ILLUMINAZIONE NELLE CHIESE ANTICHE. - Monumenti di un certo valore sono le lampade paleocristiane, sia in terracotta, sia in bronzo, sia pensili, come pure combinate con sostegni; esse furono usate per l'illuminazione dei luoghi sacri.
I. Lucerne fittili
Di colore rosso, giallo fino al grigio, furono trovate non solo a Roma (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, VI, Prato 1880, tavv. 468-76) ed in Italia (J. Führer, Sicilia sotterranea, Monaco 1897, p. 280), ma in tutti gli altri paesi dell'Impero romano, specie in Gallia (cf. G. M. Tournet, Sur quelques obiets d'antiquité chrétienne, in Revue archéologique, 1883, pp. 47-55), in Africa (A. Delattre, Lampes chrétiennes de Carthage, Lilla 1890) e nell'Oriente (O. M. Dalton, Catatogue, Londra 1901; O. Wulff, Altchristliche Bildwerke, Berlino 1909; R. Forrer, Die frühchristlichen Altertümer von Achim-Panopolis, Strasburgo 1893).In Occidente queste lucerne fittili erano in genere di forma ovale o rotonda (cf. Römische Quartalschrift, 18 (1904), p. 21); in Oriente invece zoomorfa oppure con forme poi proprie dell'arte araba (R. Forrer, op. cit., tavv. 2, 7). Fornite di un corto manico, di uno o due pecchi sporgenti, sulla superficie avevano uno o più fori per rifornire l'olio. Se di media grandezza (5-15 cm.) venivano portate in mano o poste dentro nicchie o fissate nei sepolcri. Nel rovescio si trova spesso una marca di fabbrica (J. Fink, Formen und Stempel..., Monaco 1900, pp. 658-703), il nome del padrone o della figlia (Anniser Anni Serapiodori; G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 2a serie, 1 [1870], p. 77; 3a serie, 4 [1879], p. 29; 3a serie, 6 [1881], p. 14), segni decorativi o senza particolare significato, ovvero simboli cristiani (palma, croce, monogramma: ibid., 3a serie, 3 [1878], p. 50). Nella parte superiore si trovano talvolta motivi animali (leone, cavallo, aquila, pesce), figurazioni ornamentali (calice ansato, candeliere a sette braccia), scene della mitologia (Ulisse), del Vecchio come anche del Nuovo Testamento (i due esploratori che portano il grappolo: cf. O. Marucchi, in Römische Quartalschrift, 1 [1887], p. 325), il sacrificio di Abramo (R. Garrucci, op. cit., tav. 475, n. 2), i fanciulli nella fornace (ibid., n. 7), Giona (ibid., n. 5), Daniele (cf. Römische Quartalschrift, 10 [1896], p. 190), le donne al sepolcro, l'Orante e il Buon Pastore.
Le lucerne con il monogramma di Cristo sono di un valore singolare, perché nella successione dei diversi tipi si può constatare lo sviluppo della croce dalla forma monogrammatica fino a quella latina. Quelle con iscrizioni, sia latine sia greche, contengono in gran parte acclamazioni (Herennia... vivas in §: cf. O. M. Dalton, op. cit., n. 713), formole dedicatorie (vita Donato Choromagistro: cf. G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 3a serie, 2 [1877], p. 142), nomi di alcuni martiri (v. Schultze, Archäologie, Monaco 1895, p. 299), come anche espressioni della dottrina cristiana (φῶς ἐκ φωτός: cf. Bull. arch. neapol., 1857, p. 111). In base a tali iscrizioni si può dedurre che spesso queste lucerne furono regalate a distintive persone come ricordo (euologia) dei luoghi santi.
II. LAMPADE IN METALLO
Scarse sono le lampade antichitae in oro, argento e cristallo (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1a serie, 1 [1863], p. 53); più numerose invece quelle in bronzo. Come modello fu usato il tipo ellenistico, concavo e stretto, il quale imitava talvolta le forme degli animali (O. M. Dalton, op. cit., n. 508; J. Strzygowski, Koptische Kunst, Vienna 1904, tav. 33): colombe (O. M. Dalton, op. cit., tav. 27; J. Strzygowski, op. cit., n. 9139), leoni, pavoni, pesci (ibid., 9142; O. Wulff, Altchristliche Bildwerke, Berlino 1909, n. 777), draconi (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1a serie, 1 [1867], pp. 9-16; 2a serie, 5 [1874], p. 120; 4a serie, 5 [1887], p. 164; 5a serie, 1 [1890], p. 13; La Blanchère-Gauckler, Catalogue du Musée Alaoui, nn. 499-503; A. Delattre, Lampes chrétiennes, n. 690; O. M. Dalton, op. cit., n. 721), come anche di una nave (O. Wulff, op. cit., n. 780) o di una basilica (R. Garrucci, op. cit., tav. 469, nn. 2-4; L. Fanciulli, De lucernis..., Macerata 1802).Questi vasi in metallo, con un manico stilizzato e con un becco più o meno sporgente, avevano talvolta un coperchio sormontato da una colomba o da una croce. Sospesi per mezzo di catene (ἀνθος, lychnus pensilis: cf. C. M. Kaufmann, Handbuch der christlichen Archäologie, Paderborn 1922, p. 590, fig. 294) o messi sopra sostegni tripodi (id., Die sepulkralen Jenseitsdenkmäler der Antike und des Christentums, Magonza 1900, tav. 3; J. Strzygowski, op. cit., n. 9124; O. M. Dalton, op. cit., n. 49) furono usati per illuminare i cubicoli dei martiri ma soprattutto le chiese paleocristiane, come si ha dal Testamento D. N. F. : «Sint omnia loca illuminata tam propter figuram tam propter lectionem» (I. E. Rahmani, I, Magonza 1889, p. 19).
III. CORONE (coronae, phara canthara, polytvchion)
Dal sec. IV in poi furono introdotte, come nuovo tipo di illuminazione, le corone pensili. Un primo tipo fu usato in forma di una ruota orizzontale, perforata, per le lucerne vitree in diversi colori (J. Strzygowski, op. cit., n. 9156; O. Wulff, op. cit., n. 1004; O. M. Dalton, op. cit., n. 259); un altro tipo invece in forma di una bassa lamiera cilindrica con bracci esternamente sporgenti, spesso in forma di delfini (J. Strzygowski, op. cit., n. 9153), come lampadari. Tutte queste corone erano sospese per mezzo di catenari, i cui anelli si alternavano croci e monogrammi decorativi.essai ora vuol superarlo e rappresentare non tanto il singolo quanto la collettività, dominare la vita intellettuale ed etica. Il razionalismo illuministico rimette al primo posto una astratta e ragionata concezione della natura, in tutti i campi, nel conoscitivo come nel volitivo, nelle scienze sociali e politiche, nel diritto, nell'arte, nell'etica, nella pedagogia, nella religione, ecc. Perciò ripudia la storia e la tradizione, contrappone al diritto storico il diritto naturale, alla metafisica la scienza empirico-razionalista. Si nota una tendenza a livellare, a confondere le differenze qualitative, a sopprimere le differenze individuali, a «imborghesire» la stessa vita dello spirito; una tendenza al formalismo, inseparabile dal culto della ragione astratta. Il razionalismo illuministico bandisce perciò la fantasia, considera in sottordine gli affetti e i movimenti istintivi, non concepisce, oltre il fatto, l'imponderabile, oltre la ragione, lo spirito.
L'altro motivo illuministico, l'empirismo di derivazione inglese, prima di subire contaminazioni in Francia rappresenta l'antitesi più espressiva del razionalismo illuministico, pur accentuando in esso la posizione antimetafisica, antidiidualista e antispirituale. Mentre il razionalismo illuministico negai senso storico, l'empirismo illuministico lo rivaluta, teso com'è all'esperienza dei fenomeni; mentre il razionalismo si attrae nella generalizzazione, l'empirismo individualizza fino a negare ogni possibilità di astrazione. Il compromesso tentato da Locke e dai suoi seguaci tra l'intellettualismo, ossia la fede ottimistica nella forza della ragione al servizio del mondo e della vita umana, e il sensismo empirico, non regge più, e si conclude in una posizione di razionalismo positivo, in quella seppsi così fortemente rappresentata da Bayle e da Hume.
Attraverso la corrente empirica l'è, perviene a una negazione di ciò che aveva da principio supremamente valorizzato, ossia la dea ragione, e rivendica nuovamente, sui valori di una fredda astrazione lontana dall'esperienza, il valore dell'istinto, dell'impulso, della passione. Correnti di scetticismo si intrecciano così, in questo clima, ad affermazioni del più crudo materialismo, e il desiderio di immettere il risultato della teoria e dell'esperienza nella vita vissuta, comune tanto alla corrente empirica quanto alla razionalistica, fa sì che questa ondata di pensiero sovvertitrice del passato si riversi nel dominio etico e religioso: e con tanta maggior facilità in quanto sono stati adottati, in Inghilterra prima, e successivamente in Francia, metodi di esposizione chiari, popolari, eccessibili ad ogni categoria di persone. Con tattiche diverse, da punti di vista che sembrano quasi divergere, l'esaltazione dell'astratto e l'esaltazione del positivo, tutte le istituzioni sono scalate alla base, e si vuol togliere ogni autorità al costume, alla religione, allo Stato. Dichiarando falsa e malefica la tradizione, si inneggia ad un ordine nuovo che deve distruggere perfino il ricordo dell'ordine antico, si plaude al progresso, si esaltano i valori contingenti, si vuole una riforma degli istituti sociali, si proclamano i diritti dell'uomo (cf. A. Espinas, La philosophie sociale au XVIIe siècle, Parigi 1908; M. Ferraz, La philosophie de la Révolution, ivi 1900).
È innegabile, tuttavia, che se l'è, ha distrutto, ha cercato però di ricostruire; in ogni settore esso ha tentato, e non inutilmente, di erigere, accanto alle macerie, un edificio, e di gettare un pilastro vicino ai residui della sua opera di corrosione. Non si può infatti negare il carattere positivo di taluni atteggia
menti dell'è, i quali hanno fruttato anche là dove sembravano solo demolire, non fosse che per il risveglio vasto e attivo dell'intelligenza, l'impulso dato al pensiero e al vaglio di tutto attraverso il pensiero, il controllo cioè di quanto si crede, si fa e si sogna, e della vita in funzione della ragione. Molte aberrazioni del secolo dei lumi sono mescolate di verità, e nei suoi stessi errori ci sono intuizioni geniali e feconde.
I.
I. INGLESE
Esso si rifà sostanzialmente a Hobbes e a Locke; a Hobbes, che concepisce la religione un instrumentum regni, materia quindi di legislazione umana, e considera chimerica ogni esistenza che non abbia la corpulenza e la solidità della materia (cf. Elementorum philosophiae, sectio prima: de corpore, Londra 1655; sectio secunda: de homine, ivi 1658; sectio tertia: de cive, Parigi 1642); a Locke, che pretende che la conoscenza critica si esaurisca nell'esperienza sensitiva, eliminando quindi dall'intelligibile la causalità, la sostanza, l'atto di essere (cf. Essay concerning human understanding, I. I). Il sistema di Locke è come il punto di partenza dell'ideismo religioso di Berkeley, dello scetticismo di Hume, del materialismo scientifico di D. Hartley (v.) e di J. Priestley (v.); esso ispira il sensismo speculativo di Condillac (v.), la sottile ironia di Voltaire contro le costruzioni speculative prive dei dati dell'esperienza, la scuola degli ideologi francesi, la Bayle (v.) DIDEROT, DENIS (v.) ARNOLD, ALBERTO (v.) e dà, se pure indirettamente, deismo (v.), liberi pensatori (v.). I maggiori esponenti del deismo inglese, che è un prodotto tipicamente illuminista, quali M. Tindal (v.), J. Toland (v.), A. Collins (v.) ed H. Bolingbroke (v.), accentuano il razionalismo religioso inteso a distaccare, dalla Rivelazione cristiana, i motivi empiristi e scettici che sostengono l'autonomia della religione naturale. Si affianca al deismo la corrente della «morale naturale», che abbraccia tre diversi indirizzi: l'intellettualistico, di cui è esponente il teologo S. CLARISSE (v.), e accetta il concetto della trascendenza divina, dell'immortalità dell'anima, delle cause finali, ecc.; il sentimentalistico, MALMESBURY (v.), e fonda la morale non più sulla ragione ma sul sentimento, e paragona il senso morale al senso estetico; l'idealistico, BERGER, ELIE (v.), da J. Norris (v.) COLLERA (v.).II.
I. FRANCESE
L'influenza del pensiero inglese in Francia, di cui si deve tener conto per studiare le origini dell'è, nella patria di Voltaire, va ricondotta alle sue giuste proporzioni, non avulsa cioè dalle correnti sotterranee che guidano la Francia in quegli anni, e dalle eredità che ne alimentano la speculazione; basti ricordare che prima dei liberi pensatori inglesi vi erano stati i libri francesi «precursori» del volteranesimo contro i quali si era scagliato Pascal (cf. F. Strowski, Pascal et son temps, I, Parigi 1907; P. Serini, Pascal, Torino 1942, pp. 85-114; M. F. Sciacca, Pascal, 2a ed., Brescia 1945, pp. 44-51). L'è, francese prende le mosse da Cartesio e da Newton. Il genuino filone del razionalismo illuminista è infatti da cercarsi in Cartesio, il quale rivive, sotto l'aspetto delle teorie meccanistiche, tenuto il debito conto dell'influenza di Newton, negli scritti di La Mettrie (v.), Cabanis (v.), Bonnet (v.), e, sotto l'aspetto delle teorie antistoricistiche, in Bayle, Diderot, Condorcet (v.), ecc.Con Newton, ma al di là delle sue premesse e dei suoi propositi, l'è, francese sostituisce all'ideale cartesiano della logica deduttiva l'ideale della certezza intellettiva, alla metafisica dell'è lo studio sistematico delle leggi fisiche (studio che vorrebbe fondare esclusivamente la scienza sull'esperienza e sul calcolo per evitare l'immissione del soprannaturale nel dominio della natura). Voltaire, che aveva notato l'affinità tra Locke e Newton e la tendenza unitaria della filosofia inglese verso il razionalismo scientifico, si propose, con le sue Lettres sur les Anglais (Parigi 1734), di diffondere in Francia la nuova impostazione filosofica dell'è, inglese; e il suo appello non rimase infecendo in un ambiente che seguiva con simpatia l'In
ghilterra non soltanto per l'indirizzo della speculazione, ma anche per le sue idee religiose e politiche. In Francia tuttavia l'ì. si trasportò subito dal terreno puramente speculativo e scientifico a quello ideologico, e assunse carattere «estremistico».
Tra i «fondatori» francesi dell'ì. vanno ricordati P. Bayle, autore del Dictionnaire historique et critique (5a ed., Amsterdam 1734), il quale, attraverso un minuto lavoro di revisione critica di tutto il passato, demolisce, con il suo scetticismo, le basi del pensiero religioso e della concezione etica e sociale; FONTENELLE, BERNARD (v.), gettando lo scherno su tutte le costruzioni e le tesi tradizionali, intenta il processo all'umana credulità (cf. L'origine des fables; L'histoire des oracles, in Oeuvres, Amsterdam 1744). In questa corrente scettica si incontrano quasi tutte le figure dominanti dell'ì. francese, tra cui tuttavia emerge Voltaire (v.) il quale accentua la posizione antireligiosa di Bayle, considera la Provvidenza e la spiritualità ipotesi assurde, nega il libero arbitrio, fa discendere la concezione del soprannaturale sul piano della pura immanenza, si erige a giudice del cristianesimo, e sogna una religione universale sulla base della negazione di ogni religione positiva; negazione che non è così totale come in Holbach (v.) e nei materialisti, ma trova accenti forse più persuasivi per la violenza che la ispira (cf. Traité de la tolérance, in Oeuvres, Parigi 1878; Traité de méthaphysique, ibid., Homélie sur l'athéisme, ibid.). Nella corrente materialista e sensista, che annovera nomi come La Mettrie, Holbach, Helvétius, Condillac, Bonnet, Destutt de Tracy, Diderot, Cabanis, Robinet, ecc., si fa strada una concezione che, tentando di sbarazzarsi di tutto ciò che non sia la realtà corporea di Hobbes, elimina gli ultimi residui di spiritualismo che permane, vanno nella corrente scettica.
Alle tendenze irreligiose, scettiche e materialiste si ispira anche l'etica dell'ì. contrassegnata da quella nota di edonismo che si ritrova nelle opere di Voltaire, di Helvétius, di Holbach, ecc. Abolite la religione e la morale trascendente, si vuole condannare anche ogni trascendentalità del concetto politico; la visione empirista e razionalista della vita non permette di confessare una morale nemica della natura e neppure un diritto nemico degli istinti naturali. Uno dei problemi che l'ì. francese ha posto più tenacemente è quello dei rapporti tra il diritto e il potere; uno dei sogni che ha cullato con più insistenza è quello di una società migliore riformata nella sua gerarchia politica e nelle sue basi economiche, tesa alla felicità dell'individuo e al benessere della collettività (cf. H. Sée, L'évolution de la pensée politique en France au XVIIIe siècle, Parigi 1925). L'indirizzo del dispositivo illuminato, ossia dell'assolutismo razionale per il bene dei popoli e dell'umanità, che mette la forza al servizio della ragione e che trova consenzienti molti pensatori del periodo, si alterna con quello derivante dal liberalismo costituzionale inglese che esprime invece fiducia nel popolo e nella classe borghese desiderosa e capace di libertà. Il maggior esponente francese di questo indirizzo è Montesquieu (v.). L'opera letteraria fondamentale dell'ì. non soltanto francese ma europeo in genere, è l'Encyclopédie, diretta dal D'Alembert, cui hanno collaborato i più eminenti filosofi e scrittori francesi dell'epoca (per il pensiero dei quali V. ENCYCLOPÉDIE).
Sempre nella cultura francese, ma già ai margini del movimento, Rousseau (v.) figlio dell'ì. per l'atteggiamento che egli assume di fronte al problema storico e sociale, per la guerra che muove alla tradizione, per l'«eudémonismo che ispira la sua morale e il naturalismo che alimenta la sua concezione religiosa; ma anti-illuminista nella sua esaltazione del sentimento, della spontaneità naturale contro l'astrattismo della ragione illuminista (v. Confessions, parte 1ª, I. III) e pre-romantico per l'inquietudine e la passione che contrassegnano la sua attività.
III.
I. TEDESCO
L'esigenza razionalistica di questo periodo appare in Germania nell'indirizzo della filosofia leibniziana e in colui che può essere considerato il fondatore dell'ì. tedesco, C. Wolff (1679-1754) divulgatore del sistema di Leibniz. Esso si inquadra nell'età di Federico II, mecenate di filosofi, il cui lungo regno (1740-86) diffondee accelera il movimento. Precursori in certo qual modo ne sono Walter Tschirnhaus (1651-1708), il quale ribadisce la tendenza a quel matematicismo filosofico che domina incontrastato da Cartesio a Leibnitz a Wolff (cf. Medicina mentis seu artis inveniendi praecepta generalia, Amsterdam 1687) fino a che non si incontra con la decisa opposizione di Kant; PUFENDORF, SAMUEL VON (v.) REID, THOMAS (v.) che vogliono reintegrare l'uomo nei suoi diritti originari ed estendono il fine individualistico fino a giustificare la rivoluzione (Pufendorf) o a liberare il diritto di natura da ogni dipendenza teologica (Thomas). Wolff non ha dato nessuna nuova visione del mondo ma la sua volgarizzazione della dottrina del maestro ha permesso un largo e fecondo incrociarsi di idee nell'ì. tedesco. Vi appartengono infatti le dispute che si sono accese tra wolfiani e antivolfiani sopra i singoli punti del sistema di Leibniz, le critiche all'astratto razionalismo che hanno resa viva l'esigenza di innestare in esso la nuova linfa dell'empirismo inglese, i contrasti che sorgono nel campo della cosmologia fisica per l'accettazione o il riputo della dottrina di Newton (tra i suoi sostenitori è M. Knutzen, maestro di Kant; tra i suoi oppositori il grande fisico L. Euler); e il nuovo modo di affrontare il problema della conoscenza per cui J. H. Lambert (1728-1777) mutua agli empiristi inglesi un senso della realtà oggettiva che sia più concreto che nel Wolff, e J. N. Tetens (1736-1805) stabilisce quella triplice divisione di sentimento, intelletto e volontà che prelude alla concezione critica di Kant (cf. Philosophische Versuche über die menschliche Natur und ihre Entwicklung, 2 voll., Lipsia 1777).
L'incontro tra la filosofia di Leibniz e l'empirismo inglese di Locke e di Hume suscitò nell'ì. tedesco un vivo interesse per il problema estetico e, per opera di A. A. BAUMGARTEN, MICHAEL (v.), l'estetica venne trattata per la prima volta nella storia del pensiero come una parte speciale della filosofia. pietismo (v.) con la corrente dei liberi pensatori inglesi, diede vita anche in Germania al deismo, in due diversi indirizzi: quello secondo cui la religione positiva in genere e il cristianesimo in specie coincidono con la ragione; e quello secondo cui si vuole demolire criticamente ogni credo religioso. Esponente del primo indirizzo è la cosiddetta «filosofia popolare» MENDELLSSOHN, MOSES (v.) che attribuì alla metafisica la stessa evidenza della matematica e rivendicò per la filosofia la necessità di occuparsi soltanto di quanto occorre alla felicità umana (cf. Abhandlungen über die Evidenzen in der metaphysischen Wissenschaft, Berlin 1764); esponente del secondo E. S. Reimarus (v.) che sostenne l'esistenza di Dio e la finalità del mondo, ma combatté strenuamente la possibilità di accettare qualsiasi forma di rivelazione (cf. Abhandlungen von den vornehmsten Wahrheiten der natürlichen Religion, Amburgo 1754). Alla corrente dell'ì. mondano, di cui fece parte Mendelssohn, appartiene anche F. NICOLAI, JEAN (v.), scrittore, editore e per molti anni redattore della Allgemeine Deutsche Bibliothek che, se non ebbe una diffusione pari a quella della Encyclo-pédie francese, fu tuttavia per la Germania di grande importanza. Emerge nell'ì. Lessing (v.), critico, poeta, filosofo, e per taluni suoi atteggiamenti già annunziatore del moto romantico. L'ì. tedesco, che a differenza di quello inglese e francese non si presenta con forme rivoluzionarie e almeno nella sua struttura formale è fedele alla tradizione, tradisce continuamente aperture verso una concezione spiritualista del mondo che non appartiene già più al razionalismo del '700; e questo spiega la ricca produzione poetica della Germania in quegli anni. Esso sembra chiudersi con Kant, il quale dà pieno riconoscimento alla funzione chiarificatrice della ragione, ma vuole insieme che lo spirito critico assoggetti al suo esame la nozione stessa da cui procede.
IV.
I. ITALIANO
Con caratteristiche sue ben definite si presenta l'ì. anche in Italia; esso ha attinto allo sperimentismo di Newton, all'empirismo di Locke, al sensismo di Condillac, allo spirito dell'Encyclopédie, ma riallacciando anche alle grandi tradizioni della Rinascenza. Di qui la reazione che, in pieno periodo illuminista, si nota in alcuni filosofi italiani contro il razionalismo cartesiano,l’antistoricismo, l’astrattismo e l’antispiritualismo, a favore di una concezione religiosa, platoneggiante, teistica o cristiana, che pur essendo germogliata su motivi offerti dall’I. ne rappresenta già l’antitesi e il superamento.
In Italia l’I. si interessa soprattutto di questioni sociali, economiche, giuridiche e politiche. La sua nota fondamentale è data dal risveglio della coscienza civile che conduce gli scrittori dell’epoca a studiare il modo di promuovere ed elevare i rapporti della convivenza umana, e a porsi il problema della scienza non tanto in funzione del benessere (come volevano gli illuministi francesi) quanto in funzione della civiltà. Di qui il rincanto storico che appare nell’I. italiano, il culto e non l’ostracismo dato a molti valori del passato, lo sforzo per contemperare i nuovi indirizzi della speculazione con la spiritualità che appartiene alla tradizione filosofica italiana, il suo interesse, come in Germania, per questioni letterarie ed estetiche, e infine un senso di umanesimo che lo percorre tutto e lascia un’impronta nei suoi storici, nei suoi giuristi, nei suoi pensatori. L’GENESI (v.), a Parma il Soave (di cui furono più tardi discepoli il Romagnosi e il Gioia).
Gli studi di economia politica sono coltivati dal Genovesi e dall’GALLIA (v.); quelli giuridici di Nicola Spedalieri (v.), il quale tenta una sintesi tra i cristianesimo dimostrando che i diritti dell’uomo proclamati dalla Rivoluzione Francese erano quelli stessi già annunziati al mondo dal cristianesimo; da Mario Pagano (1748-99) che compilò la costituzione della repubblica partenopea e nei suoi saggi politici si sforza di conciliare Vico e Rousseau; FILANGIERI, GAETANO (v.) che polemizzando con Montesquieu, cui tuttavia si ispira, vuole ricondurre tutta la legislazione ad esigenze strettamente nazionali non riposte in un immaginoso stato ori ginaro di natura ma nel termine più perfetto della società civile. Nel campo politico e giuridico va ricordato il Giannone, (v.) che sostiene le rivendicazioni dello Stato sulla Chiesa (egli ha lavorato con crudo razionalismo anche nel campo teologico-dogmatico con il Triregno); Cesare Beccaria (v.) che con il suo celebre Dei delitti e delle pene tanto influì sull’evoluzione del moderno diritto penale; e nel campo letterario-politico tutti coloro che frequentarono il cenacolo dei fratelli Verri dove, alimentandosi dei nuovi ideali razionalistici umanitari e liberali dello spirito europeo, si preparava la rinascita della coscienza nazionale. Nel campo più puramente letterario e storico vanno ricordati il Gravina, il Muratori, lo Spalletti, il Cesarotti, ecc.
L’I. italiano è dominato dalla figura di G. B. Vico (v.); con le sue istanze di religiosità e di ritorno ai valori della tradizione che egli contrappone costantemente all’indirizzo delle nuove filosofie, con le sue tesi dei ricorsi storici e della Provvidenza che guida i destini del genere umano, con la sua scoperta del momento fantastico, con la sua interpretazione del linguaggio, della poesia, del mito, egli non soltanto supera l’ambito del pensiero del secolo e anticipa alcune vedute dell’idealismo romantico, ma conferisce all’I. italiano tonalità che già esulano dalla genuina concezione illuministica.