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rcolanti dell'Associazione primaria S. Carlo. Nel 1883 fu segretario del primo Circolo universitario cattolico romano. Contemporaneamente lavorava nel Circolo di S. Pietro, ove istituì l'Opera della diffusione dei Vangeli e l'Opera dell'assistenza religiosa e civile dell'Agro romano, e nella Gioventù Cattolica Italiana di cui fu presidente generale dal 1900 al 1922.

Sotto la sua guida si ebbe una fioritura di associazioni (da 200 a 4500 ) e di attività : un comitato di soccorso per il terremoto salubro-siculo del 1908 e quello della Marsica nel 1914; una raccolta di fondi di assistenza ai soldati, bibliotechine da campo, l'assistenza ai cappellani e ai feriti, la sottoscrizione per i profughi di Caporetto e la fondazione dell'Unione Nazionale Reduci durante e dopo la prima guerra mondiale; la fondazione della Federazione Associazioni Sportive Cattoliche Italiane e dell'Associazione Scoutistica Cattolica Italiana, il Congresso Internazionale della Gioventù Cattolica nel 1921. Quando Pio X volle riorganizzare l'Azione Cattolica Italiana lo chiamò a far parte del triumvirato insieme a G. Toniolo e Medolago Albani, con l'incarico speciale di costituire l'Unione Elettorale Cattolica Italiana. Pio XI

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lo proclamò benemerito della patria e della religione, della gloria di Dio e della S. Sede...n. Ritornato presidente del Circolo di S. Pietro, riprese la sua altività benefica e la morte le colse mentre moltiplicava le opere di assistenza alla popolazione civile e ai combattenti durante la seconda guerra mondiale. Oltre l'attività di Azione Cattolica, eserciti l'avvocatura, fu consigliere generale e presidente del Tribunale di I istanza nello Stato della Città del Vaticano, cameriere d'onore di Spada e Cappa di numero di S. Santità. Per le sue benemerenze fu insignito di numerose e alte onorificenze decorazioni pontificie, italiane ed estere.

Bibl.: anon.. Necrologio, in L'osservatore romano, 21 genn. 1943: anon., Necrologio in Civ. Catt., 1943. 1. pp. 192-93. Augusto Moreschini

PERICOLO DI MORTE : v. articolo di morte e i singoli sacranenti.

PERICULUM ANIMAE ET SCANDALI.-Secondo il comune significato teologico è (cann. 1131 § 1, 1935 § 2) la possibilità che un atto esteriore fornisca al prossimo l'occasione di una colpa e di una rovina spirituale. Questo atto è la prima condizione richiesta perché si ravvisi lo scandalo, e può essere costituito da parole, da gesti, o da una omissione, anche semplicemente verbale: "convenienter dicitur quod dictum vel factum minus rectum praebens occasionem ruinae sit scandalum" (Sum. Theol., q. 43, a. 1).

Vi è dunque scandalo ogni volta che è prevedibile, con una certa probabilità, che una omissione od un'azione minus recta, verificatosi in pubblico, possa spingere il prossimo, che ne è stato testimone, ad una colpa, che altrimenti non avrebbe commesso. Lo scandalo è attivo e passivo : il primo si concreta nell'atto esteriore che occassiona una colpa, il secondo in colui che ne è testimone. Se si tiene poi conto dell'intenzione che lo ha provocato può essere diretto od indiretto. L'uno si ha quando l'autore dell'azione vuole direttamente e con volontà espressa fornire all'altro l'occasione del peccato per mezzo della persuasione o del consiglio, ovvero per mezzo del cattivo esempio pienamente deliberato; il secondo, e cioè l'indiretto, è possibile in molteplici circostanze, e praticamente ogni volta che un atto per sé indifferente o che ha l'apparenza del male rischia pubblicamente di spingere altri alla colpa (p. es. : abbandono della fede o delle pratiche religiose). Lo scandalo passivo è il peccato del prossimo : è un peccato occasionato e si trova in rapporto allo scandalo attivo come l'effetto alla causa. Evidentemente varia secondo la qualità dei soggetti e le circostanze dello scandalo. Se questo è stato pubblico, altrettanto pubblica deve essere la riparazione. Così colui che ha convinto altri ad accettare false dottrine in materia di fede o di morale, è obbligato a ritrattare i suoi errori pubblicamente; chi ha vissuto notoriamente in concubinato deve rinunciare alla relazione peccaminosa con l'accostarsi pubblicamente ai Sacramenti. Proprio per evitare la possibilità dello scandalo la Chiesa ha istituito forme speciali di celebrazione del Matrimonio, quale il cosiddetto "Matrimonio di coscienza" (v.) e determinate leggi per la convalidazione.

Bibl.: L. Ferraris, Scandalum in Biblioth. canon., VII. Roma pp. 10-20; N. Jung, Scandale, in DThC, XIV, coll. 1246-54; V. Del Giudice, Nazioni di diritto canonico, $9^{2}$ ed., Milano 1949. pp. 154-64. Giuseppe Spinelli

PÉRIER, Casimir-Pierre. - Uomo politico francese, n. I'11 ott. 1777 a Grenoble, m. il 18 maggio 1832 a Parigi. Deputato dal 1817 fino alla sua morte e presidente della Camera nel 1830.

Presidente del Consiglio e ministro degli Interni il 15 marzo 1831, segui una politica di energica repressione di ogni tentativo rivoluzionario e si preffese con l'estero la conservazione dello statu quo. Con il non intervento negli affari d'Italia deluse i rivoluzionari italiani, che nelle legazioni e nel Ducato di Modena erano insorti sperando nell'intervento francese, ma ammonì chiaramente l'Austria a non influire con le armi sugli avvenimenti. Il Matternich, tuttavia, fece occupare Modena e le legazioni dalle proprie truppe e soffocò ogni tentativo di attuare nella penisola ordinamenti liberali o almeno
riforme. Il P., deciso a non permettere un predominio austriaco nella penisola, fece occupare Ancona nel febbr. 1832 da forze francesi. Fu un notevole successo della pulitica francese ma anche una violenza contro il governo pontificio, che però ristabilì nella penisola un equilibrio franco austriaco. Poiché l'evacuazione di Ancona era subordinata alla partenza delle truppe austriache da Bologna, i Francesi lasciarono la città appena nel dic. 1838. P. morì, nel pieno della sua politica, vittima del colera.

Bibl.: C. de Rémusat-Montalivet, C. P., Parigi 1874; A. Ro-bert-E. Bourloton-G. Couigny, Dict. des parlementaires français, IV. Parigi 1891, pp. 384-86. Sulla occupazione d'Ancona v.: C. Vidal, Louis-Philippe. Metternich et la crise italienne de 1-31-32, Parigi 1931, soprattutto p. 202 sgg. Silvio Furlani

PÉRIER, Gilberte. - Sorella maggiore di B. Pascal, n. a Clermont nel 1620, m. a Parigi nel 1687.

Andò sposa nel 1641 a un magistrato di Clermont, Florin Pèrier; ne ebbe l'anno seguente la figlia Marguerite, protagonista del famoso miracolo della S. Spina (1656), largamente discusso nelle polemiche pro e contro Port-Royal. Nel 1646 raggiunse la famiglia paterna a Rouen, e vi si imbevve talmente di spiritualismo giansenistico da ritirarsi in una vera e propria clausura domestica, separandosi, con il suo consenso, dal marito. Assisei il fratello fino alla morte (1662) e rese poi testimonianza della propria devozione a lui, scrivendone la vita (pubblicata con alterazioni nel 1686), insieme a molte, frammentarie memorie sulla propria famiglia.

Bibl.: M. Perroux, G. P., Parigi 1950. Enzo Bottasso
PÉRIGUEUX, diOCESI di. - Città e diocesi, capoluogo di prefettura del dipartimento della Dordogne, nella Francia sud-occidentale. La città è situata in una valle sulla riva destra dell'Isle. La diocesi si estende per 9182 kmq . con una popolazione di 386.000 ab. dei quali 381.000 cattolici, distribuiti in 336 parrocchie servite da 334 sacerdoti diocesani e 25 regolari; ha : seminario maggiore e 2 minori.
P. è l'antica "Vesunna Petrocoriorum"; di un tempio dedicato a Tutela Vesunna resta ancora la cella detta oggi "Tour de Veson". La città ebbe molto a soffrire dalle invasioni dei Vandali, dei Visigoti, dei Franchi, dei Saraceni e dei Normanni. Poi vi si affermò l'autorità dei vescovi e dei conti di Périgord. Nel 1356 vi si stabilirono gli Inglesi; i calvinisti l'occuparono dal 1575 al 1581, devastandone le chiese. Il cristianesimo doveva esservi affermato già nel Iv. sec. perché Sulpicio Severo attesta che nel 361 venne deposto per eresia il suo vescovo di nome Paterno. La tradizione fa s. Fronto primo vescovo di P. A lui avrebbero succeduto Aniano e Pegasio, citato da Gregorio di Tours (Historia Francorum, II, 13). Sidonio Apollinare scrive che, al tempo del re Enrico, P. era priva di pastore (Ep., VIII, 6). Ai Concili di Agde ( 5061 e di Orléans ( 511 e 533) fu presente il vescovo Cionopio, il cui epitaffio fu dettato da Venanzio Fortunato (418). Poi figurano ai Concili di Mâcon nel 586 Carterio e nel 590 Saffario; mentre al Concilio di Parigi del 614 si trova Aggo; Ermenomaris si trovò a Bordeaux nel 673-75. Quanto a s. Fronto, s. Gangerico di Cambrai attesta di aver visitato il sepolcro del confessore in una chiesa (Anal. Bollund., 7 [1888], p. 394). Rabano Mauro nel suo Marrirologio lo indica come vescovo. Giovanni XXII il 13 genn. 1318 dismembrò la diocesi, togliendone 210 parrocchie per elevare a sede vescovile l'abbazia benedettina del S.mo Salvatore di Sarlat (oggi sottoprefettura), fondata nel sec. viII sotto il patronato di s. Sacerdos o Serdot (vescovo di Limoges), come ancora oggi si chiama la chiesa, cattedrale dal 1317 fino alla soppressione della diocesi nel 1790. Dell'edificio romanico del sec. XII resta la torre della facciata col suo portico; le cinque statue nel portale furono mutilate; il resto fu infatto nei secc. xvi e xvir. L'interno è ad una sola navata con cattedra del sec. Xvir. Con il Concordato del 1801 le diocesi di P. e Sarlat furono unite a quella di Angoulême; la diocesi di P. venne ristabilita nel 1821. La chiesa di P. è l'unica in Francia che celebra al 28 genn. la festa di Carlomagno. Vescovi di P. in epoca più recente furono Raimondo V,

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(da M. Hards, Inventaire sommaire des archives comunales polirisures à 1186 , Périgucux 1601, nov. contre p. 2)
PÉrIGUEUY, BIOCESI di - Palazzo comunale di P. in un disegno del 1646 , conservato nell'Archivio comunale della città.
cardinale di Pons (1220-23); Elia de Bourdeilles (1447-68), poi cardinale e beato; Claudio de Longwy, cardinale di Givry (1540-47), e Gousset (1836-40), poi cardinale arcivescovo di Reims. Di P. furono il poeta latino Paolino di P., il teologo card. de Talleyrand-Périgord (1301-64).

La chiesa di S. Stefano, o de la Cité, costruita nel sec. xir, fu la Cattedrale fino al 1669 . In origine ebbe quattro cupole e un campanile, ma tutto fu rovinato dai calvinisti nel 1575 ; restano due cupole, di cui l'occidentale è anteriore al 1120 , mentre l'orientale è del 1150 ca. Nell'interno il Battistero è sotto un tabernacolo romanico del 1160 ca.; ivi è la tomba del vescovo Giovanni d'Asside (1160-69), più oltre l'epitafio del vescovo P. de Minet (1182); nel coro a destra è incisa la tavola pasquale a cominciare dal 1163 . Fu restaurata tra il 1852 e il 1901. Un chiostro, oggi distrutto, portava al Palazzo vescovile (1378), contenente la Cappella eretta nel 1521 dal vescovo Guido di Castelnau (1511-23); alcuni resti del Palazzo sono sotto il convento di S. Marta. Nel 1669 la cattedrale di P. fu trasferita nella chiesa di S. Fronto già consacrata quale abbaziale nel 1407 da Aimone di Borbone arcivescovo di Bourges; era a croce latina e a tre navate. Il Museo di Périgord è in un edificio costruito nel 1904 sul luogo del convento degli Agostiniani, di cui resta la Cappella. Contiene collezioni preistoriche, una raccolta epigrafica, una collezione archeologica con statue, ara taurobolica, cippi funerari, sarcofagi, tra cui uno cristiano del sec. vi rinvenuto a Bourg-sur-Gironde, altari e pietre tombali medievali e un museo di pittura. L'abbazia di Chancelade fondata nel 1128, con chiesa del sec. xir, restaurata nei secc. xiv, xvi e xvir. Nel 1115 i Cistercensi fondarono il monastero di Cadouin, consacrato nel 1154. Fin dal

1140 era stata istituita una confraternita in onore d'una reliquia detta del S. Sudario riportato dalla prima Crociata da un Pierre Raoul o Gérard del Périgord (J. Mayjonade, Le St. Suaire de Cadouin, Parigi 1905). Ma l'autorità ecclesiastica ha riconosciuto che la reliquia non è autentica; si tratta di un prezioso tessuto con iscrizione in caratteri cufici della fine del sec. xI e inizio xir.

Bibl.: L. Duchesne, Postes épiscopaux de l'ancienne Gaule. $2^{2}$ ed., II, Parigi 1910, pp. 87-88, 130-34; R. Vilhoper, Hist. de la ville ac P., Périgueux 1908; A. Jarry, Le siége pontif. de P. Sariot, ivi 1916; J. Roux, La basilique de St Prout des origines à 1563, ivi 1920; L. Entregues, Notre Dame de Périgord, ivi 1930; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1948, Parigi 1948, pp. 377, 691-93, 1079-80; dal 1874 il Bull. de la Société hist. et archéol. du Périgord; Cottincau, II, coll. 2250-51. Enrico Joni

PÉrIN, Charles-Henry-Xavier. - Economista, n. a Mons (Belgio) il 29 ag. 1815, m. a Ghlin, presso Mons, il 4 apr. 1905. Dopo aver esercitato l'avvocatura, ricoprì dal 1844 al 1881 la cattedra di economia nell'Università cattolica di Lovanio, inaugurata dieci anni prima dal de Coux. Partecipò attivamente ai congressi dei giureconsulti cattolici e fu il primo economista cattolico.

Dell'economia classica hiberale accettò l'apporto di libertà, ma ne combatté l'utiltarismo individualistico; lottò contro la sorgente scuola socialista, temendone il potere assorbitore della personalità umana e sostenne che il progresso sociale doveva fondarsi sulle "libere associazioni popolari" e nella "tutela delle classi superiori mercé un intelligente e caritatevole patronato". Il cardine dell'evoluzione era "la virtù divina, storicamente indefettibile del Vangelo e della Chiesa ". Ma di fronte alla Rerum novarum caddero le sue riserve e diffidenze verso la democrazia : mentre nel 1890 ancora proclamava "ni libéraux, ni socialistes", nel suo ultimo libro Premiers principes d'économie politique (1896) faceva eco agli insegnamenti leoniani scrivendo: "noi domandiamo la soluzione della questione operaia... a tutte le forze che ci offre l'organismo sociale, alla libertà e ai poteri pubblici... Se si è socialisti solo perché si reprime la libertà del male e si proteggono con i regolamenti legali i deboli contro l'ingiustizia dei più forti, i cattolici sono dei socialisti..." (p. 40). Del programma democratico-cristiano egli fu autore e maestro dalle premesse alle riforme sociali a lunga scadenza e fu non meno convinto propugnatore delle riforme sociali a breve scadenza.

Le sue opere principali sono: Les économistes, les socialistes et le christianisme (Parigi 1849); De la richeste dans les sociétés chrétiennes (ivi 1861, '68, '82); Les lois de la société chrétienne (ivi 1875-76); Le socialisme chrétien (ivi 1879); Les doctrines économiques depuis un siècle (ivi 1880); Mélanges de politique et d'économie (ivi 1885); L'Etat et l'Eglise dans la société internationale (Rapport au Congrès de Reims), in Revue catholique des institutions et du droit, 20 (1883), pp. 48-57; Du droit de propriété des personnes civiles, ibid., $2^{\mathrm{a}}$ serie, 3 (1889), pp. 313-22; Ni libéraux, ni socialistes (lettre), ibid., $2^{\mathrm{a}}$ serie, 5 (1890), pp. 463-70; L'ordre international (Parigi 1888); L'économie politique d'après l'encyclique (ivi 1891); Premiers principes d'économie politique (ivi 1896).

Biel.: G. Toniolo, E. C. P., in Riv. intern. di scienze sociali, 27 (1905), pp. 634-37; A. M. Ratti, s. v. in Euc. Ital., XXVI, p. 754 . Augusto Moreschini

PERIODEUTE ( $\pi \varepsilon \rho \omega \delta \varepsilon \cup \tau \eta ่ s$, da $\pi \varepsilon \rho i$ e $\delta \delta \delta \varsigma$; in latino circuitor, circumiens). - Così fu chiamato il medico ambulante e poi il sacerdote che in nome del vescovo visitava le regioni più distanti. La funzione del p. deriva dal sacerdozio, mentre il corepiscopato proviene dall'episcopato. Tuttavia dopo il Concilio di Sardica (can. 6) il p. sostituì in gran parte il corepiscopo.

Attualmente il p. esiste in vari riti orientali con una funzione che assomiglia molto a quella dei vicari foranei presso i Latini. Non tutti però hanno sempre lo stesso titolo. I Copti lo chiamano "egumeno"; i Ruteni "proto-

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(do Axel von Graefe, Iran des neue Persien, Berlino 1937, tur. 61)
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(da Axel von Graefe, Iran des neue Persien, Berlioo 1937, tur. 7'
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(da Axel von Graefe, Iran des neue Persien, Berlioo 1937, tur. 44)
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(por cortesia di mans. A. P. Praias)
In alto a sinistra: RESTI DI SUSA, antica capitale. In alto a destra: TOMBA DI DARIO IL GRANDE -Nagsch-e-Rostem. In basso a sinistra: MOSCHEA DI SOLTANICH (sec. xiv) sulla via di Tabriz. In basso a destra: CATTEDRALE CALDEA DI S. GIUSEPPE IN STILE BABILONESE. Consacrata il 7 luglio 1950 da Sua Beatitudine il patriarca caldeo cattolico mons. Giuseppe VII Ghanima.

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In alto a sinistra: CITTÀ ABBANDONATA DI MAKCHU-PIKCHU, scoperta nel 1911 (età precolombiana). Veduta del quartiere nord-ovest, che gli archeologi ritengono fosse la parte industriale. Nello sfondo la Huayna-Pikchu. In alto a destra: IL PAESE DI OLLATEITAMBO, nella valle del Vécanoss (Cuzeo). In primo piano sono resti di una forterea incalca o preincalca. In basso a sinistra: ROVINE DELLA CITTA DI PACHACAMP, nella prov. di Lima (età precolombiana). In basso a destra: ANIETTI DELLA PIANURA PERUVIANA. Il piccolo Lago di Tingo formato da acque solforose.

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presbitero s; gli Armeni "corepiscopo s; i Romeni "protopapa s, ecc. La dignità viene conferita talvolta con una benedizione rituale propria (così presso i Copti e i Maroniti) ma talvolta anche con la semplice nomina.

Le attribuzioni del p. non sono le stesse in tutti i riti, perché oltre alla visita delle parrocchie per la vita disciplinare, morale, liturgica e amministrativa che costituisce il suo ufficio principale, è ordinariamente anche lui parroco o esercita qualche altra funzione. I p. sono esaminatori del clero (Calde), costituiscono la prima istanza nei giudizi (Romeni), consacrano battisteri, dedicano chiese e altari (Maroniti), fanno leggere nelle chiese avvisi al popolo. Le onorificenze del p. cambiano secondo il rito.

Bibs.: H. Ledercq, s. v. in DACL, XIV, coll. 369-70, Antonio Wuyts

## PERIODICA DE RE MORALI CANONICA

LITURGICA. - Rivista trimestrale pubblicata da professori della Pontificia Università Gregoriana.

Ha origine da una pubblicazione periodica iniziata l'anno 1901 nel Belgio dal p. Arturo Vermeersch con il titolo De religiosis institutis et personis supplementa et monumenta periodica, destinata ai religiosi e missionari quali contesto aggiornamento del trattato De religiosi dello stesso p. Vermeersch. Attraverso varie trasformazioni, e trasferitane la sede a Roma, è divenuta nel 1927 l'attuale rivista di morale, diritto canonico e liturgia, che oltre a pubblicare articoli di carattere scientifico e pratico sulle varie questioni e fornire opportune indicazioni bibliografiche, fu costantemente riportato per intero i documenti più importanti emanati dalla S. Sede, corredandoli di precise note illustrative, e in riassunto il contenuto di tutti gli altri documenti pontifici di minore importanza, il che conferisce un particolare valore al complesso delle annate della rivista.

Paolo Dezsa
PERIPATETICA, SCUOLA. - I seguaci di Aristotele furono chiamati ol èx тoü лepıтátou in rapporto al viale (neplmzroc) del Liceo (sede della scuola), e repıcariyıuol (parola connessa con repımzrciv) in rapporto alla loro conquistadine (comune anche ad altre scuole) di disputare passeggiando. Questa, almeno, sembra pur sempre la soluzione più plausibile della nota questione etimologica sorta intorno al nome.

Nella storia della scuola stessa (che si chiamò anche semplicemente "Peripato") vanno distinti più periodi. Fra i peripatetici della prima generazione dopo la morte di Aristotele i principali furono Teofrasto di Ereso (v.), Eudemo di Rodi ( $2^{\mathrm{a}}$ metà del sec. Iv a. C.), Dicearco di Messina (versatile scrittore la cui $\dot{\alpha} \pi \mu \dot{\eta}$ si può porre verso il 310 al più tardi), Aristosseno di Taranto (n. fra il 375 -60, insigne teorico della musica), Clearco di Boli, Demetrio di Fierro (n. ca. il 350 a. C.), scolaro di Teofrasto. L'orientamento che essi dànno alla scuola è caratterizzato da ampie ricerche di scienza naturale, di storia letteraria, di erudizione varia, come pure da trattazioni di etica popolare, a scapito della metafisica. Della produzione peripatetica del tempo restano i Caratteri di Teofrasto, due scritti botanici e qualche altro trattatello scientifico di Teofrasto stesso, gli Elementi dell'armonica (Apuovixá $\pi \tau o \iota \chi \varepsilon i ́ a$ ), una porzione degli Elementi del ritmo ( ${ }^{\prime}$ P'ubıııxá $\sigma \tau o \iota \chi \varepsilon i ́ a$ ) di Aristosseno, e soltanto frammenti di altre opere. Tra gli scritti perduti di carattere filosofico, sono i dialoghi Kopıvסıxıós e Asojıxıós di Dicearco, in cui il Messinese negava la sostanzialità dell'anima. Lo stesso indirizzo della s. p. si conserva, anzi si accentua nella prima parte dell'età ellenistica. Gli aristotelici continuano a dedicarsi attivamente alle scienze della natura e ai diversi campi della storia. In fatto di filosofia, la personalità più notevole è quella di Stratone di Lampsaco, il a fisico s, successore di Teofrasto nello scolarcato (che tenne del 288-87 [o 287-86] fino alla morte avvenuta nel 270-89 [o 269-68]). Stratone deformò la dottrina dello Stagirita in senso prettamente naturalistico, identificando Dio con la necessità naturale, e avvicinandosi al pensiero di Democrito (v.). Scolaro
di Stratone fu Aristarco di Samo (m. dopo il 264 a. C.), l'astronomo precursore della concezione eliocentrica copernicana. Altri peripatetici di questo periodo furono Licone della Troade (ca. 300-223 a. C.), scolarca per molti anni, Aristone di Ceo (sec. III a. C.), Critolao di Faselide ( $1^{\circ}$ metà del sec. II a. C.), Diodoro di Tiro (fiorito nei primi decenni della $2^{\mathrm{a}}$ metà del sec. II a. C.). Di storia letteraria e di storia della filosofia si occuparono Ermippo (sec. III a. C.), Sozione (autore di una $\Delta$ ıa $\delta v \chi \eta$ тüv $\varphi \dot{\alpha} \sigma \sigma \dot{\eta} \rho \omega v$ scritta fra il 200 e il 170 a. C.), Sistiro (sec. III a. C.), Eraclide Lembo (sec. II a. C.) e altri. Molte delle notizie che si hanno sugli autori greci dell'età classica risalgono in ultima analisi ai lavori di costoro; e al Peripato è dovuta anche la formazione di quel particolare genere letterario che è la biografia. La s. p., però, sofferse, come istituto, a partire da Licone, una decadenza da cui non doveva risollevarsi se non nell'età di Andronico.

Nel sec. I a. C. comincia per l'appunto una terza fase, e un più vivo splendore della scuola stessa. Viene svolto un fecondo e imponente lavoro erudito intorno alle opere dello Stagirita, che Andronico di Rodi (v.; intorno al 70 a. C.), decimo o undecimo nell'ordine degli scolarchi, raccolse, ordinò, pubblicò in nuova edizione e commentò. L'età imperiale è contrassegnata da una notevole serie di commentatori di Aristotele, tra i quali eccelse il famoso Alessandro di Afrodisia (v.; sec. II d. C.), detto il «secondo Aristotele», le cui esegesi erano destinate ad avere anche nel medioevo un fortissimo influsso. Ad Aristotele dedicarono studi importanti anche Boeto di Sidone (forse vissuto nell'età augustea), autore di un Commentario alle Categorie, Aristone di Alessandria ( $1^{\circ}$ metà del sec. I d. C., egli pure commentatore delle Categorie), Senarco di Seleucia (età augustea) e il poligrafo Nicola Damasceno (n. ca. il 64 a. C.), Alessandro di Ege (sec. I d. C., maestro di Nerone), Tolomeo Chenno (filosofo e grammatico fiorito ca. il 100 d . C., autore di una opera sulla vita e gli scritti dello Stagirita), Aspasio ( $1^{\circ}$ metà del sec. II d. C.), Adrasto di Afrodisia (ca. $2^{\circ}$ metà del sec. II d. C.), Ermino (sec. II d. C.). E da rilevare che in questa età rifiorisce l'interesse per la metafisica e la logica aristotelica, a cui il Peripato ellenistico aveva dedicato poca attenzione. E proprio in questo tempo vien data all'aristotelismo quella configurazione di sistema organico con cui esso sarà tramandato al medioevo. Intanto, mentre la s. p. in genere resta abbastanza ortodossa e conservatrice rispetto al pensiero del maestro, vi sono anche rappresentanti di un aristotelismo ecletizcante, come l'autore dello scritto pseudo-aristotelico Пepi aómpou (in cui si cerca di conciliare Aristotele con la Stoa); come il famoso geografo e astronomo Claudio Tolomeo (sec. II d. C.); come il medico Galeno (v.).

Uno degli ultimi peripatetici antichi è Temistio (v.), autore di Parafrasi di vari scritti dello Stagirita.

Bim.: quanto si testi, cf. le varie edizioni di Teofrasto (v.), di Aristosseno (per gli 'A $\chi \rho \gamma o \alpha \times \alpha$, P. Marquard, Berlino 1865; R. Westphal, Lipsia 1883-93; H. S. Macran, Oxford 1903), del П27/ x67pou. di Aspasio (App. in Eth. Nic. quae superc.... ed. G. Hevlbut, Berlino 1880), di Claudio Tolomeo, di Galeno, di Alessandro d'Afr., di Temistio, e le raccolte dei frammenti di Eudemo Rodio (Eud. Rh... fragm., ed. L. Spengel, Berlino 1866), di Dicearco (Dic. quae superc.... ed. M. Fuhr, Darmstadt 1841), di Jeronimo di Rodi (E. Hiller, 1880), di Ermippo (A. Lozynski, Bonn 1832), di Andronico (presso F. Lintig, Andronikos v. Rhod., Erlangen 1804, 1805), di Ermino (presso H. Schmidt, De Hermine perip., Marburgo 1907). Molti framm. di peripatetici in K. Müller, Fragm. historicar, graec., Parigi 1841 sgg .) e nella nuova silloge di F. Jacoby (Fragmente der griechischen Historiker, I, Berlino 1923), e altresi in K. Müller, Geographi Graeci minores, Parigi 1825-61. - Manca sulla s. p. una studio speciale d'insieme. Cf. per una informazione generale E. Zeller, Philos. d. Gr., II b. p. 806 sgg.; III a. pp. 641 sgg., 804 sgg.; Uberweg, I. $\$ \$ 22.66,71,82$; K. O. Brink, s. v. Peripato, in PaulyVinonea, suppl., VII, coll. 899-940, e anche, per il Peripato più antico, C. A. Brandis, Handbuch der Gesch. d. griechisch-römisch. Philosophie, Berlino 1835-60. Per il resto, cf. la bibl. relativa ai singoli autori (mimeroe indicazioni in Uberweg e nell'Amée philologique di J. Marouzeau).

Raffaello Del Re
PERITO. - Il p. è stato definito un delegato del giudice a un accertamento e ad una valutazione dei fatti, che poi il giudice rifarà per conto suo.

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Quando la S. Rota estendeva la propria giurisdizione anche al fòro civile, si serviva degli arbitres nelle questioni pecuniarie; la loro soluzione era anche la soluzione della causa, e la lite, in tal modo, era considerata definita. Con il tempo gli arbitres divennero piuttosto "testi qualificati " eletti dal giudice, per illuminarlo in una determinata materia od arte, su cui essi erano specializzati. Quindi i p. divennero veri "assistenti" del giudice, da cui erano eletti e a cui dovevano render conto; al tempo stesso essi erano ben distinti dai testi ed assai superiori a questi, appunto perché scelti con il fine di esaminare il fatto asserito dal teste, per riferirne poi al giudice, emettendo, per il lato tecnico della questione, un vero giudizio motivato. Così, attraverso l'evoluzione della S. Rota, si è andata creando la figura attuale del p. che, pur non essendo ben definita, è accettata in quasi tutti i codici moderni.

Nel CIC questa si richiede solo quando non è a disposizione altro genere di prove. La perizia è considerata un mezzo straordinario, anche perché in genere assai dispendiosa. Il p. è prescritto, ex officio, nelle cause matrimoniali d'impotenza, d'inconsumazione (can. 1976) o di amestia (can. 1982) e nelle cause di beatificazione per l'esame dei miracoli (can. 2031; v. beatificazione, vob. II, coll. 1094-95). In molte altre questioni, come, ad es., per esaminare l'autenticità d'uno scritto (can. 1800), nelle controversie di uoci operis nunciatio, in quelle sui confini delle circoscrizioni ecclesiastiche, nelle cause criminali, per falso o per furto di oggetti preziosi, il giudice stesso può stimare necessaria l'opera del p., come parimenti questa può esser richiesta da una delle parti o da tutte e due. La nomina però spetta sempre al giudice, che si consulterà, secondo i casi, con il difensore del vincolo o con il promotore di giustizia. Nei processi civili, invece, alle parti si permette l'elezione del p. e questi agisce nell'interesse delle medesime. In determinate cause il CIC prescrive due p. (cf. cann. 1979, 2031 e 2118); in altre può esser nominato un solo p. (cf. can. 1793 § 3), secondo il prudente avviso del giudice. Quando si constaterà che la questione non sia stata esaurientemente delucidata, il giudice potrà eleggere un secondo e un terzo p. Se le conclusioni, poi, di due diversi p. che hanno agito l'uno indipendentemente dall'altro fossero discordi, il giudice potrebbe nominare un perizioso, il quale, dopo aver esaminato tutti gli atti precedenti, darà un nuovo giudizio (cf. can. 1803 § 1).

Il giudice dovrà scegliere il p. tra le persone competenti in una determinata professione, o arte, e assolutamente degne di stima. Il nome del p. dovrà essere subito notificato alle parti interessate, per dar loro possibilità di promuovere eventuali eccezioni. Spetta sempre al giudice dichiarare, con decreto, se sia il caso di revocare o meno il mandato al p. e nominarne un altro (can. 1796). Le parti interessate possono assistere al giuramento del p. ed essere presenti mentre esplica il suo mandato, tranne che la convenienza, il pudore od altro non lo vieti (can. 1797).

Il p. giurerà, sia al momento in cui sta per accettare il mandato (iuramentum de munere fideliter explendo), sia dopo (iuramentum de munere fideliter impleto); talvolta si aggiunge il giuramento de secreto servando. Il p. può presentare la propria relazione motivata in scritto, o anche oralmente, in via eccezionale; in tal caso, però, la relazione dovrà esser subito verbalizzata e sottoscritta dal p. e dal notaio (can. 1801 § 1). Il p., dopo aver consegnato la relazione scritta, è invitato in tribunale per riconoscerla e confermarla sotto giuramento, e per dare, se del caso, ulteriori delucidazioni. Quando per una questione sono nominati contemporaneamente due p., questi, per norma, agiscono uno indipendentemente dall'altro, e ciascuno deve stendere la propria relazione. A questa prassi si può fare eccezione, nel caso di un processo per impotenza relativa, in cui sia necessaria la visita medica dell'uomo e della donna.

Dei due p. allora uno sottoporrà a visita l'uomo, l'altro la donna, secondo la propria specializzazione; poi insieme si consulteranno per confrontare i propri dati e redigere la perizia. Se il parere dei due non fosse concorde, ciò potrebbe esser rilevato nella stesura della perizia, senza che sia necessario specificare a quale dei due p. debba
attribuirsi ciascun parere. Le conclusioni del p. sono di grande valore ai fini della sentenza; tuttavia, per il principio del libero convincimento del giudice, questi non è vincolato alle conclusioni del p. e la sua sentenza è perfettamente originale e autonoma, tanto più che per la decisione definitiva egli dovrà tener conto di tutto il complesso di circostanze, ignorate a volte dal p. Ogni perizia dovrà rimanere in atti, come una parte del processo;
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(uer cartivion del p. U. Viglino) Perlo, Filippo - Rirratto.
in casi eccezionali, potrebbe non essere ammessa o venir annullata.

Non è raro il caso in cui un p. stenda una relazione scritta, non dietro mandato formale del giudice, ma soltanto per incarico avuto da una parte interessata o da un legale. Tale iniziativa, presa in genere al principio d'un processo, ha lo scopo di presentare sotto buona luce la causa stessa, per farla apparire fornita di valido fondamento e non di un semplice fumus boni iuris. La perizia, in tal caso, si dice estragiudiziale, e può considerarsi una difesa tecnica. Il p. in questi casi riveste la vera figura del teste e, come tale, viene citato in tribunale per riconoscere la propria relazione.

Particolari istruzioni per le perizie, sia nelle cause d'inconsumazione come in quelle di nullità, si trovano in due documenti emessi dalla S. Congr. dei Sacramenti : Regulae servandue in processibus super matrimonio ruto et non consummato del 7 maggio 1923, artt. 84-95; e Instructio servanda a tribunalibus diocesanis in pertractandis causis de nullitate matrimoniarum del 15 ag. 1936, artt. 139-54.

Il 12 giugno 1942, la Suprema Congregazione del S. Uffizio ha emesso un decreto De quibusdam cautelis adhibendis in causis matrimonialibus impoientiae et inconsummationis, con cui si rinnova il consiglio di far visitare le donne da dottoresse, e soltanto dietro richiesta esplicita, da p. dottori. Nessuna donna, inoltre, può esser obbligata a sottoporsi a visita medica, nemmeno quando una perizia potrebbe apparire strettamente necessaria per la risoluzione della causa.

Brec. F. Roberti, CIC Schemata, 1. IV, De Processibus, Città del Vaticano 1940, ff. 295-305; M. Lega-V. Bartoccetti, Commentarios in Iudicio Ecclesiasica, II, Roma 1939. pp. 744771; Warne-Vidal, VI, 1, pp. 429-42. Per le perizie nella cause di canonizzazione, v. il Codex pro Postulatoribus, $4^{a}$ ed., Roma 1929. pp. 58-59, 210, 227. Pietro Santini

PERLO, Filippo. - Vescovo missionario, n. a Caramagna (Picmonte) l'8 febbr. 1873, m. a Roma il 4 nov. 1948. Entrato nel Seminario di Fossano, passò poi a quello di Turino, dove fu ordinato sacerdote nel 1896. Nello stesso anno conseguì la laurea in teologia e in utroque iure.

Fondato dal canonico Allamano (v.) l'Istituto Missioni della Consolata (v.), egli fu tra i primi ad iscriversi (1901), e nel 1902 con il p. Tommaso Gays fece parte della prima spedizione di missionari al Kenya. Ricevuto dal capo degli Akikuyu, Karoli, che in seguito converti, stabilì la sua prima sede in Tuthu. Il paese, il popolo e la lingua erano ancora scarsamente conosciuti. Esplorò il Kikuyu, ne descrisse gli abitanti e curò la pubblicazione di grammatiche, lessici e libri. Fondò una ventina di stazioni di missione, il Seminario, il monastero per le suore indigene, laboratori e scuole d'arti e mestieri. Superiore di missione nel 1905, venne consacrato nel 1909 vescovo titolare di Maronea e nominato primo vicario apostolico del Kenya.

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Dal 1926 al 1929 successe al canonico Allamano nella direzione dell'Istituto Missioni della Consolata.

Nelle missioni del Kenya svolse pure la sua opera apostolica il fratello Gabriele (Fossano 1879 -Roma 1948), in seguito prefetto apostolico del Benadir e primo vicario apostolico di Mogadiscio, vescovo titolare di Amizone (1927).

Opere principali di F. : L'apostolato della suora missionaria (Torino [1924]); L'infanticidio nell' Africa Equatoriale (ivi [1924]); Karoli (ivi [1927]).

BibL.: ricca di informazioni la collezione Missioni Consolato, specialmente dal 1902 al 1923. Bibl. completa delle opere in Bollettino ufficiale dell'Istituto Missioni Consolata, 11, Torino 1949.

Giovanni Piovano
PERMOSER, Balthasar. - Scultore tedesco, n. a Kammer, presso Ötting im Chiemgau, nell'ag. del 1651, m. a Dresda il 20 febbr. 1732.

Fu in Italia nel 1675 ove, a Firenze, fu conosciuto come Baldassarre Fiammingo, Belmosel o Delmosel. Oltre che a Firenze fu probabilmente attivo anche in altre città italiane, ove si recò anche dopo essere divenuto, nel 1589 , scultore sulico di Giovanni Giorgio III di Sassonia. A Firenze ha lasciato alcune sculture nella facciata di S. Gaetano (ca. 1680), l'Assunzione di J. Andrea Corsini (1683) al Carmine, un Crocifisso a rilievo in S. Elisabetta delle Convertite.

Nelle molte opere ascrittegli conservate in Germania si rileva artista importante, specialmente per quanto riguarda lo sviluppo del barocco italiano in quel paese.

BibL.: E. Hempel, s. v. in Thieme-Becker, XXVI, pp. 420-23; H. Tietze, s.v. in Enc. Ital., XXVI, p. 782.

Gilberto Ronci
PERMUTA BENEFICIARIA. - E un negozio giuridico bilaterale che interviene tra i due beneficiati interessati, con l'autorizzazione dell'Ordinario del luogo o, se uno almeno dei benefici è riservato, della S. Sede (cann. 1487-88).

E un istituto molto simile al trasferimento, ma sui generis; se da una parte, infatti, non si può confondere con il contratto di p. vera e propria, perché l'oggetto di esso sono direttamente le persone e gli uffici, indirettamente i benefici, dall'altra si discosta molto dalla nozione che, prima del CIC, ne davano comunemente gli autori che di essa largamente trattarono; per i quali la p. b. era una rinunzia scambievole sotto condizione che l'uno ottenesse il beneficio dell'altro e viceversa.

Secondo il nuovo concetto non c'è vacanza di beneficio, ma è il primo trasferimento che, dal momento del consenso dell'Ordinario (can. 1487 § 2), perdura nell'altra persona. La distinzione della p. b. in triangolare e quadrangolare è un ricordo storico; il CIC, infatti, ammette soltanto quella bilaterale (can. 1488 § 2). L'istituto della p. b. rimonta certamente ad epoca non troppo remota, quando i benefici furono congiunti agli uffici ecclesiastici. All'inizio essa ebbe luogo tra i privati. Attesi però gli abusi che si ebbero a lamentare, i pontefici Alessandro III (can. i Conc. Turonense; cap. 8, X, III, 5), Urbano III (ibid., cap. 8), Innocenzo III (7 X, III 19) proibirono le p. b. private e richiesero, per la validità di esse, una giusta causa riconosciuta dal vescovo; mentre si ebbero altre leggi contro i permutanti simoniaci e fraudolenti. Clemente V dichiarò nullo ogni conferimento di benefici fatto a persone diverse dai permutanti (Clem. III, tit. V). Gregorio XIII, con la cost. Humano del 3 genn. 1584, ordinò che la p. b. venisse pubblicata a norma di diritto. Tale legge veniva confermata da Benedetto XIV con la cost. Ecclesiastica del 25 giugno 1746. Il CIC si ispira quasi interamente (manca l'obbligo della pubblicazione) all'antica disciplina. Per la validità della p. b. si richiede :

1) una causa giusta, che dev'essere l'utilità o necessità della Chiesa a giudizio dell'Ordinario o una causa diversa (quindi anche l'utilità dei permutanti, purché ridondi sempre, almeno indirettamente, al bene della Chiesa: can. 1487 § 1); 2) che la p. b. non si effettui a danno degli interessati e si faccia con il consenso del patrono, se si tratta di un beneficio di diritto di patronato (can. 1487 § 1); 3) che si faccia con l'intervento del legittimo Supe-
riore che sarà : la S. Sede se il beneficio è riservato (can. 1487 § 3), l'Ordinario (non però il vicario generale o capitolare senza mandato speciale) se il beneficio non è riservato (can. 1487 § 1). Il consenso dev'essere dato, a norma del can. 186, o in documento scritto da conservarsi in Curia, o innanzi a due testimoni, che possono però servirsi di un procuratore, purché sia debitamente autorizzato. 4) Perché non ci sia pericolo di simonia, che nel caso sarebbe di diritto ecclesiastico, la p. b. deve farsi senza imposizione di onere alcuno, senza alcuna riserva di frutti, nemmeno nel caso che i benefici siano di valore ineguale (can. 1488 § 1). La p. b., anche se prima ne trattarono gli interessati, ripete il suo valore dal momento dell'approvazione dell'Ordinario (can. 1487 § 2). Solo allora i permutanti acquistano, secondo alcuni ius in rem rispetto al nuovo beneficio, secondo altri ius in re.

BibL.: N. Garcia, Tractatus de beneficiis, Magonza 1613; S. D'Angelo, La p. b., in Monitore ecclesiastico, 32 (1920), p. 214 sge.; M. Pistocchi, De re beneficiali iuxta canones, Torino 1928, p. 489 sgg.; G. Mollat, Bénéfices ecclésiastiques, in DDC, II, p. 433 sgg.; A. Vermeersch - I. Creusen, Epistome iuris canonici, II, Malines-Roma 1940, p. 359 sgg.; Werra-Vidal, II, p. 399 sgg.; G. Stacchiero, Il beneficio ecclesiastico in provisione, Vicenza 1946, p. 37 sgg. Innocenzo Parisella

PERNET, Etienne. - Assunzionista, fondatore delle Piccole Suore dell'Assunzione, n. a Velleson (dioc. di Besançon) il 23 luglio 1824, m. a Parigi il 3 apr. 1899.

Entrato nella carriera ecclesiastica, quando giunse il tempo della ordinazione sacerdotale, atterrito dalla dignità così alta del sacerdozio, fuggì dal Seminario, né i superiori, che lo stimavano, riuscirono a vincerne la riluttanza. La lotta durò più di due anni, dopo i quali entrò fra gli Assunzionisti (1850). Allora il fondatore p. d'Alzon gli impose di farsi ordinare sacerdote (3 apr. 1857). Nel 1865 Antonio la Fage, da lui diretto, gli comunicò il disegno di fondare una nuova congregazione di religione, chiamata Piccole Suore dell'Assunzione, che si dedicassero alla cura dei malati a domicilio. Il P. ne stese le costituzioni, che il card.nal: di Parigi approvò, ed ebbero il decreto di lode nel 1879 . Il P. fondò inoltre tre associazioni di persone laiche: le «Dame serve dei poveri», per aiutare le suore nell'assistenza dei poveri e dei malati; la Fraternità di Nostra Signora dell'Assunzione, formata di padri di famiglia operai, per preservare dal male e dirigere al bene i loro compagni di lavoro; la "Fraternità di s. Monica», formata da donne, per l'apostolato tra le loro colleghe. La causa di beatificazione fu introdotta il 30 marzo 1931.

BibL.: AAS, 23 (1931), pp. 341-44. Celestino Testore
PEROTINUS (Magnus). - Maestro di cappella della cattedrale di Parigi, successore di Leoninus, e, con lui, uno dei principali esponenti dell' $A$ rz antiqua (v.), la cui attività si svolse tra il 1183 e il 1236.

Egli ampliò il repertorio scritto dal suo predecessore (Magnus Liber Organi), portando il numero delle parti da 2 a 3 e 4 (organa tripla e quadrupla), aggiungendo: i molte clausulae, brevi composizioni a 2 parti; conferi pure un movimento ritmico, ben definito, che, secondo gli schemi dello stretto metro modale, si inquadra in un mensuratlismo più preciso. E anzi proprio questo il carattere peculiare che distingue l'epoca di P. da quella precedente: alla libertà ritmica derivata a Leoninus dalla scuola di s. Merziale subentra la rigida metrica modale di P., dando luogo anche a sensibili differenze semiografiche, che si concretano in due generi di scrittura: la notazione di duplum (per il periodo leoniniano) e la notazione modale (per quello perotiniano).

Fra le opere di P. l'Anonimo IV (Coussemaker, I, p. 342) ricorda due organa quadrupla: «Viderunt» e «Sederunt» (di quest'ultimo v. la trascrizione moderna di R. Ficker: Vienna 1936), due organa tripla: Alleluia, Posui adjutorium e Alleluia Nativitas gloriose (v. la trascr. in Y. Rokseth, Polyphonies du XIIIe siècle, II, Parigi 1921, pp. 16-23, 31-37); tra i triplices conductus: Salvatoris hodie; tra i duplices: Dum sigillum summi Patris e tra i simplices: Beata viscera e Justitia.

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Perpetua, Felicita e compagni, santi, martiri - P. e F. Musino, del sec. vi - Ravenna, Oratorio dell'arcivescovado.

Bin.: F. Ludwig, Repertorium organorum recentioris et notatorum verusissimi stili, I, Halle 1910: id., P. Magnus, in Architc für Musikwissenschaft., 5 (1923), p. 10 sgg.: id., Uber die Enstehungvorte der grossen - Notre-Dame - Handschriften, in Festschrift für G. Adlers 75. Geburtstag, Vienna-Lipsia 1930, pp. 43-49; J. Handschin, Was brachte die Notre-Dame-Schule Neues?, in Zeitschrift für Musikwisswisch., 6 (1923-24), pp. 245-58; id., Zur - Crucifixum in carne -, ibid., 7 (1924-25), pp. 586 389; id., Zur Geschichte der Lehre vom Orguenm, ibid., 8 (1926), pp. 331-41; id., Zur Geschichte vom Notre-Dame, in Actu musicologico, 13 (1932), pp. 5-17, 49-55, 104-105.

Luisa Cervelli
PEROZZI, Silvio. - Giurista, n. a Vicenza il 2 dic. 1857, m. a Bologna il 4 genn. 1931. Compigli studi nell'Università di Padova, nella quale si laureò in giurisprudenza nel 1879 e in lettere nel 1880. Fu professore di diritto romano dapprima a Perugia e, come ordinario, a Macerata (dal 1885), a Messina (dal 1889), a Parma (dal 1891) ed infine a Bologna (dal 1902). Nel 1928 fu nominato socio nazionale dell'Accademia dei Lincei.

Rappresentante dell'indirizzo dogmatico, fu studioso dei più originali; fra i suoi lavori, quasi tutti di carattere critico, va particolarmente ricordata la prolusione belo. gnese del 1903, Le obbligazioni romane, che segnò un'epoca nello studio di questo fondamentale istituto. Classiche, soprattutto per il numero enorme di osservazioni e per la problematica sollevata, sono le sue Istituzioni di diritto romano ( 2 voll., Firenze 1906; $2^{\text {a }}$ ed., Roma 1927). I suoi numerosi contributi, sparsi in riviste ed atti accademici, sono stati recentemente raccolti sotto il titolo Scritti giuridici ( 3 voll., Milano 1948).

BinL.: P. Bonfante, S. P., in Bullettino dell'Istituto di diritto romano, 38 (1930), p. 285 sgg.; E. Levy, S. P., in Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtspachichte, Boman. Abt., 51 (1931), p. 608 sgg.; E. Albertario, S. P., in Archivio giuridico, 107 (1932), p. 88 sgg.

Rodolfo Daniell
PERPETUA, FELICITA e COMPAGNI, santi, martiri. - La Passio Perpetuae et Felicitatis racconta il martirio dei tre catecumeni : Saturu, Saturnino e Revocato, di P., una giovane donna di
alta famiglia, e della sua schiava $F$., avvenuto nell'arena di Cartagine il 7 marzo 202.

Durante la persecuzione di Settimio Severo, mentre reggeva la provincia proconsolare d'Africa il procuratore Ilariano per le morte del proconsole Monacio Timiniano, a Thuburbo minuz furono arrestati Vibia P., nobilionna di 22 anni, già sposata e con un bambino lattante, F., schiava, in stato di avanzata gravidanza, Revocato, Saturnino, Secundulo, tutti e cinque catecumeni, qualche giorno dopo fu associato loro anche Saturo, assente al momento dell'arresto, e catechista dei precedenti. Mentre erano ancora nella custodia privata, i cinque catecumeni ricevettero il Battesimo e P. dovette subire il primo assalto affettuoso del padre che, unico pagano di tutta la sua famiglia, cercava di farla apostatare. Trasferiti al carcere, P. vi ebbe una visione in cui le apparve una scala custodita da un gran dragone e cosparsa di ogni specie di armi che ne impedivano ed ostacolavano l'ascesa; P. calcando il dragone riusci a salire e si trovò in un bellissimo posto: capi che avrebbero subito il martirio. Ancora una volta il padre di P. ripeté il tentativo di convincerlo, e lo rinnovò per la terza volta durante l'interrogatorio svoltosi nel foro al cospetto del popolo nonostante il suo immenso amore per il padre ed il dolore per la sua costernazione, rimase però sempre forte nella fede. Il giudizio si conchiuse con la condanna alle fiere da eseguirsi negli spettacoli per celebrare l'anniversario del Cesare Geta; in attesa furono percio ricondotti in carcere. P. ebbe allora altre visioni che le rivelarono che il piccolo fratello Dinuccate, morto a sette anni di un cancro alla faccia, era felice in cielo. Pochi giorni prima dello spettacolo i martiri furono trasferiti nel carcere castrense dove P. ebbe l'ultima visione che la conformò nella prossima vittoria finale, mentre a Saturo la prossima beatitudine eterna apparve in figura di un edificio lucidissimo e profumato in mezzo a un bellissimo giardino. Avvicinandosi il giorno dello spettacolo, pur godendo della prossima vittoria, i martiri crano tristi perché non avrebbero potuto avere con loro F., essendo vietato dalle legge esprime donne nel suo stato; tutti insieme allora pregarono per lei la quale tre giorni prima dell'esecuzione, pur essendo all'ottavo mese di gravidanza, diede alla luce una bimba e mentre si lamentava per i naturali dolori, ad un custode che la motteggiava rispose: « Modo ego patior quod patior; illic autem alius erit in me qui patietur pro me, quia et ego pro illo passara sum». Condotti finalmente nell'arditeatro i cinque (Secundulo era già morto in carcere), dopo essere stati flagellati, P. e F. furono caposte ad una vacca inferocita, Saturo, Revocato e Saturnino ai morsi di un leopardo e di un orso; tutti poi furono iugulati al cospetto della folla. Nella Passio sono ancora ricordati altri quattro martiri : Giocondo, Saturnino, Artasio e Quinto già periti precedentemente nella stessa persecuzione, del che si è talvolta erroneamente affermato che i martiri fossero dieci.

I capp. 7-10 sono scritti da P. stessa, 11-13 sono della mano di Satura. I primi e gli ultimi capitol, cioè l'edizione della Passio, sono con grande probabilità da attribuire a Tertulliano. Pare che il testo latino sia l'originale, il testo greco una traduzione, che non è sicuro sia opera di Tertulliano. La Passio è famosa per il racconto delle visioni (scala del paradiso; il buon pastore ecc.) ed è importante anche per le idee del cristianesimo antico sul martirio. La Passio era conosciuta nella Chiesa africana. Ne fanno accenno Tertulliano (De anima, 55, 4); Agostino (Sermanzs, 280, 281-82; De natura et origine anissue, 1-10, 12, 10...; Exurrationes in psalm., 47, 13); Ps. Agostino (Sermo, 394); Quodvultdeus (Sermo de tempore barbarico; Sermo de IV feria; Tractatus de natalis sanctarum P. et Felicitatis); Ps. Fulgenzio (Sermo 70).

Bin.: I. A. Robinson, The Passion of st. Perpetua (Tears and Studies, 1, 11), Cambridge 1891; P. Franchi de Cavalieri, La Passio st. Perpetuae et Felicitatis (Röm. Quartalschr. Suppl., 5), l'riburgo in Br. 1898; C.I.M.I. van Beek, Passio st. P. et Felicitatis, I (unico), Nimega 1936, ed. per uso scolastico nel Florilegium patrist., n. 43, Bonn 1938 : trad. it. con testo e note di G. Sola, Roma 1921; A. d'Alén, L'auteur de la Passio Perpetuae, in Rev. d'hist. ecclés., 8 (1907), p. 1 sg.; P. de Labriolle, Tertullien, autrar

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de proloque et de la conclusion de la Passion de P., in Bull. anc. litt. arch. chrét., 3 (1913), p. 126 sg .; id., La crise montaniste, Parigi 1913, p. 338 sg .; A. H. Salomus, Passio I. P., Helsingfors 1921; H. Dolebayc, Les passions des martyrs et les genres littic., Bruxelles 1921, p. 63 sg .; G. Solis, La passione delle ss. P. e F., Roma 1921; F. J. Dölger, Gladiatorenblut und Martyrerblut, Lipsia 1923-24; W. H. Shewring