment l'élève mon enfant, 264 ed., Parigi 1951, pp. 271-96; H. D. Webb, Les passions dans la vie morale, I: Psychologie de la passion, ivi 1931; A. Firmata, Le gnusorrenoued de soi-mbne, I, 614 ed., ivi 1932, pp. 194-233; II, 48^{°} ed., ivi 1933, pp. 167-73; IV, 290 ed., ivi 1932, pp. 110-12; L. Guernero, Iniziaviano alla psicologia scientifico e pedagogico, Torino 1946, pp. 192-200. Celestino Tuscoco

EMPEDOCLE di ACRICENTO ( { }^{′} ε μ π ε δ ω λ \tilde{η} ς, Empedocles). - Figura complessa di medico, sottotriuta, filosofo e uomo politico, a proposito del quale la leggenda e la storia non sono facilmente separabili, vissuto fra il 490-430 cs. a. C. Fece prevalere in patria il partito democratico, ma sembra sia morto in esilio, nel Peloponneso. Leggendaria senz'altro la tradizione accolta da Grazio: \&deus immortalis haberi dum cupit Empedocles, ardentem frigidus Aetnam insiluit" (Ep., II, 3, 464), sebbene in un noto frammento dica di aggirarsi come un Dio fra i mortali, onorato da tutti.

Scrisse due opere : IIepi qóoгoıc e Kaðapuoi (qualche altra gli è attribuito con poco fondamento da Diogene Laercio). Nella prima si può dire, schermaticamente, che occupa come Anaxagora e Democrito, una posizione mediatrice tra la dottrina eleatica dell'essere, che esclude il divenire e quella eraclitea del divenire che esclude l'essere : secondo E. c'è l'essere e il divenire, l'uno rappresentato dai quattro elementi : il fuoco, l'aria, l'acqua, la terra, l'altro dall'unione ( μ ε i ξ ι ς ) a separazione ( δ ι α λ λ α ξ ι ς ) operate rispettivamente dall'amore ( θ ι λ λ α, 'A μ α- vla, 'A \varphi ρ ρ \tilde{η} τ η, Σ τ o p γ \tilde{η}, l'a θ oqó σ η, Kú σ ρ ι ς ) e dall'odio (Neîxos, Kó τ o ς, Δ \tilde{η} ρ ι ς, "A ρ η ς ). La natura di queste cause, che si alternano nel dominio della realtà, è incerta

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![img-16.jpeg](img-16.jpeg)

Emptogola di Acmipanto - It, dininto da Luce Signorelli mila cappella di S. Bnvio nel cluomo di Gresco (1302-1304).
tra l'interpretazione fisica e l'interpretazione mistica, e sembra attenutare il distacco che alcuni hanno voluto smergere tra il Ilapi qùzzus; e i Rofizgus. Il Deussen oppone gli elementi privi di vita di R. agli elementi animati degli ilozzisti, ma la natura dell'odio e dell'amore non è bene definita e molto meno il loro rapporto con i quattro elementi, a secondo la testimonianza di Aristotele non è nemmeno da escludersi che differiscano essenzialmente dai primi. Giovanni Filopono nel suo commento ad Aristotele (De generatione et corruptione, I, 3) dice: - E. afferma che sotto il dominio universale dell'amore tutto diventa unità e forma lo sfero (ogz/pos), non esistendo più la proprietà specifica del fuoco e di qualsiasi altro elemento \%. Nel successivo prevalere dell'odio, secondo Plutarco (De facie lumni, 12 ) - i quattro elementi sono distinti, ostili e isolati, senza comunanza, slaggendosi ed evitandosi ".

La cosmografia di E. pone nel centro la sfera terrestre. Incarno e questa girano, compresi dal firmamento, due ossidori, uno di fuoco, che forma il giorno e l'altro di aria che forma la notte. Più interessanti, per quanto grossolano, le teorie biologiche. Nel primo periodo la terra forma da sé, con la cooperazione degli altri elementi, singole membra e parti come occhi, coela, braccia, spalle; in un secondo periodo queste parti si uniscono in figure mostruose con capaci di vita; in un terzo periodo si formano le specie attualmente viventi, le quali in un quarto periodo si propagano per generazione. Anche la conoscenza si spiega con i quattro elementi, sicché noi vediamo la terra con la terra, l'acqua con l'acqua, l'aria con l'aria, il fuoco con il fuoco, l'amore con l'amore e l'odio con l'odio.

Nei Kofizgus! ( Purificazioni ) E. insegna la dottrina della meternosicosi, che secondo la testimonianza del pitagorica Timeo, riportata da Diogene Laerzio, avrebbe appreso da Pitagora stesso. Racconta di essere stato egli stesso pianta, ascello, pesce, ragazzo e fanciulla, dichiara che gli animali sono della nostra stessa natura, vieta di ucciderli e di cibarsi delle loro carni, enuncia infine il precetto edco: vgurelioa: xexóvqtnc. Questi miti orfali non sembrano conciliabili con le dottrina naturalistiche, se anche queste contengono numerosi elementi della religione politeistica.

Bac. Edizioni: H. Diels, Die Frogmente der Vorrohrutther. 4^{0} ed., I. Berlino 1922, pp. 193-283. Studi: O. Kern, E. und die Grbhiker, in Architc I. Gesea, der Philos., 1 (1888), pp. 448 308; S. Ferrari, E., Roma 1891; J. Bidez, La biografia d'E., Gand 1804; E. Bodrero, Il principio fondamentale del sistema di
E., Roma 1905; F. Jolnt, Luhrez u. E., Erlangen 1907; Cl. E. Millard, On the Interpretation of E., Chicago 1508; E. Bignone, I poeti filosofi della Grecia. E. Studio critico. Traduz. e commento delle testimonianze e dei frammenti, Torino 1916; F. Cberweg, I. pp. 91-93; 48^{2}-40^{°}; W. Ziegenfuss, s. v. in PhilippshesLezillon, I, Berlino 1920, pp. 283-84. - Andrea Ferro

EMPIRISMO (dal greco è́rra:yia - esperienza -). - E valorizzazione dei fatti di comune esperienza. Contro le astrattezze della pura speculazione si presenta spesso nella storia della filosofia questo ricorso alla concretezza dell'esperienza.

Già i primi filosofi della Grecia, i presefisti, inclinano a questo atteggiamento, a cominciare da Talete, che ricorse all'acqua per spiegare l'origine delle cose (altri, all'aria, al fuoco, ecc.). Ma costoro, in realta, reagiscono alle fantasie e ai miti dei poeti e delle leggende del periodo precedente, s. se muovono dell'osservazione di fatti comuni, è soltanto per costruire su essi una teoria che dia il principio a i principi di tutto cio che accade nel mondo, ossia una metafisica che qui ha carattere schieramente naturalistico. I sofisti, invece, dopo di loro, misero in valore l'esperienza riferendosi esclusivamente alla vita quotidiana dell'uomo e alle differenze degli individui. Una nota più chiara e legittima di e. è nell'atteggiamento di Aristotele in polemica con la teoria platonica delle idee, dove insiste sulla concretezza della realtà ch'è oggetto della nostra conoscenza, la quale impegna non soltanto l'intelletto, ma anche il senso : cio che veramente esiste, non è l'idea ma il singolo nella ricchezza delle sue determinazioni sensibili e concettuali. Ma Aristotele già distingue quel che noi diciamo un "sano" e. dall'e. volgare : ossia, la considerazione dei fatti, accompagnata da riflessione estesa, da quella ch'è mera constarazione. Egli ne parla nei primi due capitoli della Metafisica, dove osserva, tra l'altro, che - gli empirici calgono talora nel sogno meglio di coloro che posseggono la teoria senza l'esperienza - il'accesso riguarda la pratica medica, nella quale ancor oggi affiora talvolta il contrasto fra gli "empirici - e i - teorici \%. Ciò non ostante, la scienza, dice Aristotele, vale più del sapere. Quest'oppelle all'esperienza basta, in ogni modo, per far sorgere nella filosofia postaristotelica numerose affermazioni di un più ampio e. : stola od epicursi, ad es., concordano nel far derivare la percezione dalle impressioni che fanno sull'anima gli oggetti esteriori. Ehbe, cosi, origine e sviluppo lo scetticismo, che in quell'e. constato la mancanza di un criterio di verità stabile e sicuro, ma soltanto per conchiudere alla necessità di stare ai fatti rinunziando a ogni dimostrazione scientifica.

La questione ritorna nei tempi moderni, anzi è proprio nell'età moderna ch'essa diventa un problema fondamentale per la filosofia. In quanto, infatti, la filosofia moderna, d'accordo con la nuova scienza fisica instaurata da Galilei, reagisce all'abuso della logica formale e delle speculazioni metafisiche (talora anche fantastiche) del periodo precedente, essa valorizza al massimo il mondo dell'esperienza umana (l'aggettivo, qui, non è superfluo, anzi dà, esso, la nota più significativa, polemica, del nuovo concetto). Ma non per questo sarebbe corretto definire empiristica questa filosofia: essa, anzi, al mostro subito travagliato dallo sforzo di uscire dall'e., di costruire una nuova logica e una nuova metafisica, che meglio di quella tradizionale possano render ragione di questo mondo dell'umana esperienza. Ed ecco le discussioni sul metodo, nelle quali sono celebrati i nomi di Bacone e di Cartesio (l'uno, più inclinato alla parte sperimentale della nuova scienza fisica; l'altro, al momento matematico e costruttivo di essa); ed ecco i tentativi di una metafisica fondata sulla considerazione dell'uomo, ch'è anima e corpo, sostanza pensante e sostanza estesa (Cartesio), che Spinoza e Leibniz cercheranno di unificare per vie diverse. Contro questa corrente chiamata poi "razionalistica", sorge in Inghilterra (dove sin dal tempo della scolastica si possono rintracciare precursori) quella che più propriamente vien designata come "empiristica", di cui il più coepicuo rappresentante è O. Locke (1632-1704). Egli enunciò con tutta chiarezza il presupposto da cui moveva la filosofia moderna, il mondo dell'umana esperienza, e

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combatté di conseguenza nell'innatismo tutte quelle teorie che ammettevano principi, teorici o pratici, non desunti da quel mondo, e anticipati, in un modo o nell'altro, a esso. Di qui, la sua tendenza al semismo, senza, tuttavia, cadavri, perché egli riconosce l'opera della riflessione, e oltre la sensazione esterna pone quella interna, ossia la coscienza delle operazioni del nostro spirito, come altra fonte di idee. Questa tendenza fu, poi, sviluppata a perfezionata dal Condillac (1715-80), che tentò di unificare le due fonti nel solo principio della sensazione, la quale compare dapprima come uno stato interno della coscienza, e poi, a poco a poco, trae dal proprio seno tutta la ricchezza delle determinazioni riguardanti il mondo reale dell'esperienza a della riflessione su esso. Intanto, l'e. feckiano subiva, nella stessa Inghilterra, una critica profonda. Cominciò il Berkeley (1684-1733), il quale, movendo dal principio che ogni sensazione o percezione è un nostro stato di coscienza, negò la necessità di presupporre l'esistenza di un mondo materiale (le "cose") fuori di noi. Ma chi portò la critica al punto estremo fu D. Hume (1711-76), il quale tentò dimostrare che, essendo la conoscenza umana fondata sull'esperienza sempre mutevole e contingente dei sensi, noi non possiamo affermare nulla della realtà : né di quel che siano le cose fuori di noi, né di quel che siamo noi stessi. Non resta che un "fluire" di sensazioni, tra le quali non è possibile porre nessun rapporto di necessità. Cosi l'e. moderno sboccò nello scetticismo (gnosealogico), più radicale. Ma di qui, com'è noto, prese l'avvio il criticismo kantiano, il quale esordì concedendo, si, che ogni nostra conoscenza ha origine, nel tempo, dall'esperienza, ma, proprio perché con la sola esperienza non si spiega, vuol dire che in essa sono impliciti principi (o priori), forme del senso e dell'intelletto ch'egli chiama "trascendentali", posti dalla stessa facoltà conoscitiva nell'atto di appropriarsi i dati dell'esperienza immediata (v. CRITICISMO; KANT).

Dopo Kant, ma soprattutto dopo l'idealismo assoluto che del kantismo svolse ampiamente il concetto (trascendantale) dell'a priori, l'e. cadde in cattiva fama : per molti vale ancor oggi come accettazione dei dati dell'esperienza senza critica (senza critica "filosofica", s'intende: ché anche la scienza fisica esercita sui dati dell'esperienza una sua critica, ma in quanto interpretazione soltanto oggettiva dei fenomeni). Ma nella seconda metà del secolo scorso sorse una reazione all'idealismo assoluto, e l'e. tentò di ripresentarsi in nuove forme, svolgendo quel lato dello stesso kantismo per cui si riconosceva la necessità, per la validità delle nostre conoscenze, di non uscire dal mondo dei fenomeni, ossia dell'esperienza. Si tentò, quindi, di dimostrare che le stesse forme a priori di Kant si possono spiegare come un prodotto di associazioni psichiche, ovvero come proprietà implicite in ogni sensazione, dalla quale basta estrarle (senza bisogno di presupporle), ecc. Associazionismo, fenomenismo, positivismo, empiriocriticismo, ecc., cercano, così, di riprendere l'e. precedente al criticismo kantiano in forme nuove. Si è parlato persino di "esperienza pura", e di un "e. assoluto", per indicare una considerazione dell'esperienza che risolva in sé tutti i principi messi innanzi a spiegarla dalla critica kantiana e dallo stesso idealismo. Ma in verità il periodo classico dell'e. resta quello prekantiano, quando la sua forza, per quanto ancora ingenua, ebbe il maggior fascino della novità. Oggi possiamo dir questo :

In quanto rifiuta un'interpretazione teoretica dell'esperienza che valga come spiegazione di essa nelle sue ragioni a principi, l'e. equivale allo scetticismo, e pertanto va giudicato negativamente. Invece, come valutazione dell'esperienza e della sua funzione positiva in ogni momento della conoscenza intellettuale,
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EMPOLI, JACOPO CHIMENTI detto I' - Michelangelo illustra a Leone X i disegni per la feccione di S. Lorenzo e per la Libreria Laurenziana - Firenze. Museo Buonarroti.
l'e. è in accordo con la reale condizione del conoscere umano e si ricollega alla più genuina tradizione filosofica da Aristotele ai tempi moderni.

Bull.: Per la filosofia greca l'esposizione più intonata ai motivi dell'e. è quella di T. Gampere, Pensatori greci (trad. it. di L. Bandini), a voll., Firenze 1933. Per l'età moderna v. A. Carlini, La filosofia di G. Lache, Firenze 1908, ch'è ricca di riferimenti anche allo sviluppo posacriero dell'e. sino a Kant: C. Fabro, La fenomenologia della percezione, Milano 1941, pp. 43-82; W. H. Weish, Reason and Experience, Oxford 1948: espona il contrasto fra razionalismo ed e. nella storia della filosofia, specialmente nel periodo de Cortezze a Hegel. V. anche FENOMENISMO; POSITIVISMO; PONOMATISMO. Armando Carlini

EMPOLI, JACOPO ChIMENTI detto I'. - Pittore n. ad Empoli ca. il 1554, m. a Firenze il 30 sett. 1640 , scolaro di Maso di S. Friano, un manierista nell'orbita di Cecchino Salvisti, l'E. rimase fedele ai precetti del Pontormo e più di Andrea del Sarto.

Attivo soprattutto a Firenze, a Pistoia e a Empoli stessa, il pittore elaborò un suo nobile stile caratteristico per la monumentalità delle composizioni di impronta un po' antiquata che tuttavia temperò con attente notazioni dal vero. Così nel S. Carlo Borromeo e la famiglia Respigliosi, in S. Domenico a Pistoia, e nella Incredulità di v. Tommaso nella collegiata di Empoli, nella Susanna al bagno dell'Hofmuseum di Vienna, nella Cena in Emmaus della collezione Schiff Giorgini di Roma.

Bull.: K. Basso, Chimenti, in Thieme-Bocher, VI. pp. 500503: M. Marangoni, Due notizie morte di 7. d'E., in Boll. d'arte, z. (1921-23), p. 480; O. H. Giglioli, s. v. in Enc. Ital., XIII (1922), p. 039. Emilio Lavegaino

EMS, PUNTAZIONE di. - E così chiamata la dichiarazione fatta dall'episcopato renano in occasione dell'erezione della nunziatura apostolica di Monaco.

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In questa città, infatti, a richiesta del Principe Elettore di Baviera, Pio VI eresse nel 1785 una nunziatura apostolica, sottoponendo alla sua giurisdizione taluni territori sino allora soggetti alla nunziatura di Colonia. Contro questo provvedimento insorsero i vescovi renani, sostenuti dall'imperatore Giuseppe II, che appoggiava il fratello Massimiliano Francesco, in quel tempo arcivescovo di Colonia. I vescovi di Colonia, Treviri, Magonza e Salisburgo, riuniti ad Aschaffenburg, decisero di inviare dei rappresentanti ad E.: vi convennero infatti (sg. 1786) Enrico von Tautphäus per Massimiliano d'Asburgo, Giuseppe Luigi Beck per Clemente Venceslao arcivescovo di Treviri, Giovanni Michele Bünicke per il principe di Colloredo, arcivescovo di Salisburgo, e il più noto Giustino Honteim, detto Febronio, per Federico Carlo von Erthal arcivescovo di Magonza.

Dopo una breve serie di riunioni, i delegati del quat. tro arcivescovi sottoscrivsero una dichiarazione in verititré arriccli, conosciuta appunto con il nome di "p. di E.", in cui si elencavano le pretese dell'episcopato renano, diritto di sottoporre a preventiva approvazione i documenti pontifici prima di promulgarli nelle rispettive diocesi, abolizione delle nunziature apostoliche in Germania, diviene al ciero regolare di eleggere superiori che non fossero di nazionalità germanica, proibizione al clero e ai fedeli di appellare direttamente a Roma, facoltà di conferire benefici ecclesiastici di ogni grado, ecc. La p. di E., firmata il 25 ag., venne ratificata dagli arcivescovi, il che provoco - come naturale - le proteste della Sede Apostolica, dapprima sotto forma di una circolare del numero Paeca, il futuro cardinale, e quindi di un breve del papa: Responso super Nuntiaturis Apostolici ( 14 nov. 1790). La questione ebbe lunghi strascichi e venne portata anche alla Dieta imperiale di Ratisbona del 1788, mettendo a rumore tutto l'episcopato germanico: la maggior parte dei vescovi, specialmente quelli delle diocesi austriache, si schierarono risolutamente dalla parte della Chiesa romana, misurando il pericolo di una scisma; l'arcivescovo di Magonza finl col ritrattarsi, mentre gli altri firmatari insistettero pervicoci nella loro vileflietta sino e che l'occupazione francese della Bacania e la secolarizzazione degli elettorati ecclesiastici posero termine all'increscioso affare.

Bim.: E. Paczo, Memorie storiche sul di lui soggiorno in Germania, Roma 1832; G. Maroni, Divina, di erudizione stor. arlin., XXI, pp. 288-75; C. Mirbt, Eimer Eimgress, in Res. low. für post. Theol. u. Kirche, V. pp. 342-50; Pastor, XVI, in, pp. 404-20.

Renzo U. Montini
EMSER, Hieronymus. - Teologo e polemista n. a Weidenstetten presso Ulma il 28 marzo 1478, m. a Dresda l'8 nov. 1527. Magister artium (1499), sacerdote prima del 1502 , dedicò tutte le sue forse alla polemica luterana. Da principio, quando Lutero, alla disputa di Lipsia (1519) fu accusato di eresia uscita e di accordi con i Fratelli Boemi, pubblicò una sua lettere aperta diretta all'amministratore ecclesiastico dell'arcidiocesi di Praga Giovanui Zak nella quale giustificava Lutero da tali accuse, e presentava insieme una difesa del primato romano. Lutero vide in ció un tentativo subdolo per costringerlo a a prendere posizione contro i Boemi, o ad abbandonare le tesi da lui difeso a Lipsia; rengi quindi nel sett. 1519 con: Ad aegoceratem Emserianum M. Lutheri additio, il più violento di tutti i suoi scritti polemici. E. rispose ancora nel medesimo anno con: A venatione Luthierana aegoceratis sanctis. La polemica così iniziata continuò con il tono più violento anche negli anni che seguirono. A ogni pubblicazione di Lutero E. non tralasciò di contrapporre un nuovo scritto polemico. La morte precoce gli fece restare incompleto uno scritto contro l'opusculo di Lutero Tröstungen an die Christen zu Halle (scritto che fu nello
stesso anno completato e pubblicato da Alveldt sotto proprio nome).

E. non è gran teologo, meno ancora scolastico, ma è in primo luogo umanista. Possiede una buona conoscenza della Scrittura e dei Padri, e soprattutto un ardente spirito ecclesiastico. Ma la sua polemica è quasi totalmente negativa, non costrutiva e la verità viene difesa, ma non approfondita, né positivamente esposta. I suoi scritti ebbero perciò un'eco e una portata ben diversa da quelli dei suoi avversari.

E. pubblicò nel 1527 anche una traduzione tedesca del Nuovo Testamento, da contrapporre a quella di Lutero. Letterariamente essa dipende molto da quella del riformatore, però si mantiene molto più vicina alla Volgata e fedele all'ortodossia.

Bim.: Ed. delle opere di E.: L. Enders, Luther und E., ihre Streitschriften aus dem Jahre 157; a 198., Halle 1890-91; F. X. Thurnhofer, De disputatione Lipsicemi und A cenatione Lutherans (Corpus Catholicarum, 4), Münster 1921 (con bibl.). Una biografia completa di E. manca ancora. G. E. Widau, Nachrichten über Hieronymus E.s Leben und Schriften, Anspach 1873; G. Kanterau, Hieronymus E. (Schriften des Vereins für Reformationsgeschichte, n. 61), Halle 1898 (con bibl.); O. Clemen, Briefe von Hieronymus Eimer, Johann Carbidus, Johann Moutien und Petrus Bauch an die Fäulze. Horizonti und die Fäulze. Johann und Georg von Anhalt (Reformationsteachichtliche Studien und Texte. Heft 7), Münster 1907; F. X. Thurnhofer, Hieronymus E. und die Eidgenossen. in Briefmasse, II. Stisch (Reformationsteachichtliche Studien und Texte. Heft 40), ivi 1922. pp. 1-22.

Iaino Fungor
EMULAZIONE. - Psicologicamente è il sentimento che spinge ad uguagliare e anche a superare gli altri per il possesso di un bene o di una qualità personale (ricchezza, lode, onore, vantaggio professionale o sociale, virtù). Essa ha come radice e principio un sentimento di onore e di lodevole amor proprio, che provoca sforzi generosi per un fine lodevole; importa imitazione e superamento degli altri, ma senza ledere in nulla i loro diritti; mantiene una certa cavalleria nella scelta dei mezzi e si abbossa ogni peso, senza affatto gravare sugli altri; se mai, anzi, giova e coopera a provocare una nobile gara, che serve di stimolo a fare sempre di più e sempre meglio. Con questo l'e. si distingue dall'irridia, dalla gelosia, dalla rivalità malsana, dall'odio di classe, che sono tutte deviazioni dalla genuina e. Gli emuli infatti, camminano insieme; gli invidi e i gelosi si adergono l'uno contro l'altro; i primi nutrono stima per i loro concorrenti, non mirano che a superarli senza schiacciarli, si vogliono meritare con il loro sforzo il buon successo cui anelano; i secondi, invece, si combattono, si stimano ed agiscono da avversari, si dànno lo sgambetto, tentano di arrivare primi alla mèta con qualunque mezzo, pur di arrivare.

Appare subito da quante si è qui accennato, come l'educazione possa trovare a abbia sempre trovato nella e. uno stimolante atroce ed energico alio sforzo e una fisionomia, per cosi dire, fatta di generosità e di nobiltà insieme; tanto da far proclamare l'e. una necessità, come è necessario il vapore acqueo per muovere determinati congegni. Tale necessità è sempre stata riconosciuta e adeguatamente sfruttata in tutti i campi. Basti accennare ai Greci, che nelle gare gimnostiche e letterarie videro un mezzo per accrescere al corpo anellezza, armonia di proporzioni e bellezza; e per spingere le arti e le lettere ad un sempre maggior grado di perfezione; gli asceti cristiani trovano nell'esempio degli altri le stimolo ad abbandonare il male e a darsi perdutamente al bene e. alla santità (cf. il: «se questi e quegli, perché non io) di s. Agostino, Canfess., VIII, 11, 27); gli insegnano lo strumento per ottenere dagli alunni una maggiore applicazione ed un maggior profitto. Basti osservare l'uso costante che se ne fa nella « ratio studiorum» dei Gesuiti (v.), con le accademie pubbliche annuali di poesie e poemetti; con la divisione delle singole classi in due campi antago-

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nistici con cariche (rolte generalmente dalla storia romana; imperatori, consoli, pretori, ecc.) assegnate ai miglioni e con posti distinti; con l'assegnazione fatta da ogni alunno di un emulo; con gli esami scritti e la distribuzione dei premi ai più meritevoli.

Soltanto da una parte il giansenismo e dall'altra il puritanesimo filosofice di Kant e di Rousseau vellere combattere l'e. come mezzo antiesiacattiva. I giansenisti portendo dalla teoria che la natura umana è essenzialmente cattiva, e quindi cattiva ogni inclinazione naturale, bandivano dalla loro scuole di Porto-Renle l'a., perché assecondava una delle tante inclinazioni naturali; Kant la esclude per la sua morale assoluta, che si fonda sul puro rispetto della ragione e non ammette nessun altro interesse; Rousseau la condanna in nome della sua concezione ottimistica della natura, la quale si deve sviluppare da sé e troverebbe percio nell'e. una passione pericolosa, che corromperebbe l'amore di sé, che è simpatia, abbassandolo al grado di amor proprio, che è puro egoismo.

Ma l'e. corrisponde cosi pienamente alla natura umana, che gli avversari, in pratica, dovettero abbandonare le loro posizioni, ed esse continua fino ai nostri giorni in tutti i campi delle arti, delle lettere, delle scienze (borse di studio, esenzione dalle tasse scolastiche) e anche dei lavoro (il cosiddetto stakanovismo).

Bibl.: G. Nepronc. Orationes (araz. 139), Milano 1606, pp. 406-16; D. Petru. Orationes (araz. 84), Parigi 1620, pp. 157179; P. Dapanloup. De la haute education intellectuelle. III, Parizi 1822, pp. 222-92; R. Ruiz Amado. La educacion moral. 2. ed., Barcelona 1913. pp. 227-32; P. de Horec. Le catholicisme, tes pédagogues, te pédagogie, vers. franc., Bruxelles 1430. pp. 142-42 e passim; A. P. Fornd. The fessil sade of liberal education, Milwaukee 1938. pp. 290-313; M. Barbere. La ratio studiorum, Padova 1942, pp. 73-74. Celestino Testore

ENACIM (ebr. 'Anäqim). - Popolazione autoctona cananea, cacciata dal paese da Giosuè (Jos. 11, 21). La cacciata dei figli di Enac da Hebron, Dabir (Cariath Sepher) a Anab fu opera di Caleb, figlio di Iephone (Jos. 15, 13 sgg.). Gli E. vengono considerati "giganti" (Num. 13, 22. 28. 33; Dent. 1, 28; 2, 10 sg.; 21; 9, 2).

Si trovano menzionati in un elenco egiziano di tribù palestinesi del sec. xz a. C. in lotta contro l'Egitto. Una del tre principi si chiama '-b-r-m (un nome simile in Num. 1, 13; etimo incesto come pure quello di E., '-9-q). Talvolta E. pare sia stato in uso per indicare le popolazioni autoctone cananee nel loro assieme (Dent. 9,2)

Bib.: I. Gumpann. 'Anadim. in Soc. Jud., II, col. 730; A. Schultz, Das Buch Teune. Bonn 1924. pp. 49. 25; M. Noth. Das Buch Tosua, Tubinga 1936, p. 63. Eugenio Zolli
'ENANISO': v. 'ANÁniso.
ENCAUSTO. - E fra i più antichi tipi conosciuti di pittura con tecnica progredita; sostanzialmente si può definire pittura ad e. quella che adopera come glutine la cera e viene sottoposta ad un procedimento a caldo (ceris pingere ac picturam inurere, dice Plinio).

Documentato in Egitto fin dal sec. vir a. C., passo poi in Grecia come tecnica tipica della pittura su pietra e marmo e, in seguito, nella decorazione della plastica e dell'architettura. Usato certamente da Polignoto, si perfezionò nel Iv sec. a. C. e raggiunse un alto grado di sviluppo con i maggiori pittori dell'antica Grecia: Nicla, Aristide, Panfilo, Pausias, Tespi, ecc. Le stele di Pagassi costituiscono una notevole serie di pitture ellenistiche a cera e i ritratti di el-Fajjūm in Egitto, del I al Iv sec. d. C., sono fra i documenti più importanti della pittura ad e. oggi pervenuti.

Ricerche sulla tecnica dell'e. furono assai in voga nel Settecento, allorché si volle tentare di farne rivivere il procedimento e vi furono artisti come il Menga a studiosi come il Requeno, il Viglioli e il Donner, che svolsero accurati studi per la ricostruzione dei vari metodi di e. usati nell'antichità.

Da due passi di Plinio (Hist. natur., XXXV, 39, 42), integrati dagli accenni di Luciano, di Var-
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(do H. Schmid, Eabnusit und Prisbo nuy antiter Grundiun. 1913. 11. 11. Encausto - Ritratto di donna (ca. 120 d. C.) da el-Fajjūm (Egitto) - Berlino, Museo.
rone, di Vitruvio, si possono ricostruire le tre tecniche antiche dell'e. : della cera, del cestro, del penicillo.

Nella prima si spalmava a caldo un'imprimitura di cera, forse unendovi il colore fondamentale o di preparazione, con il cuscerio o bastoncello di metallo, con il quale si aggiungevano poi anche gli altri colori. Tale tecnica era adoperata per dipingere su pietra, su marmo e anche su legno. La seconda si limitava all'e. su avorio : veniva usato il cestro che era un'asticella (tarsculum) appuntita da una parte, per fissare sulla superficie levigata la cera calda, e piatta dell'altra, a mo' di spatola, per il successivo ritocco a caldo. A queste due tecniche si aggiunse poi la terza, forse verso il 400 a. C. Veniva usato il penicillo, o pennello, fino allora noto soltanto per la pittura a tempera e per l'affresco; con esso si spalmava direttamente, sia sulla pietra che sul legno, la cera calda preparata già da prima e diluita col colore. Plinio dice che tale tecnica era impiegata anche nella colecttura delle navi, essendo il colore cosi disteso resistente al sole, alla salsedine e ai venti.

Sebbene i moderni pareri sulla tecnica delle pitture pompelose e romane non siano più concordi circa l'impiego dell'e. (recenti studi hanno dimostrato, p. es., che le pitture della casa di Livia sul Palatino, sono affreschi, essendo la cera tutta di restauri posteriori) si è certi tuttavia che la tecnica dell'e. si prolungò dopo la caduta dall'Impero, nelle citate pitture di el-Fajjūm ed anche in altri esemplari dell'arte bizantina, fino almeno al sec. vi.

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Bun.: Ch. Morcau-Vauthier, La peristure, Parig: 1913 (secondo indice); T. Venturini-Paperi, a. v., in Enc. Ital., XIII (1932), pp. 921-23 (con bibl.): L. A. Romo, La rennice della pittura, Milano 1937, pp. 292-302; J. Marnace, The secret formular and octodipers of the masters, Londra-Nuova York 1928, pp. 10-39; M. Capiano de Azzvedo. Il restauro degli affreschi della Casa di Lirso, in Boll. d'arte, 34 (1940) 11, pp. 145-46.

Giovanni Carandente
ENCEFALITE. - In senso assoluto, il termine dovrebbe indicare esclusivamente i processi morbosi di natura infiammatoria che colpiscono la massa dell'encefalo, sia nella sostanza grigia (polioencefaliti) che in quella bianca (leucoencefaliti o c. democlinizzanti). In pratica, vengono indicate genericamente con il termine di c. forme in cui l'elemento causale può non essere infettivo e le lesioni anatomopatologiche non propriamente quelle classiche dell'inflammatione; in esse operano fattori tossici, ovvero non dimostrabile, e solo presuntiva, l'azione di un virus; per esse più esatta sarebbe l'espressione di a pseudoencefaliti o a encefalosi a.

Una tale incertezza e improprietà di termini è indice della frequente difficoltà di mettere in evidenza l'elemento causale e del presentarsi a volte l'e. come manifestazione secondaria nel corso di vari processi morbosi infettivi (azione diretta del virus e delle sue tossine), di intossicazioni esogene (alcool, piombo, medicamenti, ecc.) o endogene per alterato ricambio (diabete, nefrite, tossicosi gravidiche, avitaminosi, disendocrinie, ecc.). L'e. può svolgersi in forma acuta se scurissima, cosi da
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(da) P. Rognano, Seggi sul risintillimento dell'ansivo arto de' arres a romani pittori, I. Parma EE, Ior. Il Encausto - Tecnica dell'e. seconda Requerra. Incisione in rame.
provocare la morte in 1-2 giorni (e. epidemica) o con andamento cronico e sintomatologia progressiva. In rapporto all'alta dignità anatomica e funzionale del tessuto colpito, l'a. s'accompagna sempre, più o meno, a sintomatologia nervosa (anestesia e paralisi corrispondenti alla topografia dei fucola), particolarmente nelle forme circoscritte purulente degli accessi cerebrali), o anche psichica con diminuzione o deficit completo della coscienza ( v. COMA), o parziale delle varie attivita elementari che la costituiscono e di cui sono la manifestazione (interesse, attenzione, percezione, memoria, intelligenza, volontà, affettività), o del carattere morale. Particolari danni vengono inferti, oltre che alla funzionalità nervosa, alla personalità psichica dell'individuo, se l'e., particolarmente se associata a meningite, si svolse nel periodo ferale o infantile della vita; in tali casi, l'encefalo in via d'evoluzione subisce guasti e avversi di sviluppo a volte cosi lievi da essere malamente dimostrabili dal punto di vista anatomopatologico, sempre tali da produrre vere psicosi (v. menesterala). Tali «minorati psichici sono degni della maggiore considerazione, oltre che dal punto di vista medico, da quello educativo, giuridico, morale, viscerribili di cure, parziale ricupero e utilizzazione sociale, sia pure su un piano di valori meno elevato. Negli adulti, a sviluppo encefalico ormai completo e patrimonio ideativo acquisito, possono sversi danni mentali più o meno gravi fino a una completa demenza (v.), come, p. es., nella demenza paralitica progressiva (v.).

Particolare importanza ha dal punto di vista pratico (famigliare, sociale, pastorale) la conoscenza del quadro neuro-psichico che si sviluppa come postumo d'una particolare forma: l'e. epidemica o letargica (malattia di Economo), che, nella sua fase di cronificazione, assume la forma del cosiddetto "parkinsonismo post-encefalitico. In essa, ai fenomeni oculari ed extrapiramidali (strabismo, spasmi, ipertonicità dei muscoli con movimenti icra e inceppati), ai disturbi neurovegetativi (ricambio ed equilibrio endocrino alterati), s'aggiunge un particolare quadro psichico nevrosteniforme a isteroide, un'esagerato emotività, una particolare lentezza, difficoltà a comprendere, a volte apparenza d'incomprensione, tale da far ritenere l'individuo affetto da catatonia o demenza. Al contrario, nella maggioranza di tali infermi l'intelligenza non è sostanzialmente alterata, pressoche normale la memoria, la percezione, l'ideazione, i poteri discriminativi, pur compiendosi tali attività con caratteristica lentezza (brailquichismo) simile a quella che rende tardi a faticosi i movimenti del corpo. Tutti gli autori sono concordi nell'ammettere che, per quanto sia accentuato il torpore cerebrale, tarde la reazione psichica e la capacità di fissare nuove percezioni, grave l'intoppo, a quindi l'estrinsecazione dei poteri volitivi e delle manifestazioni affettive, nel parkinsonismo post-encefalico non esiste un vero difetto mentale, e quindi non esiste una vera demenza post-encefalitica (G. Moglie, op. cit., p. 660).

Bun.: A. Caconi, Medicina interna, I. Torino 1936, p. 374 sgg.; V. ivi 1936, p. 81 sgg.; U. Cattetti, Rincuusto delle lezioni di clinica delle malattie nervose e mentali. Roma 1946; G. Moglie, Manuale di psichiatria, ivi 1946.

Giuseppe de Nisno
ENCENIE : v. DEDICAZIONE DEL TEMPIO.
ENCICLICHE : v. LETTERE PONTIFICE.
ENCICLOPEDIA CATTOLICA. - Si può definire, in generale, l'a. una presentazione chiara e distinta di tutto cio che interessa nel campo delle lettere, delle scienze e delle arti.

1. Nozioni generali. - Il termine deriva dal greco éy α \dot{α} λ ι α ς π α ι δ ι λ α, "educazione, formazione ciclica", o meglio a formazione che abbraccia l'intero ciclo, il sistema completo dell'insegnamento e della cultura": "iam oninia attingenda, qune Graeci vï̧̇ éy α ι α λ l ω π α ι δ ε i α ς vocant", dice Plinio, spiegando appunto l'argomento svolto nella sua Notaralia historia (I, 11; cf. anche Quintiliano, Inst. orat., I, 10, 1). E il cielo completo, pur variando secondo la cultura dei tempi, si cristallizad in una

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prima fase, generalmente, intorno alle sette arti liberali del trivio e del quadrivio. In una seconda fase, poi, cambiarono intenti, criteri, metodi e forma fino ad arrivare alle moderne e., che offrono uno strumento di lavoro più facile, più chiaro e più organizzato.

Secondo il contenuto l'e. è universale, se abbraccia tutto lo scibile intorno in maniera più o meno ampia; speciale o particolare, se tratta o di una materia sola o anche di un gruppo di materie, che siano però affini (ad es., una e. di teologia dogmatica o morale a di liturgia e delle missioni cattoliche o di atcheologia cristiana). Secondo la forma, si divide in cistematica, quando fa materia è trattata, dividendola secondo un sistema logico e organico (teologia, filosofia, ecc.); lessicale o alfabetica, se invece la materia è divisa in articoli alfabeticamente disposti, per una più facile consultazione qualunque sia l'argomento trattato. L'e. lessicale non va però confusa con i dizionari, che parlano oltre che della lingua, anche dei termini tecnici e scientifici; perché questi si limitano a dare le definizioni dei vari sensi di una parola; mentre per un'e., anche se speciale, la parola importa un argomento da svolgere ampiamente, raccogliendovi intorno tutte le notizie utili e interessanti, che i vari campi dello scibile possono offrire.

Si deve, ed è molto importante, considerare l'e. anche secondo lo spirito che ne informa tutto il complesso della stesura, e cui si affettano e da sui dipendono i giudizi che si dànno intorno alle teorie, ai personaggi e ai fatti; si avrà cosi un'e. materialista, illuminista, razionalista comunista, ecc. Alla luce di questi concetti si potrà pertanto definire e. c. quella che, sia universale o sia particolare, presenta tutto lo scibile, o parte di esso, secondo lo spirito cattolico (che non significa affetto né parziale, né soggettivo, né, come si suol dire, confessionale, né, tanto meno, settario). Il quale spirito cattolico richiede, per una parte, che si esponga e si segua la dottrina cattolica e, per l'altra, che nei giudizi e nella valutazione delle idee, teorie, personaggi e fatti si segua un criterio equo, sereno, oggettivo, conforme alle legittime norme morali.

A queste e. c., universali e particolari, si restringe l'argomento qui trattato.
II. E. C. sistematiche. - La storia di queste e. segue nel suo sviluppo la storia generale delle e. e si può dividere in due grandi periodi ben distinti : il primo abbraccia quelle anteriori alla metà ca. del sec. xvir, il secondo quelle posteriori. Le e. del primo periodo sono tutte sistematiche e generalmente universali; si potrebbero però piuttosto chiamare vere biblioteche, mirami a sostituire il ricorso ad altri libri, non sempre facili allora a trovarsi in molti esemplari, e formate da passi originali, trasportati, o intorii a lievemente modificati dai migliori autori versati nelle singole materie, messi poi insieme dal compilatore senza eccessiva cura di dare al tutto una fusione organica ed omogenea. Per conseguenza in queste e. c. non si riscontra che poca e punta originalità e critice delle fonti; però ad esse si deve di aver conservato molti passi di autori antichi, le cui opere sono andate perdute.

Nel loro lavoro i compilatori seguirono l'esempio dei classici latini a greci. Lasciando da parte Aristotele, che, con tutte le sue opere, si pud dire formasse una vera e. (logica, metafisica, etica, politica, retorica, biologia, storia naturale, con spunti e notizie tratti dalla immediata esperienza) e l'opera di M. Porcio Catone giunta a noi in pochi frammenti, il quale aveva compilato una serie di trattati sull'agricoltura, la retorica, la medicina e l'arte militare, per contrapporsi all'invasione della cultura greca, le e. più celebri, raccolte e ben conosciute dagli studiosi cristiani, furono i Disciplinarum libri IX di M. Terenzio Varrone, dove ciascun libro conteneva la trattazione di una materia; la Naturalis historia di Plinio il Vecchio, in 37 libri, divisi in 2493 capitoli, con l'elenco degli autori, da cui sono state tolte le notizie ( 146 latini e 327 non latini e per lo più greci) e l'accento che i fatti, registrati e tolti da essi, assommano a 20.000 e meglio si direbbe a ca. 40.000 ; il De nuptiis philologiae et Mercurii di Marziano Capella, dei primi anni del sec. v, dove si trattano gli argomenti delle sette arti liberali.

Su questi esempi ricalcarono le prime e. c. dell'alto medioevo: Flavio Magno Aurelio Cassiodoro con i suoi due trattati De institutione dicinarum litterarum (PL 90, 1108-50) e De artibus et disciplinis liberalium litterarum (ibid., 1150-1218). Ambedue le opere dovevano, secondo l'autore, tenere il luogo del maestro, e la prima introdurre nello studio della S. Scrittura, la seconda nello studio delle sette arti liberali. Va poi considerato s. Isidoro, vescovo di Siviglia, con i suoi Etymologiarum ten Originum libri XX (PL 83, 893-914; 84). L'opera, vera e. di tutto lo scibile del suo tempo, godette di una fama mondiale; il titolo si deve al fatto che ogni trattazione particolare cominciò con l'etimologia della voce; il contenuto va dalle sette arti alle altre scienze profane, poi alle sacre, indi agli usi e costumi dei popoli, agli strumenti di lavoro, giochi, case, ecc. In fondo non è che una compilazione da Cassiodoro, Boceio, Varrone, Plinio, Svetonio, ecc., e il senso critico lascia essui a desiderare; tuttavia ci conserva moltissimi tratti di opere perdute e ci fa conoscere il grado raggiunto dalla erudizione antica e dal desiderio che tutti assillava, di sapere e di imparare. Di quest'opera può dirsclassanto, e in alcuni punti copia letterale, quella di Eabano Mauro (m. nell'850) abate di Fulda: De universa a De rerum naturis libri XXII (PL 111, 9-614), presentata a Ludovico il Bovaro nell'E47. Segue, ma di molto maggior valore e compiutessa, lo Speculum mains di Vincenzo di Beauvais (Strasburgo 1474), diviso in tre parti: Speculum naturale ( 52 libri, in cui si descrive il mondo secondo l'ordine della creazione); Speculum doctrinale ( 17 libri, che trattano tutta la scienza scolastica intorno alla filosofia, alle sette arti, alle scienze profane); Speculum bisturiale ( 31 libri, che raccontano la storia del mondo dalla creazione al 1234, includendovi pure la fine del mondo nel 2378, il regno dell'anticrista, il Giudizio universale e il regno trionfante di Dio). Più tardi venne aggiunta una quarta parte, Speculum morale, ma appartiene ad altri e fu composta dopo il 1310 . Quest'opera, veramente grandiosa, fu compilata per soddisfare alle richieste di s. Luigi IX, re di Francia, e richiese il concorso di molti copisti che presentassero gli estratti indicati per ogni autore (gli autori sono ca. 450 e le opere consultate 2000); porta il titolo di Speculum perché, secondo l'autore stesso, abbraccia tutto quello che è degno di speculazione.

Anche altri compilatori del medio e basso medioevo godettero grande prepriarità in queste genere di opere : Brunetto Latini con il suo Li llorea don Tresor (scritto fra il 1260 e il 1267, durante l'esilio in Francia) in tre libri con 413 capitoli, tradotto in italiano alla fine dello stesso sec. xur da Bono Giamboni; Onorio di Autun (m. ca. la metà del sec. xur) con la Imago mundi; (PL 172, 119-87) Gueltieri di Meta (m. nella seconda metà del sec. xili) con l'Image du monde; Corrado di Megenberg (m. nel 1374) con Liber de natura rerum; Alessandro Neckam (m. nel 1157) con De naturis rerum; Tommaso di Cantimpress (m. tra il 1263 e il 1280) pure con un De naturis rerum; Bartolomeo Anglica, e torto detto da Gianvilla Francescano (m. nella seconda metà del sec. xili) con De proprietatibus rerum (tradotto in montovano dal notaio Vivaldo Belcalzer, al principio del sec. xiv, con il titolo di Trattato de scienza universal); Pietro Berchoire, benedettino (m. nel 1362), con il Dictionarius (di 3500 voci) e Reductorium de proprietatibus rerum (imrazione dell'opera citata dell'Anglico); Pietro d'Ailly (m. ca. il 1420) con Imago mundi; Gregorio Reisch certosino (m. nel 1325) con Margarita philosophica; Raffaele Maffei (m. nel 1522) con i Commentariarum rerum Urbanarum libri XXXVII (Roma 1506); Giorgio Valla (m. nel 1495), De expetendis et fugissalis rebus, in 38 libri (Venezia 1501).

Trasmisendo altri nomi secondari, ne vanno ricordati alcuni, presso i quali appare per le prime volte il titolo di e. : J. F. Ringeiberg, Lucubrationes vel potius absolutissime wuxiomaichsis (Basilica 1541); Paolo Scalich, Encyclopaedia seu Orbis disciplinarum tum sacrarum, tum profanarum (ivi 1559); M. Martini, Idea methodicae et brevis encyclopaediae sive odunbratio universitatis (Harlborn 1606); J. H. Alsted, Scientiarum cencima encyclopaediae tami VII (ivi 1630), rifusione ampliata del Cursus philosophici encyclopaedia (ivi 1620). In tutte queste opere, però, per-

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mate l'assenza di padronanza della materia, la mancansa di senso critico e di arte didattica organizzatrice; esse hanno tuttavia importanza per la storia della volgarizzazione della cultura, perchè non tutto nel loro complesso è semplice riproduzione e ripetizione dell'antico; c'è sempre, invece, come una massa mutevole che riflette la diversa assimilazione, che as ne è fatta il compilatore, e l'evoluzione che nel frattempo hanno subito le varie cognizioni.
III. E. c. azaretiche. - Da questo punto (secondo metà del sec. xvir) si entra nel secondo periodo della storia delle c., nel quale l'adosione dell'ordine alfabetico dovava arrivare una maggiore facilità di ricerca e di consultazione; non solo, ma, appunto per questo, operare anche una trasformazione del metodo di trattare la materia. Si armana ancora e. universali; ma si tende a poco a poco a distinguere le e. umanistiche da quelle scientifiche, per arrivare alle e. ancor più specializzate per singole materie; si tende pure a dividere e suddividere gli argomenti, accrescendo il numero delle voci; l'opera del redattore va prendendo proporzioni sempre maggiori fino a diventare lavoro originale o quasi; prendono piede e si moltiplicano specultrente nel sec. xix le e. nazionali.

A suscitare e sviluppare queste varie tendenze cooperano: Francesco Bacone di Verulamio con le sue due opere: Nascere argomenti (Londra 1620) e De dignitate et angonoeth scientiarum (ivi 1623), nelle quali gettò le basi per la classificazione delle scienze e potenzió il predominio dell'idea del dotto; Luigi Moréri, con Le grand dictionnaire historique ou le mélange curieux de l'histoire sacrée et profane (Lione 1674, che ebbe 20 edd., l'ultima, quella di Parigi del 1730, ampliata in 10 voll.); Giacomo Ioffmann con 2 Lexikon universale histricico-geographico-chronologico- par-tico-philologicum (2 voll., Basilea 1677); Pietro Bayle, che intese correggere e ampliare l'opera del Moréri con il Dictionnaire historique et critique (Rotterdam 1697).

Agli inizi del sec. xvir Vincenza Maria Coronelli dei Minori Conventuali, cartografo delia Repubblica di Venezia, cominciò a pubblicare la sua Biblioteca universale sacro-professo, alla quale aveva lavorato trent'anni e che doveva svolgere 300.000 voci in 45 volumi; ma non andò oltre ai primi sette (Venczia 1701-1706; A-Caque) con un totale di 30.269 articoli. Però i veri precursori delle e. alfsberiche moderne furono i vari autori del Grasse Vollständiges Universai-lexikon aller Wissenschaften und Klöster, più nota sotto il nome dell'editore G. H. Zedler ( 64 voll., con 4 suppli., Halle - Ligzia 1772-24) ed Efraim Chambers con la sua Cyclopaedia or universal dictionary of arts and sciences (2 voll., Londra 1728; accresciuti a rivedusi più tardi da A. Ross, 2 voll., ivi 1778-88; trad. it. in 4 edd., Venezia 1748-49 e 1769 , Napoli 1748, Genova 1770-75). Dalla mancata versione francese ebbe origine non molto dopo la grande Encyclopedile (c.) del D'Alembert.
IV. E. c. universali. - Questa e altre opere simili, che ne derivarono in gran copia, spesso con danno dei lettori per lo spirito in diversi modi e in diversi gradi ostile al cristianesimo, stimolarono i cattolici a controbattere il male con la compilazione di e. proprie, imparziali, complete e meccinziose, che salvaguardassero gli interessi della loro fede. Tali e. universali non sono molte, ma recano ottima testimonianza dello zelo e dello sforzo lodevole dei compilatori ed editori.

Le principali sono: Allgemeine Reolensyclopädie oder Konversations-Lexikon für das katholische Deutschland (13 voll., Rotisbana 1846-50; 4 ed., ivi 1880-90); Herders Konversations-lexikon ( 2 voll., Friburgo in Br. 1853-57; 3^{2} ed. in 8 voll., ivi 1901-1908; 4^{2} ed. con il titolo Der Grasse Herder, 12 voll., più 1 di atlante, ivi 1931-33); Enciclopedia universali ilustrada europeo-americana, conosciuta anche sotto il nome degli editori, gli Hijos de J. Espasa ( 70 voll., Barcellona 1907-30; più 10 voll., di appendice, ivi 1930-33; e inoltre : supplem. 1935, ivi 1936; supplem. 1936-39, 2 voll., ivi 1944; supplem. 1940-41, ivi 1948); De hatboliche Encyclopaedie (24 voll., Amsterdam 1933-38); è in corso, ora, la 2^{2} ed. (finora 3 voll., ivi 1949) Ketorikho Daijiten ( 4 voll., finora I e II, Tokyo 1948-50 in 2^{2} ed.).
V. E. c. particolari. - Piu che non nella compila-
sione di e. c. universali, i cattolici delle varie nazioni adoperarono i loro sforzi nel produrre e. c. particolari, che abbracciano in tutto o in parte la materia religiosa ed ecclesiastica, con o senza riferimento alle altre materie che vi si possono riferire.
I. Trattame tutta in materia religiosa le seguenti. Oltre il Dictionnaire historique di F. X. Feller (v.), N.-S. Bergier, Dictionnaire théologique ( 3 voll., Parigi 1788), più inteso a controbattere gli illuministi e gli enciclopedisti, che non a sviluppare positivamente i fondamenti della Fede; ha inoltre lacune, imprecisioni e concessioni al gallicancsimo; V. D'Avino, E. dell'ecclesiastico (4 voll., Napoli 1843-48; 20 ed., ricalcata sul Kirchenlexikon, Torino 1863-70; 3^{2} ed., ivi 1878-79), lavoro conciso e ancora utile; J. P. Migne, Encylopedie théologique ( 52 voll., Parigi 1944-50); Nouvelle encyclopédie théologique ( 53 voll., ivi 1851-59); Troisième et dernière encyclopédie théologique ( 66 voll., ivi 1855-66); in tutto 90 dislocati, in 171 voll., di cui i singoli trattano alfabeticamente un ramo della teologia: dogma, liturgia, eresia, archeologia, missioni, conversioni, concili, cardinali, ordini religiosi e cavallereschi, obbieziani contro la religione, ecc.; raccolta di molto materiale non sempre ben vagliato e assimilato; G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da I. Pietro ai nostri giorni ( 103 voll., Venezia 1840-61, più 6 voll. di indici, ivi 1878-79); per molti aspetti insufficente e non vagliate, l'opera conserva ancora un interesse tutto particolare per le istituzioni ecclesiastiche, fatti, personaggi, pubblicazioni delle prima metà del sec. xix; H. Wetzer-B. Welte, Kirchenlexikon ( 13 voll., Friburgo in Br. 1847-60; 2^{2} ed. emendata e aggiornata dal card. J. Hergens'icher e F. Xaulen, 12 voll., ivi 1880-91, più 1 vol. di indice, ivi 1903); M. Buchberger, Kirchliches Handlexikon (2 voll., Monaco 1907-12) e Lexikon für Theologie und Kirche ( 10 voll., Friburgo in Br. 1930-38); Lessico ecclesiastico illus