ILLUMINATION IN ANCIENT CHURCHES. – Monuments of a certain importance include early Christian lamps, made of terracotta or bronze, whether suspended or combined with supports; they were used to illuminate sacred places.
I. LUCERNE PITTILI
Di colore rosso, giallo fino al grigio, furono trovate non solo a Roma (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, VI, Prato 1880, tavv. 468-76) ed in Italia (J. Führer, Sicilia sotterranea, Monaco 1897, p. 280), ma in tutti gli altri paesi dell'Impero romano, specie in Gallia (cf. G. M. Tournet, Sur quelques objetsd'antiquité chrétienne, in Revue archéologique, 1883, pp. 47-55), in Africa (A. Delattre, Lampes chrétiennes de Carthage, Lilla 1890) e nell'Oriente (O. M. Dalton, Catalogue, Londra 1901; O. Wulff, Altchristliche Bildwerke, Berlino 1909; R. Forrer, Die frühchristlichen Altertümer von Achmim-Panopolis, Strasburgo 1893).
In Occidente queste lucerne fittili erano in genere di forma ovale o rotonda (cf. Römische Quartalschrift, 18 [1904], p. 21); in Oriente invece zoomorfa oppure con forme poi proprie dell'arte araba (R. Forrer, op. cit., tav. 2, 7). Fornite di un corto manico, di uno o due becchi sporgenti, sulla superficie avevano uno o più fori per rifornire l'olio. Se di media grandezza (5-15 cm.) venivano portate in mano o poste dentro nicchie o fissate nei sepolcri. Nel rovescio si trova spesso una marca di fabbrica (J. Fink, Formen und Stempel..., Monaco 1900, pp. 658-703), il nome del padrone o della figlia (Annister Anni Serapiodori; G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 2ª serie, 1 [1870], p. 77; 3ª serie, 4 [1879], p. 29; 3ª serie, 6 [1881], p. 14), segni decorativi o senza particolare significato, ovvero simboli cristiani (palma, croce, monogramma: ibid., 3ª serie, 3 [1878], p. 50). Nella parte superiore si trovano talvolta motivi animali (leone, cavallo, aquila, pesce), figurazioni ornamentali (calice ansato, candeliere a sette braccia), scene della mitologia (Ulisse), del Vecchio come anche del Nuovo Testamento (i due esploratori che portano il grappolo: cf. O. Marucchi, in Römische Quartalschrift, 1 [1887], p. 325), il sacrificio di Abramo (R. Garrucci, op. cit., tav. 475, n. 2), i fanciulli nella fornace (ibid., n. 7), Giona (ibid., n. 5), Daniele (cf. Römische Quartalschrift, 10 [1896], p. 190), le donne al sepolcro, l'Orante e il Buon Pastore.
Le lucerne con il monogramma di Cristo sono di un valore singolare, perché nella successione dei diversi tipi si può constatare lo sviluppo della croce dalla forma monogrammatica fino a quella latina. Quelle con iscrizioni, sia latine sia greche, contengono in gran parte acclamazioni (Herennia... vivus in g.: cf. O. M. Dalton, op. cit., n. 713), formale dedicatore (vita Donato Choromagistro: cf. G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 3ª serie, 2 [1877], p. 142), nomi di alcuni martiri (v. Schultze, Archäologie, Monaco 1895, p. 299), come anche espressioni della dottrina cristiana (φάς ἐκ φωνός: cf. Bull. arch. neopol., 1857, p. 111). In base a tali iscrizioni si può dedurre che spesso queste lucerne furono regalate a distinte persone come ricordo (eulogia) dei luoghi santi.
II. LAMPADE IN METALLO
Scarse sono le lampade antiche in oro, argento e cristallo (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1ª serie, 1 [1863], p. 53); più numerose invece quelle in bronzo. Come modello fu usato il tipo ellenistico, concavo e stretto, il quale imitava talvolta le forme degli animali (O. M. Dalton, op. cit., n. 508; J. Strzygowski, Koptische Kunst, Vienna 1904, tav. 33): colombe (O. M. Dalton, op. cit., tav. 27; J. Strzygowski, op. cit., n. 9139), leoni, pavoni, pesci (ibid., 9142; O. Wulff, Altchristliche Bildwerke, Berlino 1909, n. 777), draconi (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1ª serie, 1 [1867], pp. 9-16; 2ª serie, 5 [1874], p. 129; 4ª serie, 5 [1887], p. 164; 5ª serie, 1 [1890], p. 13; La Blanchère-Gauckler, Catalogue du Musée Alaoui, nn. 499-503; A. Delattre, Lampes chrétiennes, n. 690; O. M. Dalton, op. cit., n. 721), come anche di una nave (O. Wulff, op. cit., n. 780) o di una basilica (R. Garrucci, op. cit., tav. 469, nn. 2-4; L. Fanciulli, De lucernis..., Macerata 1802).Questi vasi in metallo, con un manico stilizzato e con un becco più o meno sporgente, avevano talvolta un coperchio sormontato da una colomba o da una croce. Sospesi per mezzo di catene (Νόγος, lychnus penulis: cf. C. M. Kaufmann, Handbuch der christlichen Archäologie, Paderborn 1922, p. 590, fig. 294) o messi sopra sostegni tripodi (id., Die sepulkralen Jenseitsdenkmäler der Antike und des Christentums, Magonza 1900, tav. 3; J. Strzygowski, op. cit., n. 9124; O. M. Dalton, op. cit., n. 49) furono usati per illuminare i cubicoli dei martiri ma soprattutto le chiese paleocristiane, come si ha dal Testamentum D. N. J.: «Sint omnia loca illuminata tam propter figuram tam propter lectionem» (I. E. Rahmani, I, Magonza 1889, p. 19).
ILLUMINATION IN ANCIENT CHURCHES - ILLUMINISM
III. CROWNS (coronae, phara canthara, polylychnion)
From the fourth century onward, pendant crowns were introduced as a new form of illumination. One type consisted of a perforated horizontal wheel for glass lamps in various colors (J. Strzygowski, op. cit., no. 9156; O. Wulff, op. cit., no. 1004; O. M. Dalton, op. cit., no. 529); another, instead, took the form of a low cylindrical sheet-metal structure with arms projecting outward, often shaped like dolphins (J. Strzygowski, op. cit., no. 9153), functioning as chandeliers. All these crowns were suspended by means of chains, among whose links decorative crosses and monograms alternated.IV. GABATE
Oggetti sacri usati per l'illuminazione nelle basiliche paleocristiane e medievali. L'etimologia della parola gabata non è chiara. La sua radice viene cercata nella parola ebraica gab o nella greca χάβος, misura di capacità per il grano (II Reg. 6, 25; Lc. 16, 6), anche nel γαβαδόν = τρόβλιον (hesychos) nel senso di « piatto, bacinella », oppure infine nel verbo latino cavare, cavatus, « incavare », « traforare », nel senso di un piatto concavo, di una patena (Isidoro di Siviglia, XX, 40). In tutte queste diverse etimologie la parola gabata è forse sempre nel solo senso di oggetto sacro (Venanzio Fortunato, Carmen XI, 10).Dal tempo del papa Ormisda (514-23) in poi, la parola gabata viene adoperata più di cento volte nel Liber Pontificalis e diventa caratteristica denominazione di un certo tipo di oggetti sacri usati sia per decorare che per illuminare la basilica, sia anche come ex voto.
Quanto alla decorazione (« ad nitorem basilicae »: Lib. Pont., II, p. 117), le gabate sono ornate con pietre preziose (« cum gemmis »: ibid., II, p. 10), con croci (« cum crucibus »: ibid., II, p. 13), mostrano incisi diversi motivi e scene diverse, piante, leoni (« in medio stantem pinesam et IV leoncellos »: ibid., II, p. 79), grifi (« habentes grifos »: ibid., II, p. 3) o figurazioni cristiane come la croce (« signochristas »: ibid., II, p. 30), gli Apostoli (« apostolam »: ibid., II, p. 62). Esse erano sospese mediante tre o quattro catene non solo sulla pergola davanti all'altare maggiore (ibid., II, p. 10) e nell'interno delle basiliche (ibid., II, pp. 13, 30), soprattutto in onore di un santo (ibid., II, p. 14) o di un santuario (ibid., II, p. 13), ma anche nel quadriportico (ibid., II, p. 30). Fuse in materiale prezioso, oro (ibid., I, p. 323) ed argento (ibid., II, p. 3), venivano offerte alle chiese da papi, imperatori e devoti quali ex voto (F. X. Kraus, s. V. in Pauly-Wissowa, I [1882], p. 548; II [1886], pp. 595-96; H. Leclercq, Gabata, in DACL, VI, 1, pp. 3-10).
V. SOSTEGNI E CANDELABRI
They may be imagined almost as predecessors of modern candlesticks. They consisted of a tripod support combined with a dish that reflected the light of a lamp placed above it (J. Strzygowski, op. cit., no. 9126; O. Wulff, op. cit., no. 994). This type was used chiefly in the crypts of martyrs, in sanctuaries, holy places, and churches before the altar. See, for example, the altar with burning candles in the mosaic from Tabarca (cf. pl. xxvii, 1, of the entry AFRICA).VI. SOURCES OF INFORMATION
The sources from which information on ancient illumination may be obtained are, for Rome, the Liber Pontificalis, in which, among the donations made by Constantine to the churches, there are enumerated, for example, for St Peter alone, a gold crown with eighty dolphins (arms), a silver one with 120 arms, and more than a hundred other crowns for the aisles of the Basilica (Lib. Pont., I, pp. 172–87). For Jerusalem, the Peregrinatio Aetheriae shows the Holy Sepulchre illuminated by glass lamps of every colour (Peregrinatio Aetheriae, 24, 7, 9; 25, 7, 8 in CSEL, 39, 73, 5–8, 23; 76, 3, 15–17). For Constantinople, there is the description of Hagia Sophia by Paulus Silentiarius (Descriptio S. Sophiae, nos. 885–920, in Corpus script. hist. Byz., Bonn 1837, pp. 42, 467–43, 504): the dome was surrounded by luminous circles; silver disks with glass lamps were suspended from the cornices. Among these disks were cruciform lamps. On the walls of the church one could see silver plates with lamps suspended by chains. Between the columns were supports for lamps. On the iconostasis, as also on the architrave of the ambo, there were trees of light, formed by several circles withlamps. The entire church was filled with light. Hundreds of lamps transformed night into day and, with the splendour of their light, symbolized the mystical beacon that is salvation for the sailor amid the dangers of the sea.
For the liturgical question of illumination in churches,